Filippo Spreafico

Comico, cantante, drammaturgo, disk-jockey, traduttore, trapper e omologato per cinque, nasce improvvisamente da quelli che poi si riveleranno essere i suoi genitori. Amante della lingua inglese (ma ci tengo a dire, comunque follemente innamorato del Bel Paese), si esibisce tra l’Italia e quel che resta del mondo, dai festival Fringe di Edimburgo, Melbourne e Adelaide al Comedy Store di Londra e al New York Comedy Club. È apparso su Comedy Central, Italia’s Got Talent e sul canale pubblico italiano Rai2 (queste credenziali sono vere, la cosa del trapper era una velata critica a chi si spaccia di essere più di quello che è).

Tom Smith

Ho sempre saputo di avere bisogno di scrivere canzoni tristi” – NME

Conosciuto in tutto il mondo per essere il frontman degli Editors, Tom Smith ha inaugurato la sua carriera solista pubblicando il singolo “Lights Of New York City”, uscito su Play Again Sam lo scorso 19 giugno e accompagnato anche da un video diretto e prodotto da Niall Trask.

“ “Lights of New York City” rimpiange la giovinezza perduta, una canzone che guarda indietro alla meraviglia a occhi spalancati di un precedente capitolo della mia vita.” dichiara il cantante e chitarrista britannico, che con questo singolo dimostra di voler prendere una strada molto diversa rispetto all’energia esplosiva di EBM, l’ultimo lavoro pubblicato con gli Editors, uscito nel 2022.  

Il brano vanta anche la collaborazione con il cantautore irlandese Iain Archer, che lo ha aiutato realizzare le sue idee per dare forma al suo primo progetto da solista dopo più di 20 anni passati ad aver creato musica con gli Editors e un paio di album con Andy Burrows, nel duo conosciuto come Smith & Burrows

Spiegando le motivazioni che lo hanno spinto ad abbandonare temporaneamente il suo ruolo negli Editors, Tom ha dichiarato: “artisticamente ho capito che volevo fare qualcosa che fosse una rappresentazione più pura delle canzoni che scrivo, nello stile di sempre, ma con una chitarra acustica o un pianoforte, in modo semplice. Non ho idea se sia folk, country, crooner o altro, ho sempre avuto la vocazione di scrivere e cantare canzoni tristi. Il più delle volte queste canzoni crescono con la band [gli Editors] e diventano qualcosa di diverso, qualcosa di più grande e spesso qualcosa di più conflittuale, ma con questo progetto solista volevo che le registrazioni rimanessero più semplici, pure e più vicine alle idee che avevo quando le ho concepite.

 

Elijah Fox

Elijah Fox è un pianista, produttore e polistrumentista statunitense, noto per il suo stile che fonde jazz, impressionismo e soul psichedelico. Cresciuto a Durham, North Carolina, ha iniziato a suonare il pianoforte all’età di 11 anni, ricevendo l’influenza del pianista Yusuf Salim, che aveva suonato con Charlie Parker. Ha studiato al Oberlin Conservatory, perfezionandosi con artisti come Sullivan Fortner, Billy Hart, Dan Wall e Gary Bartz. Dopo la laurea nel 2017, si è trasferito a New York per intraprendere la sua carriera musicale.

Nel corso della sua carriera, Fox ha collaborato con numerosi artisti di rilievo, tra cui SZA, Masego, YG, ScHoolboy Q, Denzel Curry, Tate McRae, Musiq Soulchild, Childish Gambino, Kali Uchis e J. Cole. La sua composizione “East Village” è stata campionata da Drake e 21 Savage nel brano “Major Distribution”, che ha raggiunto la posizione numero 3 nella Billboard Hot 100. Inoltre, il suo brano originale “Wyoming” è diventato virale su TikTok, accumulando oltre 20 milioni di stream su Spotify.

Fox è anche il tastierista del gruppo del batterista britannico Yussef Dayes, con cui ha effettuato tour in oltre 20 paesi. Ha pubblicato musica strumentale sotto lo pseudonimo Søren Søstrom, accumulando oltre 16 milioni di stream su Spotify. Il suo ultimo album, “Ambient Works for the Highways of Los Angeles”, esplora paesaggi sonori ispirati alla città di Los Angeles.

Attualmente residente a Los Angeles, Fox continua a innovare e collaborare all’interno della vivace scena musicale della città.

Wombo

Wombo è un trio art-rock e post-punk di Louisville, Kentucky, formato da Sydney Chadwick (voce e basso), Cameron Lowe (chitarra) e Joel Taylor (batteria). Attivi dal 2016, i Wombo si sono costruiti una traiettoria unica, muovendosi con naturalezza tra il post-punk più nervoso, l’art-rock più visionario e un pop sghembo, fatto di melodie ipnotiche, riff spigolosi e atmosfere sospese tra inquietudine e leggerezza.

Il loro suono evoca suggestioni alla Broadcast, Deerhoof e The Raincoats, ma filtrate da una sensibilità contemporanea e da una costante voglia di sperimentare nuove forme e linguaggi. Alternano momenti di dark escapism e tensione elettrica a passaggi più rarefatti e sognanti, sempre guidati dalla voce di Chadwick, capace di essere fragile e potente allo stesso tempo.

Dopo l’esordio con Staring at Trees e il debutto sulla lunga distanza Blossomlooksdownuponus del 2018, i Wombo hanno pubblicato per l’etichetta newyorkese Fire Talk Records due EP (Keesh Mountain nel 2021 e Slab nel 2023) e l’album Fairy Rust nel 2022, con cui hanno trovato una prima definitiva maturità. L’8 agosto 2025 arriva il nuovo disco Danger in Fives, quarto capitolo ufficiale della loro discografia, che segna un’ulteriore evoluzione stilistica.

Considerati tra i nomi più interessanti e rispettati della scena indipendente americana, i Wombo si sono costruiti una solida reputazione grazie a un’attitudine istintiva, curiosa e fuori dagli schemi, che li ha portati negli anni ad affinare la propria formula senza mai smettere di metterla in discussione.

 

Il trio di Louisville apprezzato a livello globale fin dai suoi esordi per la sua capacità di reinventare i linguaggi del post-punk con una vena onirica e sperimentale, sta per tornare sulle scene con DANGER IN FIVES, quarto e attesissimo album, la cui uscita è prevista l’8 agosto su Fire Talk Records.  

Anticipato dall’uscita del singolo “Neon Bog” e della title-track, pubblicata insieme a un videoclip dalle tinte psichedeliche e diretto da Cameron Lowe, chitarrista della band, Danger in Fives è un disco che non solo conferma la padronanza raggiunta nel 2022 con il precedente Fairy Rust, ma che amplifica e sublima anche lo spirito libero caratteristico degli esordi, e particolarmente accentuato in Blossomlooksdownuponus, fortunato e acclamato secondo album (e primo su Fire Talk Records) uscito nel 2020.

Perfettamente a loro agio nelle atmosfere di cupo escapismo” [Pitchfork], Sydney Chadwick (basso e voce), Cameron Lowe (chitarra) e Joel Taylor (batteria) formano un trio dalla forte personalità sonora, caratterizzata da una continua evoluzione stilistica e da una totale apertura verso l’esplorazione di nuovi universi sonori. Nei due anni trascorsi tra l’ultimo disco e l’uscita del nuovo, i Wombo si sono esibiti su innumerevoli palchi in tutto il mondo, perfezionando sempre di più la loro capacità di conservare anche sul palco la profonda cifra stilistica della loro musica. 

