Edoardo Ferrario & Luca Ravenna – Cachemire
Il mondo è sempre più digitale? Cachemire Podcast fa il percorso inverso e diventa analogico. Dalle cuffie degli ascoltatori ai palchi di tutta Italia: Cachemire Podcast di Edoardo Ferrario e Luca Ravenna diventa uno spettacolo live e parte in tour, per un’estate morbidissima, con il Cachemire Summer Tour curato da DNA concerti.
Per settimane in cima alle classifiche dei podcast più ascoltati su Spotify, con centinaia di migliaia di visualizzazioni per puntata su YouTube Cachemire Podcast è il podcast morbidissimo degli stand-up comedians Edoardo Ferrario e Luca Ravenna. Rispettivamente di Roma e Milano, amici da sempre ed entrambi classe ‘87, Ferrario e Ravenna sono da anni i volti più apprezzati e riconosciuti della stand-up comedy italiana. Così simili ma anche così diversi, entrambi sanno rappresentare la quotidianità e trattare questioni più o meno leggere con guizzi inediti, prospettive
sorprendenti e, soprattutto, facendo ridere a crepapelle.
Nel periodo di assenza forzata dai palchi a causa della pandemia i due comici hanno deciso di dare vita a Cachemire Podcast: un appuntamento pubblicato ogni venerdì su Spotify e anche in video su YouTube con cui ogni settimana – in coppia oppure in compagnia di vari ospiti – si confrontano su diversi argomenti con un’ironia e un ritmo irresistibile. Musica, nostalgia, politicamente corretto, televisione, pubblicità, scuola sono solo alcune delle tematiche raccontate da Ferrario e Ravenna nelle 23 puntate uscite sinora, capaci di intercettare un foltissimo pubblico online che aspetta con
trepidazione l’uscita delle puntate, commenta i video e addirittura ha creato pagine meme su Cachemire.
Nel podcast si parla di attualità e fenomeni sociali e culturali anche complessi con leggerezza e senza mezzi termini. Il risultato è semplicemente spassosissimo: impossibile non immedesimarsi nelle loro storie ed esperienze. Edoardo e Luca sanno parlare a tutti e riescono a far ridere diverse generazioni: ne è la riprova anche la sorprendente varietà degli ospiti che hanno partecipato agli episodi, da Walter Veltroni e Carlo Vanzina a Caterina Guzzanti, Emanuela Fanelli e Valerio Lundini.
In un lungo periodo in cui tutti siamo stati costretti a rimanere in casa e a rinunciare alle abitudini sociali pre-pandemia, Ferrario e Ravenna sono stati la perfetta compagnia per svagarsi e scoprire la nuova realtà che abbiamo avuto di fronte. “È stato bello farlo e ascoltarlo da casa, è arrivato il momento di incontrarci dal vivo” – raccontano.
Le tappe di Cachemire Summer Tour saranno uno spettacolo a metà fra stand up comedy e improvvisazione nello stile 100% Cachemire, con l’ingrediente in più dell’interazione dal vivo col pubblico che ha seguito e amato il podcast più morbido dell’etere. Uno show unico e diverso, con temi filati e preparati per ogni serata, per vestire in maniera originale ogni città in cui il tour farà tappa. Uno scontro culturale, una sfida comica sul palco fra Edoardo, Luca e il pubblico che sarà dotato di microfono, per intervenire, suggerire temi e battute e parlare con i due conduttori.
Anche alle date del tour parteciperà tutta la crew di Cachemire Podcast: il giovane regista video Tahir Hussain, il meno giovane regista audio Carmelo Avanzato e le nostre cachemirine: la produttrice Cecilia Attanasio e la giornalista Alice Oliveri.
EDOARDO FERRARIO
Dopo gli esordi nei programmi televisivi di Sabina e Caterina Guzzanti, Edoardo Ferrario ha scritto e interpretato Esami, serie su YouTube dedicata al mondo dell’università capace di raggiungere milioni di visualizzazioni. Il comico romano è stato anche il primo stand-up comedian italiano ad avere un comedy special su Netflix, Temi Caldi, e anche su RaiPlay con Diamoci un tono. Sempre su RaiPlay da settembre 2020 ha scritto e condotto il programma Paese Reale.
LUCA RAVENNA
Diplomato in sceneggiatura al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Luca Ravenna ha lavorato come autore e come comico per Quelli che il calcio e Che fuori tempo che fa. Oltre ad aver partecipato a diversi programmi di Comedy Central, con i suoi spettacoli si è esibito in tantissime città italiane ma anche all’estero con diverse tappe. La consacrazione al grande pubblico arriva ad aprile 2021 quando partecipa come concorrente a LOL – Chi ride è fuori, il game show prodotto e distribuito da Prime Video nonché titolo più visto di sempre sulla piattaforma di Amazon.
LE PRIME DATE DEL CACHEMIRE SUMMER TOUR 2021
15 giugno Milano Magnolia Comedy Summer Prevendite: www.mailticket.it
20 giugno Napoli (luogo da definire)
22 giugno Roma Teatro India Prevendite: www.dice.fm
23 giugno Roma Teatro India Prevendite: www.dice.fm
25 giugno Bra (CN) Artico Festival
12 settembre Torino sPAZIO211 Open
Info e prevendite www.dnaconcerti.com
Laila Al Habash
Laila Al Habash, Brodo – LIVE IN STUDIO per Noisey
Con la sua musica e la sua personalità Laila Al Habash sta costruendo un nuovo tipo di pop. Ironica, carismatica, schietta ed emotiva, nelle sue canzoni esplode tutto il suo talento e conferma quelle vibes e quella freschezza uniche nella scena. Un sound fluido dove mescola un gusto sempre personale con melodie e una scrttura che richiamano mondi e generi diversi e una naturale raffinatezza di immagini e parole.
Laila cresce con il mito di Raffaella Carrà e di Mina, suoi punti di riferimento tanto stilistici quanto musicali, che mescola nelle canzoni con influenze più contemporanee. Nel 2019 pubblica Come Quella Volta, Za-era e Bluetooth, tre canzoni incluse nella colonna sonora di Summer2me, serie Netflix italiana che è arrivata ai primi posti nelle classifiche Netflix mondiali.
Nel 2020 si trasferisce a Milano per dedicarsi totalmente al suo progetto artistico. Quell’anno esce per Undamento Rosè, un brano onirico che racchiude preziose e brillanti arie disco e R’n’B composto con il visionario ar8sta svizzero Tatum Rush.
