I Neoprimitivi sono un asteroide impazzito nella galassia della musica italiana. Arrivano da Roma, sono giovani, sul palco salgono in sei anche se sono in sette. Quando gli chiedono che musica fanno, amano rispondere:“krautrocksampler”. Psichedelici, orgogliosamente no wave, amanti del post punk e del rumore. Tanta roba, tutta insieme, da far girare la testa.
“Orgia mistero”, il loro primo album ufficiale, è arrivato dopo mesi di residency al Trenta Formiche di Roma dove hanno potuto sperimentare, giocare e mettersi alla prova anche in forme diverse, cambiando formazioni e scambiandosi le postazioni. Il risultato è un disco che parte dalla suite “Sul Globo d’argento” (cinque movimenti, per 21 minuti) e al quale si aggiungono tre nuove composizioni della stessa durata (per un totale di circa 45 minuti).
Ambient, noise, kraut rock, beat italiano e psichedelia, ma visti con lo sguardo distratto di chi ha trent’anni in Italia oggi.
Il 4 febbraio 2026 tornano a sorpresa con un nuovo album. Sempre per 42 Records.
Senza annunci o clamori o pre-order: giusto qualche spoiler sui social e mettendo come sempre la musica al centro di tutto.
A soli dieci mesi di distanza da “Orgia mistero”, dopo avere calcato i palchi di numerosi e prestigiosi festival italiani e avere fatto incetta di nomination nelle classifiche dedicate ai migliori album del 2025, i Neoprimitivi tagliano il traguardo del difficile secondo disco con naturalezza e spavalderia.
Una sola traccia lunga più di 38 minuti (divisa in due parti su vinile). Una nuova suite in sei movimenti che sono
anche delle canzoni fatte e finite ma che non possono essere ascoltate separate dal resto.
In barba a tutte le regole della contemporaneità, la musica dei Neoprimitivi non è fatta per essere incasellata in una
playlist. Il collettivo romano gioca secondo le sue regole e le riscrive passo dopo passo.
“Il sangue è pronto” ha il suo germe nella sonorizzazione live del film “Riti, magie nere e segrete orge nel Trecento”
di Renato Polselli (un cult horror/erotico all’italiana degli anni ’70) avvenuta proprio durante uno degli appuntamenti
della residency mensile che il collettivo/band romano ha tenuto per tutto il 2025 al Trenta Formiche di Roma per poi
divenire altro, passando varie e numerose fasi di scrittura e registrazione.
“Il sangue è pronto” è un disco più scuro del precedente, meno incasellabile in un genere (il krautrock psichedelico)
e più libero, sfacciatamente sexy e cinematografico.
C’è qualcosa di seducente, appunto, e insieme inquietante che attraversa tutti e sei i movimenti che compongono
la suite e che hanno dei titoli a loro volta molto esplicativi e evocativi: “L’atto di uccidere”, “L’estasi del corpo”, “La
nostra fragile ieraticità”, “Il sangue è pronto”, “L’estasi dello spirito”, “Dove finisce l’uomo e quando inizia il suo
padrone?”. Questi movimenti non sono solo capitoli isolati, ma un flusso continuo che trasporta l’ascoltatore in un
lento peregrinare verso l’oscurità.
Musicalmente il disco è un caleidoscopio di suoni e influenze, ricco di elementi esoterici che guardano di più ai Coil
che ai Can: psichedelia dai toni crepuscolari, atmosfere che sembrano uscire da Twin Peaks, riferimenti al jazz
funk italiano, deviazioni ambient, world music, dub organico, suadente e puro sperimentalismo sonoro. Composto,
suonato e registrato dalla band insieme a Giacomo Fiorenza, prodotto da Flavio Gonnellini, “Il sangue è pronto”
vede anche la partecipazione di Gaia Banfi ai cori, Eugenio Petrarca in arte Acrartep ai droni e ai synth.