Le 11 tracce di Danger in Fives nascono ed esaltano l’incantevole alchimia dei Wombo, spingendo con decisione la band verso nuovi territori: “Non voglio far parte di una band che si limita a un solo genere di scrittura“, sostiene Chadwick. “Dov’è il divertimento, la creatività e l’esplorazione in tutto ciò? Vogliamo spingerci oltre e provare qualcosa di nuovo.”

Infatti, con Danger in Fives, i Wombo mettono a segno un altro colpo perfetto e ne escono creativamente rinnovati. Questa ricerca verso il nuovo, insieme all’esigenza di rafforzamento e alla continua riscoperta della propria arte, hanno fatto guadagnare ai Wombo una reputazione autentica e profondamente rispettata nella comunità dei musicisti e degli appassionati della scena indipendente, e Danger in Fives ha il pregio di  palesare fermamente ciò che effettivamente li ha resi una delle band più rispettate di un tipo di scena, ovvero la loro originale interpretazione del post-punk, caratterizzata da un’oscurità incombente, su cui Chadwick scherza definendola “inevitabile” nella loro musica. 

Questa volta, il processo di sperimentazione culminato con la nascita di Danger in Five, si accompagna a sottili cambiamenti nella tavolozza dei colori dei Wombo, come l’aggiunta di texture digitali e di una drum machine incorporata in una manciata di tracce. 

Il giorno dell’uscita dell’album, il prossimo 8 agosto, verrà inaugurato anche un tour mondiale che inizierà proprio da Louisville, in Kentucky, città natale della band, e arriverà in Italia in autunno per due date speciali e imperdibili, il 23 novembre al Covo di Bologna e il 24 all’Arci Bellezza di Milano, in cui la band si esibirà per la prima volta nel nostro paese.  

 

Nessun Dorma

NESSUN DORMA

ARRIVA LA TERZA EDIZIONE DEL CONCERTO DI BENEFICENZA PER LA PALESTINA

Brunori Sas, Ariete, I Cani, Margherita Vicario, Giovanni Truppi, Fulminacci, Calibro 35, Eugenio in via di Gioia e tanti altri il 14 Settembre live a Roma per raccogliere fondi per Gaza

Domenica 14 Settembre @ Testaccio Estate

Biglietti qui

Si terrà a Roma nella cornice di Testaccio Estate il prossimo 14 Settembre la terza edizione di “Nessun Dorma”, un concerto di beneficenza per raccogliere fondi per l’emergenza umanitaria in Palestina. 

L’evento segue i concerti dello scorso anno di Milano e Bologna, durante i quali sono saliti sul palco Mannarino, Coez, Cosmo, Francesca Michielin, Gaia, Venerus, Ditonellapiaga, Mecna e tanti altri, e che hanno già raccolto la cifra record di 88.761€.
Il 14 Settembre “Nessun Dorma” arriva a Roma con lo stesso obiettivo: offrire supporto medico e umanitario alla popolazione palestinese, che ormai da un anno e mezzo è costretta a sopravvivere in condizioni disumane provocate dalle politiche vessatorie e illegali di Israele, che vieta l’ingresso di cibo e materiale medico, nell’indolenza e inerzia della comunità politica internazionale.

Un evento maratona, con tantissimi ospiti e una serie di concerti della durata di 10-15 minuti ciascuno, senza interruzioni, con una line up eccezionale che vede la partecipazione di alcuni dei più amati e talentuosi artisti italiani. I primi nomi confermati includono nomi di primaria importanza del panorama musicale italiano: da Brunori Sas a Ariete, da I Cani (in solo) a Margherita Vicario, e ancora Calibro 35, Emma Nolde, Giovanni Truppi, Eugenio in via di Gioia, Fulminacci, Marta Del Grandi, Mai Mai Mai, Savana Funk, Peter White, e infine il musicista palestinese Tareq Abu Salameh.

La serata si inserisce nella cornice del festival Falastin, che da anni celebra la cultura Palestinese in Italia con ricchi eventi culturali in diverse location della capitale.

Sarà attivato nei prossimi giorni anche un link per la raccolta di donazioni online, per quanti non saranno presenti ma vorranno comunque contribuire all’iniziativa. 

Il ricavato della biglietteria e della raccolta online sarà devoluto in parti uguali (al netto delle spese vive) a Medici Senza Frontiere, Medical Aid for Palestinians e Palestinian Red Crescent Society – tre organizzazioni che forniscono assistenza medica e sanitaria a Gaza.

L’illustratrice di fama internazionale Olimpia Zagnoli ha concepito l’immagine del progetto, mentre la grafica è stata affidata a WetStudio.  

Nessun Dorma è un’iniziativa di: DNA concerti, Nur Al Habash, Panico Concerti, Petricore Sounds, in collaborazione con Falastine e Spaghetti Unplugged 

Line Up in rigoroso ordine alfabetico:

Ariete – Brunori Sas – Calibro 35 – Emma Nolde – Eugenio in via di Gioia – Fulminacci – i cani (solo) – Giovanni Truppi – Mai Mai Mai – Margherita Vicario – Marta Del Grandi – Peter White – Savana Funk – Tareq Abu Salameh

Tutte le info su: https://www.instagram.com/nessun__dorma_/

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Wednesday

I Wednesday sono Karly Hartzman (voce, chitarra), Xandy Chelmis (lap steel), Alan Miller (batteria) ed Ethan Baechtold (basso). Fino al 2025, in formazione dal vivo c’era anche MJ Lenderman, chitarrista e cantautore solista di culto, che continuerà a collaborare con la band in studio ma non parteciperà al tour europeo per dedicarsi a nuovi progetti personali.

Dopo gli esordi nel circuito underground del North Carolina, la band ha saputo imporsi con forza e naturalezza grazie alla propria capacità di fondere grunge, shoegaze, slowcore e country gotico, creando un sound unico, contemporaneo e fortemente identitario. Le loro canzoni raccontano il Sud degli Stati Uniti con occhi disillusi e affettuosi, parlano di famiglia, crisi economiche, dipendenze, desiderio e nostalgia con un approccio letterario e visceralmente emotivo.

Con l’uscita di Rat Saw God nel 2023, i Wednesday hanno conquistato un’attenzione planetaria. L’album è entrato nelle classifiche di fine anno di quasi tutte le principali testate musicali e culturali: dal New York Times a Pitchfork, da Rolling Stone alla NPR, fino a testate generaliste come Associated Press, The Atlantic, LA Times e persino il Wall Street Journal. È stato definito da molti come uno degli album più importanti dell’anno e ha consacrato Karly Hartzman come una delle voci più originali del songwriting contemporaneo.

Con l’uscita del nuovo album Bleeds, prevista per settembre, i Wednesday si preparano a una nuova fase del loro percorso artistico, portando sui palchi europei – e finalmente anche italiani – le nuove canzoni e l’energia emotiva che li ha resi uno dei live act più potenti e sinceri della scena indipendente.

Il concerto dell’11 febbraio 2026 a Milano rappresenta quindi un’occasione unica per vedere dal vivo una delle band più intense e significative degli ultimi anni, capace di coniugare tradizione e urgenza contemporanea, dolcezza e rumore, sguardo poetico e verità.