Nel 2021 entra a far parte dell’etichetta Undamento e il 26 febbraio pubblica il suo primo EP dal titolo Moquette, prodotto da Niccolò Contessa e Stabber. Moquette è un disco fatto di suoni avvolgenti e grezzi che fanno da sfondo a un flusso di parole dolci e sincere. Dopo l’estate annuncia l’uscita del suo primo album ufficiale, anticipato dai singoli Ponza, Oracolo e Gelosa. Il 5 novembre pubblica per Undamento Mystic Motel, il primo album ufficiale prodotto da Niccolò Contessa e STABBER. Nel disco anche la collaborazione con Coez nella traccia Sbronza, unico feat dell’album. In mezzo, tanti riconoscimenti: è scelta come ambassador della playlist Spotify EQUAL, aggiudicandosi un billboard a lei dedicato a Times Square a New York; inoltre è selezionata per il programma Spotify Radar Italia e per il format Breakthrough Italia di Amazon Music.
Tante sono anche le collaborazioni: nel 2021 è l’unico feat. dell’EP di debutto di Giuse The Lizia nel singolo Particelle, mentre nel 2023 è parte del nuovo album di Bais nella traccia Faccio il morto, di quello degli Studio Murena nel brano ORIGAMI e di quello di Maria Antonietta in Per le ragazze come me. Il 21 aprile è fuori anche giove, singolo scritto a quattro mani con il producer STABBER. Canzone dopo canzone e con i suoi concerti, Laila sta conquistando migliaia di persone, e non solo in Italia.
Ad aprile 2023 porta la sua musica in Germania per un tour acustico che ha toccato Amburgo, Monaco, Stoccarda e Colonia. A maggio invece parte per il Sud America, direzione Brasile, dove suona le sue canzoni in quattro diverse città (Sao Paulo, Santos, Jundiaì e Campinas) registrando sold out e grande coinvolgimento da parte del pubblico. A giugno 2023 è l’opening act delle due date dei Coldplay allo Stadio Maradona di Napoli e il mese successivo condivide il palco con Lana Del Rey, aprendo la sua unica data italiana.
Laila ha deciso di arredare un motel, per far sprigionare tu-a la forza del suo splendido pop – Rockit
Laila è una moltitudine preziosa – Rivista Studio
Un album decisamente interessante, che conferma le buone doti della giovane artista – La Repubblica
Una conferma della capacità assoluta di Laila di creare fusioni orecchiabili tra le parole e la melodia. Una volta ascoltate vi ritroverete a can2cchiarle ovunque, ovunque. – Boh Magazine
Il 24 ottobre è uscito su Undamento/M.A.S.T./Believe, il secondo album di Laila Al Habash: Tempo, anticipato dai singoli “Fumantina”, “Tuareg” e Sahbi, è un disco nato da un sogno e pensato per essere suonato dal vivo cantato in italiano, inglese ed arabo, che racconta il rapporto d’amore e odio dell’artista con il tempo, la ricerca di un proprio centro, in bilico tra anticipi e ritardi.
L’intento dell’artista è sempre stato quello di creare e condividere qualcosa che possa essere vissuto insieme agli altri ed è per questo che ogni pezzo è stato immaginato in funzione di un concerto dal vivo. L’album troverà la sua dimensione ideale in occasione di un tour nei club che partirà a marzo 2026.
Charles Muda
Charles Muda è il nome d’arte di Carlo Barboni, un classe ’98 cresciuto in giornate assolate di Monteverde a Roma, da genitori che passavano il loro tempo libero suonando o dipingendo.
A 12 anni inizia a rappare e tra freestyle e scritte sui muri o sui vagoni dei treni. Intanto nella sua cameretta suona tanti strumenti e ascolta le grandi hit degli anni 2000.
La musica è la sua libertà e per poterci convivere rischia quasi di mollare il liceo per dedicarsi alla finanza online e convertire i suoi ricavi in bitcoin.
Dopo aver preso il diploma il “Giovane Carlo” (questo è il significato di Charles Muda in indonesiano) inizia a lavorare alle proprie produzioni.
La sua prima avventura discografica è “POP ART” (2020), un concept EP con cui l’artista ha iniziato a raccontare sé stesso e la sua visione del mondo riattualizzando quel movimento artistico che ha raccontato meglio la società di massa.
Già da questo lavoro è possibile apprezzare la vivacità e la forza comunicativa di Muda, espressa non solo dalla musica ma anche dalla forza delle immagini e video per un’esperienza totalizzante.
“POP ART” in pochi mesi ha totalizzato dal nulla quasi 90.000 streaming su Spotify e 70.000 visualizzazioni su Youtube, ma soprattutto ha saputo attirare le attenzioni delle maggiori testate giornalistiche del settore.
Ora Charles Muda è pronto per un nuovo viaggio che continuerà a proiettarlo come una delle proposte più originali nel panorama urban in Italia.
Tutti Fenomeni
Clap Your Hands Say Yeah
Il 28 giugno del 2005 usciva Clap Your Hands Say Yeah, omonimo debut album del progetto indie rock nato dalla mente di Alec Ounsworth, che, a vent’anni e altri cinque dischi di distanza, viene ripubblicato in vinile in edizione speciale e diventa l’occasione per un epico tour mondiale che toccherà l’Italia a settembre. Per anticipare le celebrazioni, a novembre la band ha pubblicato una versione originale del brano “Heavy Metal”, registrata nel 2004 e recentemente riscoperta tra i file del progetto originale. Alec Ounsworth, fondatore e frontman della band, ha raccontato che il brano fu inizialmente concepito per un EP da proporre alle etichette, prima di essere escluso dall’album definitivo. Riascoltandolo oggi, Ounsworth riconosce che avrebbe potuto far parte della tracklist ufficiale e apprezza ancora di più l’energia e l’innocenza di quella fase iniziale della band che ricorda come “un momento speciale nel tempo: un gruppo di giovani ragazzi tutti ammassati in una stanza d’albergo per svegliarsi e andare in un vero studio (!) e cercare di creare qualcosa di speciale solo per il gusto di farlo“.
Poche band possono vantare di essere esplose sulla scena con la stessa luminosità dei Clap Your Hands Say Yeah, ma ancora meno possono affermare che il loro debutto abbia definito così tanto un’epoca, segnato un periodo storico e rappresentato un cambiamento di paradigma nell’industria musicale. I Clap Your Hands Say Yeah sono riusciti in tutto questo e tanto altro: non sorprende che il loro primo album omonimo sia ancora oggi considerato una delle uscite indipendenti più influenti e migliori degli anni 2000.
