Opus Kink
Con il loro punk contaminato da jazz e country, in continua evoluzione, gli Opus Kink si sono sempre distinti all’interno della scena contemporanea. Formata a Brighton nel 2017, la band si è fatta conoscere grazie a concerti incendiari e quasi rituali, sviluppando un linguaggio musicale tanto riconoscibile quanto difficile da incasellare. Guidati da una poderosa sezione fiati e da un approccio vocale ruvido e sarcastico, richiamano il post-punk e la no wave di gruppi come The Pop Group, Birthday Party e Lounge Lizards, ma è l’intreccio con influenze più antiche e tradizionali – dal folk al country, dalla musica corale ai ritmi latini, fino al cabaret di Weimar e al crooning da nave da crociera – a renderli davvero unici. Attraverso canzoni che affrontano violenza, male, vergogna, tensioni sessuali, ansia e vuoto esistenziale con un umorismo assurdo e tagliente, gli Opus Kink costruiscono un universo oscuro e irresistibile in cui il pubblico è invitato a immergersi.
Nati inizialmente con l’ambizione, tanto breve quanto improbabile, di essere una jazz band, gli Opus Kink capirono presto che il loro caos pseudo-bebop-funk non convinceva nessuno e si trasformarono in un caleidoscopio rock’n’roll capace di conquistare fin dal debutto nel 2018 un seguito appassionato. Attorno al frontman Angus Rogers, poeta e pittore, si riunirono i fratelli Sam e Fin Abbo, Jazz Pope, Jed Morgans e infine il trombettista Jack Banjo Courtney, dando vita alla formazione definitiva e a un’identità sonora costruita mescolando punk, jazz, folk, musica latina, dell’Europa orientale e filosofia esistenzialista.
Nei primi anni la band ha attraversato Regno Unito ed Europa costruendosi una reputazione leggendaria per l’intensità dei concerti, tra microfoni insanguinati, costole rotte, rituali sciamanici e perfino una milza perforata. Parallelamente ha mantenuto un forte legame con la scena DIY e con i piccoli locali indipendenti, facendo della libertà creativa e dell’imprevedibilità il proprio marchio di fabbrica. Concerti improvvisati in aree industriali, esibizioni in ex mattatoi serbi o locali sotterranei hanno contribuito a consolidarne il culto.
Dopo numerosi singoli e gli EP ‘Til The Stream Runs Dry (2021) e My Eyes, Brother! (2022), gli Opus Kink si sono affermati come una delle realtà più originali della nuova scena britannica. Tuttavia, gli impegni paralleli dei singoli membri – tra etichette discografiche, tournée, insegnamento, lavori quotidiani e progetti personali – hanno reso complessa la realizzazione del primo album.
L’occasione è arrivata nel 2024 con il singolo I Wanna Live With You, registrato con Dani Bennett-Spragg, che ha fatto conoscere il gruppo al produttore e mixer vincitore di un Grammy Craig Silvey (Arcade Fire, Florence + The Machine, R.E.M., Sam Fender). Silvey ha intuito il potenziale della band e li ha portati ai Fish Factory Studios di Londra, dove è nato The Sweet Goodbye.
Il suo lavoro di produzione ha limato gli spigoli più grezzi del gruppo senza snaturarne l’energia, introducendo drum machine vintage e una produzione più pulita che la band ha ribattezzato ironicamente “witch disco” o “chainsaw pop”. Tra rock paludoso, riff ispirati all’Ethio-jazz, chitarre western, valzer sovietici, dancehall e pop sghembo, il disco sintetizza perfettamente l’incredibile varietà di influenze che caratterizza gli Opus Kink.
The Sweet Goodbye è un album che parla dell’alienazione e delle contraddizioni della vita contemporanea, ma anche della necessità di continuare a cercare piacere, espressione e significato nonostante tutto. È un disco che affronta l’orrore senza distogliere lo sguardo, trasformandolo in arte: canzoni d’amore e di paura, sulla ricerca di un senso anche quando sembra impossibile trovarlo.
Con il loro album di debutto finalmente completato, gli Opus Kink inaugurano una nuova fase del proprio percorso artistico, pronti a riportare il loro universo sonoro sui palchi più improbabili del mondo e, come sempre, a invitare il pubblico ad “assaporare l’odore dell’amore”