Will Paquin

Will Paquin ha sempre scritto in solitudine: le sue canzoni nascevano a porte chiuse, tra stanze da letto, dormitori e sedili posteriori. Anche dopo il boom virale di Chandelier nel 2020 — un brano stralunato tra pop e glitch diventato disco d’oro — ha preferito rimanere defilato, pubblicando sporadicamente qualche singolo e due EP. “A volte tengo le cose segrete solo per sentirle davvero mie”, racconta.

Ma Hahaha — il suo primo album, in uscita a settembre e ancora una volta completamente autoprodotto — è il suono di una porta che si spalanca. È rumoroso, grezzo, caotico, vivo. E il pezzo omonimo ne è la dimostrazione perfetta: Hahaha è un’esplosione di energia, pensata per incendiare la folla fin dal primo accordo. “Volevo una canzone da urlare, che potesse essermi urlata di rimando”, dice Paquin.

Questa transizione dalla solitudine alla condivisione attraversa tutto il disco. Molti brani sono nati durante un tour, nel pieno di una rottura sentimentale: malinconia e bisogno di connessione si mescolano all’adrenalina del palco e al calore del pubblico. “Ero circondato da musica dal vivo, da suoni forti — e c’è anche quell’energia lì. È come ridere mentre stai per piangere. Un ‘hahaha’ sarcastico con le lacrime agli occhi”.

Il disco è pieno di questa ambiguità emotiva. Si parte con We Really Done It This Time, un rock dritto e ansioso che sembra l’inizio di un attacco di panico. “Mi sentivo perso, senza sapere a chi dare la colpa”, racconta riferendosi alla fine della relazione. Poi arriva Orangutan, più leggero e surreale: “Ho fatto un sogno assurdo con un orangotango, e l’ho usato come metafora della relazione che se ne va via, che ondeggia lontano — e a cui non puoi fare altro che augurare il meglio”.

Con Roll the Dice i toni si fanno più asciutti e tesi: è una sorta di resa dei conti con i propri errori. I Work So Hard, invece, è un pezzo iniziato addirittura alle medie, ispirato alle sue prime passioni per la psichedelia rock, che oggi rivive in una nuova veste. “È come quando esci da una storia e ti butti a capofitto sul lavoro per migliorarti. Modalità grind attiva.”

Un altro brano dalle origini lontane è Our World Is Falling Apart. “Avevo già lo scheletro, ma mi mancavano la maturità e le competenze per finirlo. Ora sì.” E proprio per questo è il finale perfetto: dimostra che anche le idee più vecchie possono trovare nuova vita, se si è pronti a lasciarle andare.

Molto dell’album ha proprio questo sapore: come se fosse un archivio sonoro personale, una capsula del tempo. Per costruirlo, Paquin è tornato alle sue prime influenze: le melodie stratificate dei Beatles, l’urgenza ruvida di Thee Oh Sees e Ty Segall. In studio, queste radici si sono intrecciate con le sperimentazioni più recenti: ascolti ossessivi di The Magic dei Deerhoof, l’approccio radicale dei Can, la psichedelia pop di Transmissions from the Satellite Heart dei Flaming Lips.

Il risultato? Un disco che non si limita a citare il passato, ma lo riattiva, lo rianima. Vecchie ossessioni e nuove scoperte si fondono in un suono tutto suo.

Per la prima volta, i riferimenti sparsi trovano coerenza, guidati dalla sua nuova consapevolezza. “Questo album è un modo per ritrovare il centro, per capire davvero cosa mi piace e cosa voglio far uscire nel mondo.”

Sempre indipendente, libero da etichette e vincoli, Paquin si è preso il pieno controllo creativo. Ha prodotto il disco insieme all’amico di sempre William Levin. Il mix è firmato da Nathan Boddy (James Blake, Geordie Greep, Nilufer Yanya), il mastering da Mike Bozzi (Kendrick Lamar, SZA, Tyler, the Creator).

Hahaha è una celebrazione dell’energia condivisa, del caos, di quella risata che esplode solo quando sei vivo e presente, anche se un po’ a pezzi. È rock viscerale e psichedelico, nato per essere suonato a volume altissimo. Quelle porte chiuse sono ormai spalancate.

Sprints

C’è un verso inciso a fuoco in Abandon — brano d’apertura lento ma infuocato del nuovo, mastodontico secondo album degli SPRINTS, All That Is Over — che cattura l’essenza del quartetto di Dublino oggi più che mai:
“Non invecchio, divento irriconoscibile.”

Una frase che non solo spalanca il disco come un calcio alla porta, lanciandoci in un viaggio tra l’orrore del mondo esterno e la forza interiore che ci tiene a galla, ma è anche un chiaro riferimento alla parabola esplosiva della band. Dopo l’esordio folgorante nel 2024 con Letter To Self — acclamato all’unanimità dalla critica — Karla Chubb (voce e chitarra), Sam McCann (basso), Jack Callan (batteria) e il nuovo arrivato Zac Stephenson (chitarra) tornano con un secondo capitolo che li consacra: più solidi, più affilati, pienamente consapevoli.

“Siamo usciti dal 2024 come persone completamente diverse da come ci eravamo entrati,” racconta Karla.
“È stato un anno di crescita enorme, anche personale, e abbiamo lavorato molto anche nel diventare davvero uniti come band. Il primo album era pieno di insicurezze, sentivo il bisogno di dimostrare qualcosa in un’industria dominata dagli uomini, e questo mi frenava. Ora? Non me ne frega proprio più niente.”

Con Letter To Self, gli SPRINTS si sono imposti come una tripla minaccia nell’universo alternative: live band viscerale e sempre più seguita, capaci di ottenere recensioni a cinque stelle (NME, DIY e altre testate di punta), una nomination all’Irish Choice Music Prize e passaggi su BBC Radio One. Nel solo 2024, hanno girato due volte UK, Europa e Stati Uniti, chiudendo con un trionfale sold-out all’O2 Forum Kentish Town di Londra.

Ma mentre il pubblico cresceva, la band affrontava anche grandi cambiamenti interni. Al termine del tour di aprile, il chitarrista originale Colm O’Reilly ha lasciato il gruppo. Con l’estate alle porte e un calendario pieno di festival, c’erano solo due settimane per reinventarsi.

“Zac aveva già suonato con noi a The Great Escape, conosceva cinque pezzi, e ci siamo detti: meglio di niente!”, ride Karla.
“In realtà, è stato tutto molto fluido. Sembrava che l’universo cospirasse per farci incontrare.”
“Il giorno prima che Karla mi scrivesse stavo per iniziare il mio primo ‘vero’ lavoro. Ho pensato che fosse un segno,” aggiunge Zac.

All That Is Over è un album potente di per sé — un secondo capitolo che spinge le dinamiche del gruppo verso nuove profondità, nuove sfumature, ma anche nuove vette di intensità. C’è una forza speciale che nasce proprio dalla “prova del fuoco” della nuova formazione, un’energia inedita che permea ogni brano.

“Quando abbiamo iniziato a scrivere pezzi nuovi, avevamo già suonato talmente tanto insieme che la chimica che io, Karla e Sam avevamo costruito negli anni è diventata naturale anche per Zac,” spiega Jack.

Mentre molti gruppi, dopo un anno del genere, avrebbero rallentato, Karla ha invece vissuto una vera esplosione creativa.