Un’affascinante miscela di pop alternativo e indie rock melodico ed esuberante, Clap Your Hands Say Yeah hanno saputo reinterpretare numerosi riferimenti musicali classici e destinarli a una nuova generazione di appassionati di musica. Divertenti e stravaganti, i CYHSY – guidati dall’enigmatico cantautore Alec Ounsworth – hanno realizzato una rara alchimia, sintetizzando un incredibile mix di stili e influenze in qualcosa di completamente originale. E il risultato è stato assolutamente straordinario, un trionfo di sintetizzatori vibranti, chitarre squillanti, batterie dinamiche e la voce inconfondibile di Ounsworth, tra lamento e incanto. Il suono grezzo e sgangherato dell’album è stato parte integrante del suo fascino e il tempo non ha fatto altro che amplificarlo. Con The Skin Of My Yellow Country Teeth e Upon This Tidal Wave Of Young Blood, Ounsworth ha scritto due dei brani più esaltanti e celebrativi del nuovo millennio, autentici punti di forza di un album di straordinaria coerenza, giustamente lodato per aver riscritto le regole di cosa potesse essere una band indie. Autoprodotto e pubblicato negli Stati Uniti nel giugno 2005, Clap Your Hands Say Yeah è stato un vero fenomeno, ricevendo elogi entusiastici in tutto il mondo:
“Nel 2005, i Clap Your Hands Say Yeah hanno dimostrato fino a che punto una band potesse farsi ascoltare senza molta diffusione radiofonica o supporto promozionale. Il gruppo ha venduto oltre 125.000 copie del suo debut album autoprodotto, non solo perché la sua musica ha colpito nel segno, ma anche perché coloro che l’hanno amata hanno potuto diffondere la voce in modi che solo pochi anni prima sembravano impensabili. È una delle più grandi storie di successo musicale legate a Internet, ma Clap Your Hands Say Yeah è importante non solo per il suo successo virale; è anche un dannatamente buon disco.” – Bob Boilen, NPR (All Songs Considered’s 50 Most Important Recordings Of The Decade)
“Ogni volta che sembra che l’indie rock convenzionale abbia esalato l’ultimo respiro, qualcuno costruisce una cattedrale di canzoni che ci ricorda che, nel suo momento migliore, il genere riesce ancora a esprimere uno spirito grezzo e festoso come nessun altro. Costantemente e incredibilmente solido.”– Pitchfork (9.0, Best New Music)
“I CYHSY si trovano nel miglior momento possibile del ciclo di vita di una band: senza forzature stilistiche, con una produzione essenziale e meritevoli dell’hype per quello che è – molto probabilmente – un album quasi perfetto.” – Billboard
“Brillante, esagerato ma sapientemente misurato, questo è un album da ballare e da custodire.” – The Guardian (****)
Sarà un salto nel tempo e un’esperienza unica rivederli in Italia per celebrare dal vivo due decenni di musica indipendente con un concerto che si preannuncia memorabile.
Jonathan Bree
Prima ancora di essere noto a tutti come co-fondatore dei , Jonathan Bree raggiunse una discreta popolarità nel 2011 con il videoclip di ” “, un sogno wesandersoniano in lui e Princess Chelsea cantano impassibili in una vasca idromassaggio indossando dei buffi occhiali da sole, mentre sorseggiano dei drink serviti su una chitarra galleggiante. Chiunque abbia sentito almeno una volta nominare Tumblr avrà sicuramente presente anche questa immagine.
Nel corso dei successivi nove anni, il malinconico e cupo crooner neozelandese ha pubblicato quattro album da solista e si è anche fatto notare per l’originalità dei suoi spettacoli dal vivo che gli hanno fatto guadagnare un seguito di culto in tutto il mondo: i membri della band, insieme a due ballerini, sono tutti mascherati e suonano davanti a un muro di proiezioni molto suggestive create appositamente per ogni canzone. Verrà in Italia per presentare ” “, uscito a luglio 2020 a due anni di distanza dal celebre “”, e vederlo suonare dal vivo sarà sicuramente un’esperienza memorabile e ricca di contrasti.
Kevin Morby
A distanza di tre anni dall’ultima volta, Kevin Morby torna in Italia per un’unica, imperdibile data: martedì 15 luglio all’Anfiteatro del Venda, una delle cornici naturali più suggestive del Paese. Un concerto speciale che celebra Little Wide Open, il suo ottavo e più recente album in studio, e che conferma Morby come una delle voci più raffinate e personali della canzone americana contemporanea.
Per Kevin Morby “Little Wide Open” (suggestivo gioco di parole tradotto letteralmente con “piccolo e sconfinato”) è il grande cielo che si spalanca sulle piccole vite, è il suo Midwest, fatto di modestia e senso del dovere, familiarità e isolamento: la terra, le persone che la abitano e tutto ciò che vive ancora in lui è “little wide open”.
“C’è qualcosa di involontariamente musicale nel Midwest: le cicale tra gli alberi, un treno che passa, una sirena per i tornado”, racconta Morby. “Se ascolti davvero, sotto il cielo aperto ci sono suoni quasi minacciosi, dove bruttezza e bellezza convivono e lavorano insieme. E anche se il Midwest non è tecnicamente la badlands, è la mia badlands”.
Si tratta dell’ottavo album in studio di Kevin Morby, prodotto insieme ad Aaron Dessner. Il progetto nasce nell’estate 2024, quando Dessner invita Morby ad aprire il concerto dei The National al Crystal Palace Park di Londra. Poco dopo, colpito dalla forza delle nuove canzoni, Dessner propone a Morby di produrre il suo prossimo disco. Le registrazioni iniziano all’inizio del 2025 al Long Pond Studio di Stuyvesant, New York, e si concludono a settembre dello stesso anno.
L’album vede la partecipazione di numerosi musicisti e collaboratori d’eccezione, tra cui lo stesso Dessner, Amelia Meath, Andrew Barr, Justin Vernon, Katie Gavin, Lucinda Williams, Meg Duffy e altri. Morby lo descrive come il terzo capitolo ideale di una trilogia iniziata con Sundowner, uscito nel 2020, e proseguita con This Is a Photograph del 2022, lavori che raccontavano il suo ritorno nel Midwest e in particolare a Kansas City. In Little Wide Open, la produzione di Dessner amplia e valorizza il suono senza mai distogliere l’attenzione dalle canzoni, rivelando una nuova chiarezza e una sicurezza espressiva che richiamano lo spirito di Wildflowers di Tom Petty.