“Stava succedendo di tutto, e scrivere era il mio modo per processarlo,” racconta.
“Avevo appena chiuso una relazione di otto anni, Colm aveva lasciato la band, noi eravamo diventati musicisti a tempo pieno, e io stavo iniziando una nuova storia. E poi… bastava guardare fuori, ed era tutto orribile. Scrivevo ogni giorno, perché ne avevo bisogno.”

È in questo paesaggio emotivo — fatto di contrasti, rabbia, desideri e vulnerabilità — che All That Is Over getta le sue carte sul tavolo. Il titolo è preso da un verso di Beg, brano punk teso e inarrestabile che invoca l’inizio di qualcosa di nuovo. Scritto durante i tour, ai soundcheck, nei momenti rubati al presente, l’album prende forma sullo sfondo di un mondo in frantumi: la guerra a Gaza, gli incendi a Los Angeles, i decreti anti-trans firmati da Trump.
Gli SPRINTS cercano di dare un senso a una società allo sbando.

“Siamo fortunati ad avere questa piccola famiglia folle e bellissima che abbiamo costruito. Ci amiamo davvero,” continua Karla.
“È una bolla creativa, libera, dove l’arte è ancora qualcosa di puro. Ma basta uscire un attimo e guardare il telefono per pensare: ‘Ma che cazzo sta succedendo là fuori?!’ Siamo davvero a un passo dal baratro.”

Il primo singolo Descartes è una scarica di energia e dichiarazione d’intenti: difendere l’arte come strumento di resistenza. Ispirato a una frase di Rachel Cusk — “La vanità è la maledizione della nostra cultura” — Karla rielabora il “Penso dunque sono” cartesiano in un più attivo: “Parlo, dunque capisco”.

“Molto del marcio che vediamo nel mondo nasce dall’ego, dal credere che la propria identità sia più importante di quella degli altri. Per me scrivere non è solo fare musica, è anche cercare di capire il mondo.”

Abandon è una discesa negli inferi in stile Dante, ma anche un lamento intimo su un senso di estraneità verso casa.

“C’è quella frase: ‘Una volta vivevo qui / una volta amavo questo posto’. A volte ti senti uno straniero nella tua città, la vedi cambiare — e non sempre in meglio.”

Le atmosfere “cowboy gotiche” di Rage e Desire trovano senso nella distopia evocata dai testi: Rage è una cavalcata psichedelica che ricorda i Dandy Warhols, Desire è un finale che fonde crescendo alla Radiohead con suggestioni da spaghetti western. Due esempi della direzione sonora audace che la band ha deciso di intraprendere.

In Better — un brano immerso in un riverbero shoegaze alla My Bloody Valentine — Karla e Sam cantano insieme una “anti-love song” che esplode in un muro di suono. To The Bone è già diventata una nuova perla dal vivo. Il disco è stato prodotto ancora una volta da Daniel Fox dei Gilla Band, stavolta nello studio-residenza La Frette, vicino Parigi. Il risultato è un album pieno di idee, intuizioni nuove e — soprattutto — una fiducia conquistata con fatica.

Per Karla, è stato anche un esercizio per zittire le voci tossiche, dentro e fuori.

“Abbiamo fatto un concerto da headliner in Francia. Qualche giorno dopo, esce una recensione in cui il primo paragrafo parlava del mio peso: ‘Rispetto alle foto online, ha perso molti chili — e le dona’. Ora penso solo: non me ne frega più un cazzo. Scriveranno comunque di come appaio, delle mie opinioni politiche, sparleranno sempre. Tanto sarà sempre su di me, mai sugli altri del gruppo. Quindi tanto vale dargli qualcosa di interessante su cui chiacchierare.”

Con il dito medio ben alzato e lo stesso spirito viscerale e onesto che li ha sempre contraddistinti, gli SPRINTS entrano nel secondo capitolo della loro storia con niente da perdere e tutto da dire.
All That Is Over è un grido, una rinascita, un nuovo inizio.

Afar

AFAR è un duo berlinese che sfida le coordinate del tempo e dello spazio con un suono che unisce krautwave psichedelica e synth ultraterreni innestati su strutture analogiche calde e vive. Le voci — ipnotiche, profonde, magnetiche — si fanno corpo e spirito di una narrazione sonora che invita ad abbandonarsi e resistere allo stesso tempo.

Dopo aver catturato l’attenzione della scena underground europea con due album che mescolano introspezione e slancio, gli AFAR tornano nell’autunno 2025 con Changing Rules, il loro terzo lavoro in studio. Un album che non solo conferma la loro identità artistica, ma la espande in direzioni più ruvide e viscerali. Changing Rules è un manifesto sonoro di presenza, eruzione e resistenza: una rivolta romantica contro il rumore del mondo, un disco per chi ancora desidera ardentemente e brama la realtà. Pulsazioni meccaniche, esplosioni di chitarra grezze e un’elettronica visionaria si intrecciano in un viaggio emotivo e fisico.

Anche dal vivo, gli AFAR offrono un’esperienza difficile da dimenticare. Il loro live è allo stesso tempo intimo e immenso: un rituale sonoro che fonde energia e vulnerabilità, presenza scenica e abbandono. Ogni concerto è un’immersione completa in un universo sonoro e visivo costruito con cura e passione.

Dal 23 ottobre al 22 novembre 2025, porteranno Changing Rules in tour con dieci date europee tra cui un’imperdibile tappa in Italia, all’Arci Bellezza di Milano, il 4 novembre.

Alice Merton

Alice Merton è ormai conosciuta in tutto il mondo come “la ragazza senza radici”. Nata in Germania e cresciuta tra il Canada e l’Inghilterra, ha sempre raccontato nelle sue canzoni la bellezza di una vita da nomade e l’idea che casa non sia un luogo fisso, ma qualcosa che possiamo costruire ovunque ci sentiamo noi stessi. Da quando ha debuttato nel 2016 con No Roots, la sua carriera ha preso il volo: oltre un miliardo di streaming, Top 10 in tutta Europa, un live al Coachella, 8 Dischi di Platino, un Oro negli Stati Uniti, e la pubblicazione di due album in studio, MINT e S.I.D.E.S.. Tutto realizzato in totale indipendenza, con un approccio autentico e fatto in casa.

Il nuovo capitolo artistico di Alice è iniziato nel 2024 con l’uscita dell’EP Heron. Stavolta però lo sguardo si è spostato dall’esterno verso l’interno: invece di cercare casa nel mondo, Alice ha intrapreso un viaggio più intimo, fatto di domande profonde su identità e consapevolezza. Chi dovrei essere davvero? Quanto mi conosco, in realtà? Un EP che riflette sul significato della felicità in un’epoca in cui siamo continuamente bombardati dalle opinioni altrui — in particolare sui social — su cosa dovrebbe renderci felici. Trovare una risposta autentica, senza farsi influenzare dal rumore di fondo, è diventato quasi impossibile. Cosa vogliamo davvero da questa vita? Possiamo essere felici senza seguire i modelli imposti dagli altri?

Tutti questi interrogativi sono racchiusi in Heron, titolo scelto dopo un trasloco in una nuova città, quando Alice ha notato degli aironi che passeggiavano tranquillamente a mezzanotte nei giardini del Barbican di Londra. Un’immagine insolita e poetica, che ha dato il nome al suo progetto più introspettivo.

Ora Alice è pronta a iniziare un nuovo, entusiasmante capitolo. Dopo il tour da headliner negli Stati Uniti e un’estate ricca di grandi festival europei nel 2024, quest’autunno tornerà finalmente in tour, con tappe in città e Paesi dove mancava da anni. Il nuovo tour partirà dal Canada a settembre, con attesissimi concerti a Toronto, Montréal e Québec City, per poi proseguire in Europa tra ottobre e novembre — passando da Monaco, Berlino, Praga, Milano, Parigi e molte altre città.

In scaletta ci sarà spazio per tutte le sue hit, da No Roots a Heron, ma anche per brani inediti: un’occasione per scoprire l’evoluzione del suo suono e della sua storia. Alice Merton è pronta a condividere con il pubblico il prossimo capitolo della sua musica.

GIIN

Classe 2003, GIIN è il frutto dell’unione tra i miti dell’alternative rock anni ’90 e il dream pop più recente. La sua musica è una ricerca continua e insaziabile di cambiamento, rivolta a chi sogna mondi diversi attraverso ambiguità, caos, dubbio e nostalgia. Questi elementi non sono ostacoli, ma i veri protagonisti del suo viaggio musicale. Sapersi perdere, cambiare idea e contraddirsi.

Studentessa al 3° anno alla Saint Louis College of Music di Roma e autrice per Sony Music Publishing, GIIN nei suoi testi esplora i sentimenti umani in maniera universale, parlando di emozioni che vanno oltre l’età e il genere, affrontandoli in maniera aperta e diretta, ma lasciando sempre spazio a ogni tipo di interpretazione.

Dopo il lancio di “Stare male con te” a maggio 2024, un debutto che esplora la natura imprevedibile e passionale delle relazioni, e “Cuore di plastica” a luglio 2024, che ha colpito per la sua riflessione sincera sull’intensità dell’attrazione, GIIN ha pubblicato a settembre 2024 “Foresta.” Questo singolo immerge l’ascoltatore in un mondo sonoro che mescola le vibrazioni sognanti del pop etereo anni ’80 e l’energia graffiante dell’alternative rock anni ’90. Tra chitarre che si dilatano e una voce intima e delicata, “Foresta” è una traccia che cattura la complessità delle emozioni quotidiane e conduce in un viaggio onirico, denso di malinconia e introspezione.

Le sonorità ricercate da GIIN sposano perfettamente un gusto nostalgico legato ancora agli anni ’90 e alle sue band, guardando allo stesso tempo verso un suono più moderno, ispirato a stili già presenti nel panorama musicale mondiale ma ancora assenti in quello italiano. Tutti e cinque i brani di esordio di GIIN sono stati inseriti nelle maggiori playlist di Spotify, conquistando anche la copertina della playlist Rock Italia per ben 2 volte.

Il singolo “Tornare al mare”, selezionato per Sanremo Giovani 2025, racconta le emozioni umane. Prodotto da Alessandro Donadei e pubblicato per Giungla Dischi, edito da SONY Music Publishing / GiunglaDischi SRL / Saifam, racconta la sensazione di smarrimento e il desiderio di cambiamento e crescita dopo il liceo. Con una melodia che rispecchia la dualità del rimanere giovani e il bisogno di affrontare la vita per diventare qualcuno, GIIN offre una prospettiva unica e toccante.

A dicembre  2024, GIIN ha rilasciato il suo quarto singolo, “Correre”. Focus track dell’EP,

Questa canzone è un inno alla libertà e all’evasione dalle routine quotidiane. Con ritmi incalzanti e una melodia avvolgente, “Correre” esplora il desiderio di scappare e trovare un proprio spazio di serenità. Le liriche evocative e la produzione raffinata di Donadei rendono questa traccia un capolavoro che risuona con chiunque abbia mai sentito il bisogno di evadere dalla monotonia.

Citata tra le artiste emergenti più promettenti di quest’anno nella “next big thing”, il compianto giornalista Ernesto Assante già un anno fa la nominava la sua ultima scoperta e promessa della musica italiana. GIIN è un’esperienza sonora in un ambiente rarefatto, accompagnata da chitarre distorte e melodie sognanti. È indossare benzina e aspettare l’incendio.

Water From Your Eyes

Dopo Everyone’s Crushed (2023) – debutto su Matador e vera rivelazione per la critica, inserito nelle classifiche di fine anno di The New York Times, The Guardian, Pitchfork, NME, Vogue, Wired e Rolling StoneRachel Brown e Nate Amos sono diventati un punto di riferimento della scena alternativa newyorkese, rendendo i WATER FROM YOUR EYES uno dei progetti underground più celebrati e influenti.
Dal vivo, diventati un quartetto grazie all’ingresso del chitarrista Al Nardo e del batterista Bailey Wollowitz (dell’altro duo NYC Fantasy of a Broken Heart), s0no arrivato a suonare in apertura agli Interpol davanti a platee enormi, tra cui 160.000 persone a Città del Messico. Tornati a casa, hanno fondato una sorta di “franchising” di concerti DIY su barche nell’East River, coinvolgendo amici della nuova avanguardia musicale cittadina come YHWH Nailgun, Model/Actriz, Frost Children e Kassie Krut.

Anticipato dal singolo “Life Signs“, pubblicato il 4 giugno, nel 2025 tornano con un nuovo album intitolato It’s A Beautiful Place, in uscita il 22 agosto sempre su Matador: una megalopoli scintillante, una veduta satellitare di epoche e forme musicali, una rilettura del repertorio Y2K che mescola stupore e consapevolezza del proprio posto nell’universo. 
Alla fine è venuto fuori che parlava di tempo, dinosauri e spazio”, racconta Nate Amos. “Volevamo esplorare stili molto diversi, ma sempre con l’idea che tutto, alla fine, è solo un piccolo punto nel tempo.

It’s A Beautiful Place è stato registrato in gran parte nella camera da letto di Amos, sotto lo sguardo un po’ sciupato di un poster di Robin Williams dei tempi di Mork & Mindy.

Robin è praticamente il membro silenzioso del gruppo”, scherza Amos. Ma stavolta, scrittura e produzione sono nate immaginando una vera band live. “Quando suoni con una band, inizi a scrivere pensando a una band. È la prima volta che ho scritto roba per Water From Your Eyes immaginandoci su un palco che non fosse uno scantinato.”

In tutto il disco si sente la maturità di una band che ormai trasforma le sue “stranezze” in virtù e colpi vincenti.
Gigantesco e malinconico, lucido e spaventato, è Blade Runner con un tocco di WALL·E, Kubrick e Asimov mescolati con Jay e Silent Bob.
Sono canzoni che guardano lontano, consapevoli della nostra piccolezza e del nostro disorientamento, ma comunque innamorate della bellezza che ci circonda.

La musica può sembrare tutto, una mappa di emozioni gigantesche”, dice Amos. “Ma il tuo album preferito conta meno di una persona. E quella persona conta meno di un dinosauro. Che conta meno di una montagna. Che è noiosa rispetto a un pianeta. Che a sua volta è solo un puntino in un sistema solare. E allora: se la musica, come tutto ciò che facciamo, è insignificante a livello cosmico… perché continua a sembrarci così importante?

BIOGRAFIA

Water From Your Eyes è un duo art-pop sperimentale formato da Rachel Brown e Nate Amos, nato nel 2016 a Chicago e successivamente trasferitosi a Brooklyn. Il progetto nasce assecondando l’esigenza di essere una risposta ironica e malinconica alla dance music, ispirandosi ai New Order e definendosi inizialmente come una “sad dance band“.