Oggi residente a Los Angeles, Morby guarda al tempo in modo diverso. Come scrive Rachel Kushner nel testo che accompagna l’album: “È un disco sul tempo, sul sentirsi finalmente spostati oltre la nostalgia e il gioco della perdita (perdere, ma in modo bellissimo) del trattenere il passato. Morby ha accettato che il tempo scorre senza sosta e non può essere fermato. Ora sente di cavalcarlo. È un passeggero del tempo.”
Un sentimento che dal vivo si traduce in concerti intensi, intimi e profondamente evocativi.
Ad aprire la serata sarà Liam Kazar, cantautore statunitense dalla scrittura elegante e senza tempo. Cresciuto musicalmente tra folk, pop classico e soul, Kazar ha attirato l’attenzione della critica internazionale con un approccio sofisticato alla forma-canzone, fatto di melodie limpide, arrangiamenti curati e una voce calda e misurata. Le sue esibizioni dal vivo, essenziali e raffinate, rappresentano l’introduzione perfetta all’universo sonoro di Kevin Morby.
Nicolas Godin
Il nome potrà non essere immediatamente riconoscibile al grande pubblico, ma basta poco per far capire quanto la musica di Nicolas Godin sia parte della cultura di massa ormai da decenni. Godin è il compositore, produttore, polistrumentista e co-fondatore degli Air, il duo francese dietro alcuni dei più grandi successi degli ultimi vent’anni. Nel 2015, sette album e due colonne sonore dopo l’incontro con Jean-Benoît Dunckel, l’altra metà del progetto elettronico, Godin decide di pubblicare il suo primo lavoro solista dal titolo “Contrepoint”, profondamente influenzato dalla musica di Johann Sebastian Bach. Sempre da solista compone la colonna sonora della serie francese “A Very Secret Service”, e nel frattempo lavora minuziosamente ai brani (e al concept) di quello che sarà il suo secondo album intitolato “Concrete and Glass”, uscito il 24 gennaio 2020 per Because Music. Questa volta l’artista sceglie di farsi ispirare dalla seconda delle sue anime, quella del Godin studioso di architettura all’École Nationale Supérieure d’Architecture de Versailles, realizzando una serie di dieci brani disegnati a partire da punti di riferimento squisitamente architettonici: la composizione parte da una linea puntigliosamente minimalista che si sviluppa seguendo delle calorose curvature pop. Per Godin, l’album è anche in parte un ritorno all’elettro-pop del periodo formativo e più sognante degli Air, nel quale è presente l’influenza di Le Corbusier, uno dei più grandi architetti moderni, al quale Godin ha reso omaggio componendo brani per le sue mostre in tutto il mondo.
DIIV
I DIIV nascono nel 2011 come band di supporto per il progetto solista di Zachary Cole Smith, già batterista dei Beach Fossils ed ex-chitarrista dei Soft Black. Smith risente profondamente delle influenze di band come i My Bloody Valentine, i Nirvana e i Sonic Youth, suonando quello che viene definito un nu-shoegaze con ispirazioni che vanno dal krautrock al post punk, dove il suono è allo stesso tempo scuro ma etereo, sognante in senso malinconico, doloroso e tormentato.
La band, la cui prima formazione comprendeva il chitarrista Andrew Bailey, il bassista Devin Ruben Perez e l’ex-batterista degli Smith Westerns Colby Hewitt, inizialmente avrebbe dovuto chiamarsi Dive, ma fu costretta a cambiare nome per un’omonimia con una band industrial belga di inizio anni 90. I primi due singoli “Sometime” e “Human” vengono pubblicati nell’ottobre 2011, subito dopo la firma del contratto con la Captured Tracks, etichetta che accompagnerà la band dal primo album “Oshin” del 2012 fino all’ultimo “Deceiver” del 2019. Dopo la pubblicazione dell’album la band parte in tour, con l’aggiunta di Colin Caulfield come nuovo chitarrista e tastierista. Un anno dopo, nel 2013, iniziano una serie di problemi dovuti all’abuso di sostanze da parte di Zachary, che viene arrestato per possesso di droga poco prima di esibirsi a un concerto a Hudson, New York. A gennaio 2014 il musicista inizia un percorso di riabilitazione, durante il quale continuerà a scrivere tantissima musica componendo circa 150 brani, compreso il materiale per il nuovo album che verrà registrato a Brooklyn nel marzo di quello stesso anno. Hewitt lascia la band all’inizio delle registrazioni e viene sostituito da Ben Newman, che registrerà tutte le parti di batteria di “Is The Is Are”, un ambizioso doppio LP di 17 tracce, che subito dopo la sua pubblicazione entra nella 200 Albums Chart di Billboard. Dopo soltanto un anno la band è di nuovo costretta a fermarsi e ad annullare il tour europeo del 2017 per i continui problemi di droga di Zachary, che attraverso un post sul profilo Instagram della band fa sapere al pubblico che è seriamente intenzionato a curarsi in un centro di riabilitazione. A questa scelta seguirà la rottura con Devin Ruben Perez, accusato dallo stesso Zachary di aver espresso opinioni razziste, sessiste e antisemite in un vecchio post. Il suo posto sarà preso da Colin Caulfield, già membro della band dal 2012. Zachary Cole Smith entra ed esce dai centri di riabilitazione fino al 2018, anno della sua rinascita personale, in cui la band seguirà i Deafheaven in tour come gruppo d’apertura. Il processo di scrittura di Zachary è prolifico come sempre e la band è pronta a entrare in studio a marzo 2019 insieme al produttore Sonny Di Pierri (M83, Nine Inch Nails, My Bloody Valentine) per registrare “Deceiver”, il loro terzo album, pubblicato il 4 ottobre su Captured Tracks e anticipato dai singoli “Skin Game”, “Taker” e “Blankenship”. L’album è una profonda discesa nell’inferno personale di Zachary Cole Smith, che ci trascina nell’abisso delle sue dipendenze indicando quanto brilla la luce del sole quando dopo aver rischiato di affogare si riesce a tornare a galla. La rinascita avviene quando tutto cade a pezzi. DIIV – Zachary Cole Smith [voce, chitarra], Andrew Bailey [chitarra], Colin Caulfield [voce, basso] e Ben Newman [batteria] – creano la colonna sonora per la resurrezione personale sotto il pesante peso della catarsi metallica sostenuta da chitarre robuste e tensione vocale che quasi si spezza, ma mai del tutto…Lo stesso si potrebbe dire del viaggio che questi quattro musicisti hanno intrapreso per arrivare al loro terzo album. Tra bugie, amicizie interrotte e promesse non mantenute, si inizia a far chiarezza. “Conosco tutti nella band da dieci anni, sia individualmente che come DIIV da almeno gli ultimi cinque anni”, dice Cole. “In Deceiver, parlo di lavorare sulle relazioni nella mia vita, ripararle e accettare la responsabilità nei casi in cui ho fallito. Ho dovuto riavvicinarmi alla band. Non è stato come ricominciare da una tabula rasa, ma è stato un nuovo inizio. Ci è voluto del tempo, come con tutti gli altri nella mia vita, ma siamo cresciuti tutti insieme e abbiamo imparato a comunicare e collaborare”. Un vortice ha portato diiv lì.
Moon Duo
I Moon Duo nascono a San Francisco nel 2009 dall’unione di Ripley Johnson dei Wooden Shjips con Sanae Yamada, coppia non solo sul palco ma anche nella vita. Inizialmente ispirati dal leggendario duo di John Coltrane e Rashied Ali, i Moon Duo si sono poi avvicinati a band come Silver Apples, Royal Trux, Moolah, Suicide e Cluster.
Chitarre acide, riff kraut, drum muchine, distorsioni, riverberi e voce sussurrante sono gli elementi che hanno caratterizzato il suono straniante e lisergico del duo sino ad oggi.
Dopo il debutto con un 12 pollici su etichetta Sick Thirst, e dopo gli acclamati EP Killing Time su etichetta Scared Bones e Escape su etichetta Woodsist, Ripley e Sanae hanno dato alle stampe nel 2011 il vero e proprio album di debutto intitolato Mazes, seguito poi nel 2012 da Circles e da Shadow of The Sun nel 2015, seguito nel 2017 dalla pubblicazione di Occult Architect Vol. 1 e 2 su Sacred Bones.
Stars Are The Light è il loro settimo album e la band lo sta presentando al mondo con un tour che toccherà l’Italia a maggio per quattro imperdibili date.
Mighty Oaks
ANNULLATE LE DATE DEL TOUR EUROPEO
Sarà possibile richiedere il rimborso dei biglietti rivolgendosi ai circuiti di ticketing presso cui è stato fatto l’acquisto.
All Things Go” uscirà il prossimo 7 febbraio per BMG e il trio indie folk composto da Ian Hooper (USA), Claudio Donzelli (Italia) e Craig Saunders (Regno Unito), è pronto a intraprendere un tour mondiale che arriverà in Italia a maggio per tre imperdibili date a Bologna, Roma e Milano.
L’album è stato anticipato dai singoli “All Things Go“, “Lost Again” e “Tell Me What You’re Thinking“.
Un giro in ascensore a Monaco di Baviera diventa un fatidico avvenimento nell’esistenza di due anime, destinate da quel momento in avanti, a vivere incrociando le loro linee del tempo, in modo felice anche se fugace.
I Mighty Oaks hanno annunciato l’uscita del loro nuovo album con la pubblicazione del singolo “All Things Go“, che parla dell’incontro tra i genitori di Ian Hopper, una parabola sulla bellezza e sulla transitorietà del momento. “Mio padre era uno studente americano laureato a Monaco all’inizio degli anni ’80 ed è stato invitato a una cena da uno sconosciuto incontrato per strada. Incuriosito dal fatto che si trattasse di un appuntamento o meno, ed essendo uno che non diceva mai di no a un pasto gratuito, accettò l’invito. Salì in ascensore con un altro ospite della festa mentre si recava all’appartamento. Si trattava di quella che sarebbe poi diventata mia madre”. Ciò che seguì fu una storia d’amore transatlantica, due bambini e la morte prematura della madre di Hooper.
La band si lascia raccontare eloquentemente tramite le sue inconfondibili sonorità e il percorso artistico intrapreso più di dieci anni fa in un salotto di Berlino, passato attraverso due album tra cui l’osannatissimo disco di debutto”Howl” del 2014, il secondo lavoro “Dreamer” e centinaia di concerti in tutto il mondo. La band ha condiviso palcoscenici con artisti del calibro di Kings of Leon, The Lumineers e Chvrches, mantenendo il messaggio artistico centrale così come l’approccio positivo nei confronti della vita che emerge nella canzoni, anche quelle più tristi.
Quando Tutto Diventò Blu
QUANDO TUTTO DIVENTO’ BLU, CONCERTO A FUMETTI CON BARONCIANI
La graphic novel cult dell’illustratore diventa uno spettacolo originale con il progetto Suner di Arci. Progetto di Corrado Nuccini e Alessandro Baronciani con Daniele Rossi, Ilaria dei Gomma ed Her Skin e molte altre cantanti.
“Quando tutto diventò blu”, la graphic novel cult di Alessandro Baronciani, diventa un concerto a fumetti con Suner, il project festival targato Arci Emilia Romagna. Lo spettacolo inedito con disegni e musica live “Quando tutto diventò blu. Concerto a fumetti” creato da Alessandro Baronciani insieme a Corrado Nuccini (Giardini di Mirò), vedrà sul palco anche Daniele Rossi al violoncello e avrà come voci Ilaria Formisano (Gomma) e Her Skin. Ad ogni data ci saranno ospiti a sorpresa tra i nomi più importanti dell’indie al femminile che interpreteranno pezzi originali, scritti per il concerto disegnato e altri pezzi del loro repertorio. Il tour, che toccherà i circoli Arci del territorio Emiliano, partirà 13 febbraio dalla Sala Estense di Ferrara (dove ci sarà sul palco Maria Antonietta) e proseguirà il 16 febbraio al circolo Arci Kessel di Cavriago, il 14 marzo al Circolo Arci Colombofili di Parma, il 15 marzo al Mercato Sonato di Bologna, il 27 marzo a Kalinka di Carpi e il 29 marzo al Casa Scuola di Forlì. Suner è un progetto sviluppato da Arci Emilia Romagna in collaborazione con i comitati territoriali Arci, 37 circoli della regione ed è realizzato con il contributo della Regione Emilia Romagna.