Il loro stile fonde elementi di post-punk, glitch-pop, minimalismo e art rock, creando un suono unico che mescola con fascino abrasivo austerità e satira. Dopo gli esordi con album come Long Days, No Dreams (2017), All a Dance (2018) e Structure (2021), con Everyone’s Crushed (2023) pubblicato da Matador Records, riescono a raggiungere un pubblico più ampio e a ricevere ampi consensi dalla critica. Dal vivo, il duo si espande in una formazione a quattro elementi, offrendo performance che combinano intensità emotiva e sperimentazione sonora. Parallelamente, entrambi i membri portano avanti progetti solisti: Brown con Thanks for Coming e Amos con This Is Lorelei, il cui album Box for Buddy, Box for Star (2024) ha ricevuto ampie recensioni positive.

Con un approccio che unisce umorismo surreale e introspezione, i Water From Your Eyes continuano a ridefinire i confini della musica indie contemporanea, offrendo esperienze sonore che sono al contempo provocatorie e profondamente emotive.

Glazyhaze

I Glazyhaze sono una band formata a Venezia alla fine del 2021, influenzata da sonorità shoegaze, dream pop e psichedeliche, che spazia da atmosfere dark a atmosfere sognanti ed eteree. La band è composta da Irene (voce e chitarra), Lorenzo (chitarra solista), Francesco (batteria) e Vsevolod (basso).

 Il loro album di debutto ‘Just Fade Away’, uscito nel 2023, è un invito a lasciarsi andare e a imparare a riconoscere, accettare ed esprimere le proprie emozioni in una società che insegna a reprimerle considerandole difetti. Fin dall’uscita di ‘Just Fade Away’, la band è stata impegnata in vari tour promozionali che li hanno portati ad esibirsi nelle città più importanti in Europa e UK.

Il 21 marzo del 2025 è uscito “SONIC“, il loro secondo album, scritto e registrato tra il Nord-Est e Londra, prodotto, registrato e mixato da Paolo Canaglia (New Candys, Nuovo Testamento) e masterizzato da Maurizio Baggio (Boy Harsher, The Soft Moon). È un album che esplora la complessità dell’amore, narrando un viaggio di auto-scoperta e contrasti emotivi. Si tratta di un disco più ambizioso e maturo, contraddistinto da un sound e da una scrittura più personale che abbraccia sonorità shoegaze, post-punk e alt rock.

MANIFESTO FEST

Manifesto torna a novembre!
Il Festival romano che da otto anni intreccia musica elettronica, sperimentazione e arti visive torna con un elettrizzante cortocircuito di suoni contemporanei e visioni futuristiche, azzerando confini, ignorando le etichette, intrecciando voci, beat e linguaggi visivi che sfidano ogni categoria.

Manifesto è un evento co-prodotto e promosso da DNA concerti e Monk.

 

Deki Alem

Spingendo i confini della musica moderna con un’energia inarrestabile e un sound molto caratteristico che combina paesaggi sonori ricchi e giocosi con purezza e profondità, l’enigmatico duo svedese Deki Alem fonde perfettamente elementi di drum and bass, dance, trip-hop e rap creando un universo sonoro unico nel suo genere. Il loro ultimo singolo “Fun“, uscito lo scorso 9 aprile, strizza l’occhio alla cultura rave di un tempo, con breakbeat contorti che emergono dalla voce ombrosa, incalzanti e propulsivi, con un marcato tocco punk. Il singolo ha ottenuto un forte supporto da Nick Grimshaw ed Emily Pilbeam della prestigiosa BBC Radio 6: “Continuo a riascoltare questo brano senza stancarmi mai, anche se quando lo faccio sento il bisogno di ascoltarlo davanti a qualche grande sound system, di quelli che ti fanno preoccupare un po’ per il tuo udito dopo. Penso che questa band sia incredibilmente fresca, fantastica, futuristica e così rinvigorente: è questo che sono i Deki Alem e il loro singolo FUN.” Mentre cresce l’attesa per il loro prossimo album “Forget In Mass“, la scorsa settimana i Deki Alem hanno svelato un’anteprima della parte visual del progetto: il videoclip crudo e ipercinetico di “Fun”. 

Radicato nella scena underground di Stoccolma, il gruppo negli anni ha attirato una comunità molto appassionata che continua a crescere grazie alla purezza della loro espressione e all’energia senza filtri che li caratterizza. Questa profonda connessione con il pubblico  alimenta il loro approccio audace e agguerrito, affermandosi come un punto di riferimento importante sia negli spazi fisici che in quelli digitali. Dalla cultura fai-da-te alle incursioni di grande impatto di guerrilla in strada, i Deki Alem trasformano ogni uscita in una sorta di “movimento”, assicurandosi che la loro musica non venga solo ascoltata, ma vissuta a pieno.

Dopo il loro acclamato EP di debutto, “Among Heads” del 2022 e la nomina ai Grammy, il duo svedese è riuscito ad avere un impatto significativo in tutta Europa anche grazie alle elettrizzanti performance dal vivo, la cui energia è già leggenda. 

I Deki Alem sono pronti a intraprendere un tour estivo di 15 date in Scandinavia e in Europa, seguito da un altro tour autunnale da headliner in tutta Europa, che farà tappa all’Arci Bellezza di Milano il 1° novembre 2025.

Nena

Con 25 milioni di dischi venduti in tutto il mondo e una carriera che attraversa più di quattro decenni, NENA continua a sprigionare un’energia autentica e in grado di parlare a più generazioni. La sua magnetica presenza scenica e la sua voce inconfondibile sono colonne portanti di una delle carriere musicali più significative del panorama pop europeo. 

Dopo il clamoroso successo del tour “WIR GEHÖREN ZUSAMMEN” nel 2024, che ha visto la partecipazione di oltre 150.000 spettatori in 45 concerti tra Germania, Austria, Svizzera, Francia e Paesi Bassi, NENA annuncia le prime date del suo tour 2025, che comprendono un’unica, imperdibile data in Italia, il 20 ottobre all’Alcatraz di Milano.

I suoi concerti dal vivo sono esperienze rock’n’roll uniche e indimenticabili, dense di energia, emozione e connessione autentica con il pubblico. In scena con una band di dieci elementi, quello di Nena è uno show di oltre due ore, tra grandi successi, perle nascoste e nuove sonorità tratte dal suo ultimo lavoro in studio, “Licht”: un album pop vibrante, luminoso e profondo, che mescola chitarre acustiche folk e synth elettronici per celebrare la vita e i nuovi inizi.

“È come un’onda d’amore che cresce e si rafforza. Viene da noi, da tutte le persone presenti: davanti, dietro e sul palco, persone che amano vivere e condividere momenti meravigliosi insieme e che comprendono quanto la musica possa fungere da “ponte” tra individui.  È il senso di comunità, di festa, di libertà che condividiamo attraverso la musica,” afferma NENA. We belong together è un messaggio semplice, ma potente, che portiamo nel mondo.”

La data di ottobre all’Alcatraz di Milano sarà un importante e imperdibile appuntamento con una delle voci più significative e appassionanti della storia del pop europeo.  