A sonorizzare i disegni live di Baronciani saranno Corrado Nuccini dei Giardini di Mirò e il violoncellista Daniele Rossi, mentre a dare voce ai testi originali scritti per lo spettacolo saranno due giovani artiste note nella scena indie: Ilaria Formisano dei Gomma, band post punk con due album all’attivo e concerti tra Italia – hanno accompagnato anche Calcutta – ed estero, ed Her Skin, progetto di Sara Ammendolia che negli ultimi anni l’ha portata a condividere il palco con Motta e Zen Circus. A Loro due si aggiungeranno diverse ospiti tra cui Giungla, Verano, Han, Francesca Bono. Lo spettacolo è stato pensato in occasione dell’uscita in libreria della nuova edizione di “Quando tutto diventò blu” di Alessandro Baronciani, edita da Bao Publishing, in programma il 23 gennaio.
Protagonista di “Quando tutto diventò blu” è Chiara, che ama il mare e le immersioni ma un giorno si sente come soffocare sott’acqua. Chiara ha paura di tante cose, ma soprattutto di ammettere di avere un problema. Desidera fortemente che qualcuno dia un nome alla sua malattia per non dover ammettere di avere paura della paura. Alessandro Baronciani scrive un racconto così intimo da sembrare il diario di una persona vera e accompagna la giovane protagonista in un percorso che la porta a riconoscere di soffrire di attacchi di panico e superarl
Scrima
E’ uscito “FARE SCHIFO” 9 canzoni che compongono un vero e proprio storytelling, prodotte da Alessandro Forte (Aiello, Galeffi), con la partecipazione di RICCARDO ZANOTTI dei PINGUINI TATTICI NUCLEARI e MAMELI.L’album è stato prodotto da Alessandro Forte (Aiello, Galeffi) e vede la collaborazione di RICCARDO ZANOTTI, frontman dei PINGUINI TATTICI NUCLEARI, come compositore del brano “Zanetti” e del cantautore MAMELI in “Come Quella Sera”.
L’album “FARE SCHIFO” segna un nuovo percorso artistico per SCRIMA, la cui carriera è iniziata con il brano “Sofia”. Il cantautore è un artista eclettico. Il suo è un indie pop dai riferimenti colti e dalle influenze anni ’70 e ’80, in cui i suoni acustici e quelli elettronici convivono in perfetto equilibrio nei brani.
“FARE SCHIFO” è un album musicalmente vario e ricco di racconti di vita dalle immagini vivide. Delle 9 tracce del disco, le prime sei sono pensate come uno storytelling della storia d’amore tra l’artista e una ragazza misteriosa, a partire dal loro incontro (“Meno Male”), ai momenti di sofferenza causata da incomprensioni (“L’Ultima Notte di Merda”), alla fine del rapporto (“Fare Schifo”), fino alla riconciliazione (“Lei”).
Gli ultimi tre brani del disco raccontano invece delle poetiche microstorie, da “Tommaso”, ragazzo che “non vede, ma sa chi è”, a “Zanetti”, omaggio a Javier Zanetti, che racconta la storia di un calciatore dai suoi inizi fino al successo e all’amore, fino a “Milano” uno struggente racconto in versione acustica della città.
TRACKLIST – “FARE SCHIFO”: 1- Meno Male, 2- L’Ultima Notte di Merda, 3- Come Quella Sera (feat.
Mameli), 4- Fare Schifo, 5- Vieni da Me, 6- Lei, 7- Tommaso, 8- Zanetti, 9- Milano
SCRIMA (Roma, 1993) è un eclettico cantautore indie nato e cresciuto nel quartiere popolare “Giardinetti” di Roma. Ha stretto un vero e proprio sodalizio artistico con Alessandro Forte (Galeffi, Aiello), suo attuale e unico produttore, che lo ha avviato al percorso musicale. Il suo singolo di maggior successo, “SOFIA”, ad oggi conta quasi 800 mila ascolti su Spotify. Singoli come “Sofia”, “Elisa” e “E Noi” lo hanno portato ad esibirsi su vari palchi romani, tra cui Largo Venue, Atlantico in apertura a Galeffi, ma anche l’Ippodromo San Siro e il Teatro Principe a Milano.
SCRIMA fa parte della scuderia di talenti HOKUTO EMPIRE.
Bikini Kill
Le Bikini Kill sono tornate. La notizia della loro reunion è stata diffusa lo scorso aprile insieme all’annuncio di un tour mondiale che le porterà in Italia a giugno per una data a Bologna e una a Milano. Alla formazione originaria composta da Kathleen Hanna, Tobi Vail e Kathi Wilcox, si unirà Erica Dawn Lyle, che prenderà il posto dello storico chitarrista Billy Karren.
La band punk femminista e capofila della scena Riot Grrrl nasce nel 1990 a Olympia, nello stato di Washington, e nella sua prima formazione vede Kathleen Hanna alla voce, Tobi Vail alla batteria, Billy Karren (a.k.a. Billy Boredom) alla chitarra e Kathi Wilcox al basso.
La loro attività di istigatrici del movimento Riot Girrrl passa non solo attraverso la loro produzione musicale, l’attitudine punk, i testi dalla forte connotazione politica e le provocatorie esibizioni dal vivo, ma anche attraverso la prolifica pubblicazione di una zine auto-prodotta chiamata “Bikini Kill”, da cui il nome della band.
Iniziarono a girare in tour nel 1991, dopo la pubblicazione del demo “Revolution Girl Style Now!”, e, oltre a esibirsi più volte negli Stati Uniti, arrivarono a suonare in Europa, Australia e Giappone. Dopo la loro primissima uscita in fedele stile DIY, pubblicarono un EP omonimo prodotto da Ian MacKaye dei Minor Threat/Fugazi, seguito dal loro debut album “Pussy Whipped”, uscito nel settembre del 1993. Sempre nello stesso anno venne pubblicato “Yeah Yeah Yeah”, lo split album insieme alle britanniche Huggy Bear, loro compagne di lotta oltreoceano, con cui intrapresero un nuovo tour da cui è stato tratto il documentario “It Changed My Life: Bikini Kill in the UK”.
Negli anni seguenti il movimento Riot Grrrl ricevette un’attenzione in costante crescita e, di pari passo, crebbe anche la fama delle Bikini Kill, consacrate nell’immaginario comune come pioniere e rappresentanti del movimento. La band si è sempre impegnata a incoraggiare donne e ragazze non solo a lottare per la propria affermazione e per i propri diritti, ma anche a farlo fondando una band per esprimersi attraverso la musica. Esattamente come è successo a loro, folgorate da un’esibizione delle Babes in Toyland che incitavano le donne presenti tra il pubblico a partecipare attivamente alla lotta femminista attraverso il punk. A loro, insieme a tante altre musiciste perlopiù underground, si deve una grossa spinta verso la creazione di un vero e proprio network, che ha permesso a tante donne di entrare a contatto tra loro, condividere gli stessi ideali e la stessa esigenza di esprimerli attraverso musica e l’arte.
Nel 1996 pubblicarono il loro ultimo album, “Reject All American”, e un anno dopo si sciolsero per intraprendere nuovi percorsi: Karren, Vail e Wilcox continuarono a suonare insieme con i Frumpies, mentre Kathleen Hanna intraprese la carriera solista con un progetto chiamato Julie Riun, da cui poi prenderanno vita nel 1998 i Le Tigre.
Dovranno passare circa vent’anni affinché la band si riunisca di nuovo: prima nel 2017, in via non del tutto ufficiale, per suonare in occasione della presentazione di un libro, e la seconda volta, quella definitiva, nella primavera del 2019, annunciando il ritorno sulle scene con un tour mondiale che arriverà anche in Italia a giugno.
Birthh
Cresciuta a Firenze, Alice Bisi (vero nome di BIRTHH) è stata inizialmente ispirata a suonare musica dall’amore del padre per Tom Waits e Bob Dylan. Ha iniziato a scrivere canzoni da bambina e quell’abilità è cresciuta con lei. Il suo amore per il pop, il soul, l’elettronica le ha fornito le basi che adesso fanno da fondamenta alla sua musica.
BIRTHH oggi è una validissima realtà italiana esportata oltre i nostri confini: ha suonato in spettacoli e festival insieme ad artisti del calibro di PJ Harvey, Mac DeMarco, Andrew Bird, Benjamin Clementine, Nick Murphy and Imagine Dragons.
La musica di BIRTHH è spesso ultraterrena, evoca uno stato d’animo in costante mutamenteo che fa sentire allo stesso tempo tra le nuvole ma anche con i piedi per terra. Con “WHOA” ha creato un album immersivo che attinge ai più svariati generi: dal jazz al folk, dal soul all’hip-hop – un viaggio che, una volta intrapreso, non vorrete mai finire.
“Spero solo che le persone che ascoltino la mia musica provino qualcosa – dice BIRTHH – Voglio aiutare le persone con questo album. Alla fine, spero che infondi una certa positvità”.
“Sono sempre stata affascinata dal concetto di origine”, dice BIRTHH del suo nome d’arte. “Di base è una certezza. La nascita, insieme alla morte, sono le uniche due certezze. Tutto ciò che esiste ad un certo punto è nato”. E come mai la doppia ‘h’? “Avete mai provato a googlare “birth” senza due h?” dice ridendo. Stimolata dalla possibilità di suonare sempre di più in giro, registrò il suo album di debutto, “Born in the Woods”. Scritto tra i 17 e i 19 anni, ispirato da band come i Daughter, era una lavoro scuro e potente, specialmente il singolo principale “Chlorine”. La musica di Birthh spesso sembra provenire da un altro mondo, un mood in continuo cambiamento che sembra al contempo impossibile da conoscere e radicata nell’umanità. Una testa fra le nuvole, ma con un piede a terra. Il suo nuovo album “WHOA” , è uscito il 6 marzo per Carosello Records.
Sebadoh
I LEGGENDARI PIONIERI DELL’INDE ROCK LO-FI, CAPITANATI DAL BASSISTA DEI DINOSAUR JR. LOU BARLOW, TORNERANNO IN ITALIA A MARZO PER PRESENTARE L’ULTIMO ALBUM “ACT SURPRISED”
Sono passati più di sei anni dall’uscita di Defend Yourself, penultimo disco dei Sebadoh pubblicato nel 2013. Il che potrebbe far pensare che Act Surprised, pubblicato lo scorso maggio in UK/Europa per Fire Records e in USA per Dangerbird Records, abbia richiesto una lunga lavorazione, ma in realtà si tratta di un lasso di tempo relativamente breve se paragonato al gap di 14 anni intercorso tra la release di The Sebadoh e Defend Yourself.
Del resto, il trio formato da Lou Barlow, bassista e fondatore, dal chitarrista Jason Loewenstein e dal batterista Bob D’Amico, ha sempre le sue buone ragioni:
“Lou viene sempre rapito dai Dinosaur Jr. per questi fantastici e divertenti tour rock’n’roll di alto livello” ridacchia Loewenstein “quindi quando torna tra noi dobbiamo riaccendere i motori”.
Ed è esattamente quello che la band ha fatto collaborando con Justin Pizzoferrato, il produttore e sound engineer al lavoro per band come Dinosaur Jr., Pixies e Sonic Youth. L’album, registrato al Sonelab di Easthampton in Massachusetts, segna un certo cambiamento nell’approccio della band, che non solo aveva auto-prodotto il disco precedente, ma che è solita concedersi molto più tempo per finire i lavori.
“In passato” dice Barlow “avremmo scritto un brano in studio per poi svilupparlo strada facendo”. “Questa volta invece, prima di registrare, abbiamo provato giusto un paio di settimane” aggiunge Loewenstein “cosa che non facciamo quasi mai. Quindi ci siamo concessi la possibilità di non usare il primo take e prenderci giusto un po’ di tempo per rifinire le cose in studio”.
“Ho sempre desiderato lavorare a un disco dei Sebadoh insieme a Justin” aggiunge Barlow. “Oltre alla sua abilità come ingegnere del suono” dice D’Amico “il suo temperamento è perfettamente affine con quello della band. Eravamo tutti a nostro agio a lavorare con lui. È un musicista e lavora pensando sia da ingegnere che da membro della band.” Ed è vero. Infatti questa è una raccolta di brani che richiama sicuramente il classico sound dei Sebadoh – l’iconico suono stridente di chitarre, gioioso e malinconico allo stesso tempo – ma che si muove in avanti pur rimanendo sempre fedele all’originale. Barlow e Loewenstein cantano e si armonizzano più che mai per creare quello che viene definito da D’Amico “the real sound”, scrivendo sette canzoni ciascuno, mentre D’Amico ha scritto solo la penultima “Leap Year”, un mix iperattivo di ritmi angolari che riflettono il presente strano e distopico in cui tutti viviamo. Temi d’attualità e d’ispirazione sociale ricorrono anche nei brani composti da Barlow e Loewenstein, il che, nonostante i Sebadoh non siano mai stati una band apertamente impegnata politicamente, rende Act Surprised un album vitale per l’era moderna: conserva i tratti distintivi che hanno definito la trentennale e straordinaria carriera dei Sebadoh i quali, con questo disco, hanno comunque saputo rinnovare il loro sound, ringiovanendolo ed esplorando nuove direzioni.