BIOGRAFIA

NENA, nome d’arte di Gabriele Susanne Kerner, è una delle voci più iconiche del pop europeo e una delle artiste tedesche di maggior successo di tutti i tempi, con oltre 25 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. Dopo gli esordi con la band The Stripes, Nena raggiunge il successo planetario nel 1983 con la hit, ancora attualissima “99 Luftballons”, brano diventato uno degli inni pacifisti più famosi del secolo, portando la Neue Deutsche Welle – corrente musicale che fondeva pop, new wave e spirito punk – fuori dai confini della Germania e dentro le classifiche internazionali, dagli Stati Uniti al Giappone.

Nel corso di quattro decenni, Nena non ha mai smesso di evolversi artisticamente, pubblicando oltre venti album tra studio e live, collaborando con artisti della nuova scena tedesca e reinventando il proprio repertorio con energia e ispirazione. La sua vera rinascita arriva nel 2002 con l’album “Nena feat. Nena”, in cui riprende e rinnova i suoi classici, portando nuova vita a canzoni che continuano a parlare a un pubblico trasversale, dai fan storici ai più giovani.  

Figura chiave della cultura pop “made in Germany”, NENA è oggi molto più di una cantante: con oltre 22 milioni di dischi venduti in tutto il mondo, NENA è considerata una delle artiste tedesche di maggior successo a livello internazionale . La sua musica ha influenzato generazioni di artisti, continuando a essere un punto di riferimento nella cultura pop europea e un simbolo di libertà, connessione umana e forza espressiva. Ogni suo concerto è un’esperienza intensa e collettiva, capace di unire generazioni diverse in un unico, grande abbraccio musicale.

Chris Staples

Quando il cantautore americano Chris Staples si è stabilito nella quiete di Richmond, Virginia – dove i cervi pascolano nei giardini e i conigli attraversano i marciapiedi alle prime luci del mattino – ha ricevuto un piccolo dono: la calma.
In una carriera che lo ha portato dalla Florida a Washington e che conta sette album in studio, Staples non aveva mai conosciuto una simile tranquillità domestica, né avuto il tempo di guardare davvero indietro oltre il passato più immediato. Ma nel 2023, finalmente, ha potuto fermarsi e lasciarsi andare a uno sguardo più profondo, più ampio.
È in questi momenti silenziosi che ha iniziato a prendere forma Don’t Worry.

Per questo disco, probabilmente più che per ogni altro, Staples ha scritto molto, pescando da un vasto archivio di memorie: piccoli paesi, lunghi viaggi in macchina, aneddoti sussurrati da sconosciuti – momenti che un tempo sembravano banali e oggi risuonano di nuovi significati.
Forse è stata proprio quella quiete a rendere possibile tutto questo. O magari la prospettiva acquisita scrivendo canzoni su commissione (ne ha composte oltre cinquanta per altre persone), o ancora la lucidità maturata con Cloud Souvenirs.
Qualunque sia la ragione, in questo disco Chris si mostra intenzionalmente sobrio, essenziale.
Le canzoni non si dilungano mai più del necessario: arrivano, catturano un’idea, e si allontanano prima che il momento si chiuda. Anche gli arrangiamenti seguono questo passo quieto: chitarre arpeggiate, armonie sussurrate, melodie di pianoforte trattenute, e atmosfere create con pedal steel o sintetizzatori caldi. Chris ci restituisce lo stesso dono che ha ricevuto.

In dieci tracce, Don’t Worry attraversa decenni e chilometri restando ancorato ai momenti umani che definiscono una vita. In pochi versi ci troviamo da New York al Texas, dalla soglia di un evento importante a qualcosa di più ordinario, più semplice.
Le canzoni non ci dicono mai esplicitamente se quei momenti appartengono al Chris di oggi o a quello di ieri – ma dopotutto, non è questo ciò che conta.

Il respiro ampio delle composizioni tocca temi come il rimpianto, la crescita personale, la rilettura emotiva del passato e le piccole vittorie quotidiane – non come grandi dichiarazioni, ma come pensieri di passaggio, trattati con la delicatezza a cui il songwriting di Staples ci ha abituati.
È un disco che ha richiesto tempo per venire alla luce: interrotto da un tour con Ocie Elliott, rimesso in discussione, più volte riscritto, spesso accantonato per far spazio alle canzoni commissionate. Ma forse proprio per questo è il suo lavoro più maturo e completo.
Un album che parla tanto del processo creativo quanto dei temi che affronta. Un album che nasce dalla quiete.

Registrato e prodotto in un piccolo studio dietro casa sua, Don’t Worry è l’essenza stessa di Chris Staples. Un disco in cui ha il pieno controllo, ma che allo stesso tempo è profondamente collaborativo. Ha chiamato amici da altri stati: Kyle Crane alla batteria, Alan Parker alla pedal steel (una presenza che accompagna dolcemente diverse tracce), Daniel Walker al pianoforte – fondamentale nella canzone più autobiografica dell’album, Talk About Your Day – e Kylie Dailey, la cui voce nell’omonimo brano finale ci ricorda che non siamo soli.
Un piccolo grande promemoria che, nonostante il caos del mondo, resistiamo ancora nei gesti semplici e nei silenzi della vita di ogni giorno.

Chris Staples è da sempre un cantore dell’intimità e delle emozioni più umane. E mai come in queste canzoni la sua sensibilità appare così chiara.
Don’t Worry è un disco vissuto e misurato, costruito tanto sulla nitidezza del ricordo quanto sulle sue sfumature.
Al cuore, c’è davvero ciò che il titolo promette: una carezza leggera che invita a lasciarsi andare, raccontata con la chiarezza che solo il tempo sa regalare.

Si avvicina piano, e parla con dolcezza.
Come una cartolina spedita da un sé più giovane.
Una lettera dimenticata, un’eco lontana di una conversazione d’infanzia.
Una conferma silenziosa, cucita tra i dettagli: va tutto bene. Tu stai bene. Non preoccuparti. Continua a camminare.

 

Neoprimitivi

I Neoprimitivi sono un asteroide impazzito nella galassia della musica italiana. Arrivano da Roma, sono giovani, sul palco salgono in sei anche se sono in sette. Quando gli chiedono che musica fanno, amano rispondere:“krautrocksampler”. Psichedelici, orgogliosamente no wave, amanti del post punk e del rumore. Tanta roba, tutta insieme, da far girare la testa.

“Orgia mistero”, il loro primo album ufficiale, è arrivato dopo mesi di residency al Trenta Formiche di Roma dove hanno potuto sperimentare, giocare e mettersi alla prova anche in forme diverse, cambiando formazioni e scambiandosi le postazioni. Il risultato è un disco che parte dalla suite “Sul Globo d’argento” (cinque movimenti, per 21 minuti) e al quale si aggiungono tre nuove composizioni della stessa durata (per un totale di circa 45 minuti).

Ambient, noise, kraut rock, beat italiano e psichedelia, ma visti con lo sguardo distratto di chi ha trent’anni in Italia oggi.

Il 4 febbraio 2026 tornano a sorpresa con un nuovo album. Sempre per 42 Records.
Senza annunci o clamori o pre-order: giusto qualche spoiler sui social e mettendo come sempre la musica al centro di tutto.

A soli dieci mesi di distanza da “Orgia mistero”, dopo avere calcato i palchi di numerosi e prestigiosi festival italiani e avere fatto incetta di nomination nelle classifiche dedicate ai migliori album del 2025, i Neoprimitivi tagliano il traguardo del difficile secondo disco con naturalezza e spavalderia.

Una sola traccia lunga più di 38 minuti (divisa in due parti su vinile). Una nuova suite in sei movimenti che sono
anche delle canzoni fatte e finite ma che non possono essere ascoltate separate dal resto.
In barba a tutte le regole della contemporaneità, la musica dei Neoprimitivi non è fatta per essere incasellata in una
playlist. Il collettivo romano gioca secondo le sue regole e le riscrive passo dopo passo.

“Il sangue è pronto” ha il suo germe nella sonorizzazione live del film “Riti, magie nere e segrete orge nel Trecento”
di Renato Polselli (un cult horror/erotico all’italiana degli anni ’70) avvenuta proprio durante uno degli appuntamenti
della residency mensile che il collettivo/band romano ha tenuto per tutto il 2025 al Trenta Formiche di Roma per poi
divenire altro, passando varie e numerose fasi di scrittura e registrazione.

“Il sangue è pronto” è un disco più scuro del precedente, meno incasellabile in un genere (il krautrock psichedelico)
e più libero, sfacciatamente sexy e cinematografico.
C’è qualcosa di seducente, appunto, e insieme inquietante che attraversa tutti e sei i movimenti che compongono
la suite e che hanno dei titoli a loro volta molto esplicativi e evocativi: “L’atto di uccidere”, “L’estasi del corpo”, “La
nostra fragile ieraticità”, “Il sangue è pronto”, “L’estasi dello spirito”, “Dove finisce l’uomo e quando inizia il suo
padrone?”. Questi movimenti non sono solo capitoli isolati, ma un flusso continuo che trasporta l’ascoltatore in un
lento peregrinare verso l’oscurità.

Musicalmente il disco è un caleidoscopio di suoni e influenze, ricco di elementi esoterici che guardano di più ai Coil
che ai Can: psichedelia dai toni crepuscolari, atmosfere che sembrano uscire da Twin Peaks, riferimenti al jazz
funk italiano, deviazioni ambient, world music, dub organico, suadente e puro sperimentalismo sonoro. Composto,
suonato e registrato dalla band insieme a Giacomo Fiorenza, prodotto da Flavio Gonnellini, “Il sangue è pronto”
vede anche la partecipazione di Gaia Banfi ai cori, Eugenio Petrarca in arte Acrartep ai droni e ai synth.

These New Puritans

Conosciuti per il loro approccio visionario e sperimentale, i These New Puritans – formazione sempre mutevole guidata dai fratelli Jack e George Barnett – porteranno dal vivo il loro nuovo lavoro “Crooked Wing”, un album che spazia dal brutale al sublime, consolidando la loro reputazione di band impossibile da incasellare.

Inconfondibile e longeva band sperimentale di culto, i THESE NEW PURITANS sono una formazione inglese, originaria dell’Essex, attiva dal 2006 e composta dai due fratelli George e Jack Barnett, insieme a un cast di collaboratori sempre variabile

Crooked Wing, che uscirà il 25 maggio su Domino, si preannuncia come una delle uscite più originali e sorprendenti del 2025. Quinto album e primo lavoro in studio a distanza di sei anni da Inside the Rose del 2019, è il frutto di un lungo processo creativo che ha visto la band esplorare suoni inediti, registrando tra Londra, l’Essex e l’Austria e collaborando con artisti come Caroline Polachek e il contrabbassista jazz Chris Laurence. Tra campane risonanti, organi mistici e percussioni incisive, l’album promette un’esperienza sonora unica anche sul palco.

Un’ala storta è un orecchio, tu ne hai uno su ogni lato del corpo, e hanno una forma ondulata. Se sei fortunato, forse possono aiutarti a volare.

L’album è letteralmente nato a partire dal suono di una campana. “Ho dovuto attraversare una gola lunga e tortuosa per raggiungerla”, racconta Jack Barnett riguardo alla piccola e isolata chiesa ortodossa greca che ha trovato per caso. In quel momento non ci fece molto caso e registrò il suono di questa campana quasi come consuetudine, dato che le registrazioni ambientali fanno da sempre parte del suo processo creativo. Oggi invece afferma: “Quel singolo rintocco ha dato il via a gran parte dell’album. Ha suggerito una serie di tonalità, che hanno portato a una canzone, poi a un’altra, e un’altra ancora.

Tornati a Londra, i fratelli Barnett hanno iniziato a lavorare sulle singole tracce, selezionandole tra decine e decine di idee, nel piccolo studio di Jack, il quale racconta alcune impressioni sull’impianto di trattamento rifiuti industriali accanto al quale viveva e lavorava, per restituire uno spaccato dell’ambiente in cui questi brani hanno preso vita: “È come una visione dell’Inferno, un dipinto di Bosch, solo che è una gigantesca discarica: ci sono pezzi di alberi, auto, giocattoli per bambini, tutto questo sudiciume e sporcizia ovunque. Ogni frammento di vita spezzata che puoi immaginare.” Il loro studio era incastonato tra questo genere di paesaggio e alcune imponenti chiese evangeliche – che rendevano le domeniche decisamente particolari e interessanti – ed era necessario controbilanciare le campane e gli strumenti classici con qualcosa di abbastanza potente per farsi strada nel caos. “Abbiamo sempre cercato un equilibrio tra il sublime e l’immondizia”, osserva George.

Dal 2010, con Hidden, hanno trovato il loro metodo non convenzionale e altamente strutturato di lavorare, che prevede una fase di notazione di tutta la musica prima di registrarla, sia in gruppo che come solisti (Jack ha imparato a farlo appositamente per l’album), per poi destrutturare e riassemblare il materiale. Un approccio lontano da quello tipico di una band, parte di una pratica sperimentale che include ensemble classici, popstar, direttori d’orchestra, video artisti e altro ancora. I These New Puritans sono a loro agio in qualsiasi situazione che va dal suonare dal vivo con i pionieri dell’avanguardia Nurse With Wound, al remixare Björk, al comporre colonne sonore per Hedi Slimane.

Collaborando nuovamente con Graham Sutton – produttore di Hidden e Field Of Reeds – la band ha lavorato minuziosamente sulle texture del disco, dando loro un respiro cinematografico. Come tutti gli album dei These New Puritans, può contenere influenze di jazz, elettronica, musica classica, industrial, hip-hop o surreali ribaltamenti delle ballate tradizionali, senza che nessuna di esse prevalga completamente sulle altre.

Queste canzoni parlano di macchine, mondi sotterranei, amori non umani, luce, mare, morte nella sua forma più specifica e meno astratta, personaggi dei cartoni animati che attraversano terre desolate e, in ultima istanza, della fragilità degli esseri umani contro il rumore incessante degli ingranaggi e il clangore delle catene. Mettere la bellezza accanto alla brutalità, la ninna nanna accanto al frastuono, è sempre stata la cifra stilistica dei These New Puritans.

Le tre date italiane saranno l’occasione per immergersi in un live intenso e magnetico, un viaggio attraverso le sonorità ipnotiche e avanguardistiche che hanno reso i These New Puritans una delle band più enigmatiche e affascinanti della scena musicale contemporanea.

I Cani

Dopo il successo del tour autunnale nei club (tutto soldout), i cani tornano in tour dal 5 luglio per una serie di concerti nei festival e nelle location più prestigiose dell’estate italiana.

Biglietti in vendita da mercoledì 4 febbraio alle ore 10