“Sono molto orgoglioso” afferma D’Amico “e sono molto contento di come lo abbiamo creato. Penso che in qualche modo suoni diversamente rispetto al resto della discografia del Sebadoh e spero che riesca a rendere felici i fan di lunga data, permettendoci allo stesso tempo di guadagnarne dei nuovi.”
Soviet Soviet
Partirà ad aprile da Mantova il nuovo tour dei Soviet Soviet, che nel 2023 ritorneranno sul palco con una nuova formazione e un nuovo attesissimo capitolo discografico, dopo il loro ultimo EP “Ghost” del 2019.
Ad accompagnare il cantante e bassista Andrea Giometti, rimasto da sempre membro fisso della band, e lo storico batterista Alessandro Ferri, tornato nei Soviet Soviet dopo un periodo di stop, la chitarrista Arianna Pasini, già parte attiva di altri progetti musicali e che fa il suo ingresso nella band a partire da queste prime quattro date del tour.
I Soviet Soviet si confermano sempre di più una “evergreen band”, che anche questa volta susciterà l’entusiasmo sempre vivo della loro numerosa e affezionata fanbase.
BIO
I Soviet Soviet sono una band nata a Pesaro nel 2008 e attualmente composta da Matteo Sideri (chitarra), Andrea Giometti (basso/voce) e Alessandro Ferri (batteria). Il trio ha iniziato ad acquisire notorietà nel 2009, con una manciata di singoli autoprodotti e un lunghissimo tour pieno di date. La notorietà della band cresceva costantemente grazie alle eccezionali esibizioni dal vivo e all’EP “Summer, Jesus” pubblicato nel 2011. L’immediatezza che caratterizza la dimensione live dei Soviet Soviet è stata presto portata in studio, dove, grazie a un lavoro particolarmente meticoloso, nasce “Fate”, il loro debut album pubblicato nel novembre 2013, che si inscrive nella traccia sonora dei precedenti EP. Verrebbe naturale etichettare i Soviet Soviet con l’aggettivo “post-punk”, anche se la band è costantemente impegnata ad ampliare i propri orizzonti verso diversi generi affini come coldwave e art-punk, con lo scopo di ottenere sonorità sempre nuove. Su questa scia, il 2 dicembre 2016, esce “Endless”. I brani dell’album sono presenti in diverse compilation e conta anche un remix realizzato da Olver Ackermann (il cantante degli A Place To Bury Strangers). È stato seguito da numerosi tour in Italia e nel mondo (USA, Messico, Sud America, Russia e tanti altri).
Damo Suzuki’s Network
Il Damo Suzuki’s Network è un progetto nato nel 1998 per volere del cantante e chitarrista giapponese Damo Suzuki, ex-cantante della storica band Can. La natura del progetto rispecchia quella del suo fondatore: Damo è un giramondo in continuo movimento, uno sperimentatore e un improvvisatore, e così anche il Damo Suzuki’s Network che, mirando a coinvolgere di volta in volta i musicisti più validi del paese in cui approda, si rimodella in continuazione, senza seguire uno schema ben preciso, ma adattandosi al contesto sperimentando e improvvisando.
Fino a ora il network ha girato in tour Europa, America, Africa, Asia e Oceania, passando diverse volte in Italia tra cui una in particolare, nel 2011, per quattro concerti insieme a Manuel Agnelli, Xabier Iriondo, Erico Gabrielli e Cristiano Calgagnile dai quali è anche nato il live album “Sette modi per salvare Roma”.
Il regista Francesco Di Loreto ha documentato per cinque anni le performance e i viaggi di Damo Suzuki in ben tre continenti realizzando il documentario “Neverending Tour”, vincitore nel 2015 del premio speciale della giuria all’UNERHÖRT Music Film Festival di Amburgo (DE). È disponibile sottotitolato in italiano sul canale You Tube de La Tempesta: NEVERENDING TOUR
Princess Nokia
In un mondo in cui la cultura dominante impone i propri leader e il mainstream plasma le generazioni privandole dell’individualità, gli outsider reclamano un posto sotto i riflettori. Princess Nokia, senza pretese ma con naturalezza, riempie il vuoto con una sincerità rigorosa, reale e cruda, a colpi di rime affilate come un rasoio. La rapper, imprenditrice, attrice, attivista e icona di stile newyorkese di origine portoricana fa sentire la sua voce nella società amplificandola attraverso musica, moda, cinema e impegno civile. Nata con il nome Destiny Frasqueri, decide di diventare Princess Nokia per simboleggiare l’autenticità e dimostrarne il potere quando questa è supportata da un movimento in crescita. È arrivata fino a questo punto seguendo un percorso degno di un libro: dopo aver perso sua madre ed essere stata sballottata fra una famiglia affidataria e l’altra per metà della sua vita, ha trovato il modo di superare le difficoltà raccontando la sua storia attraverso la poesia, che presto avrebbe assunto forma musicale passando per innumerevoli progetti e mixtape, tra cui Honeysuckle, Vicki Gotti e 1992. Dopo una prima serie di release, tra cui l’album “Metallic Butterfly” pubblicato con il suo nome di battesimo, la svolta che le ha permesso di conquistare lo spazio che cercava arriva con la pubblicazione su Rough Trade di 1992 Deluxe, il suo album d’esordio come Princess Nokia, arrivato a un anno di distanza dall’EP “A Girl Cried Red”. In breve tempo ha raggiunto la Top 25 della Billboard Heatseekers Chart, NME ha classificato 1992 Deluxe come “Album of the year”, Noisey gli ha assegnato una bella “A” e il The Guardian quattro stelle su cinque. Princess Nokia ha iniziato a collezionare sold out e streaming e a dirigere i suoi stessi videoclip, sempre nello spirito di una fiera indipendenza, fatta di mosse ben calcolate per essere ascoltata sempre di più e sempre più forte. Diventa anche conduttrice del programma radiofonico “The Voice in My Head with Princess Nokia” su Apple Music Beats 1 per il lancio della fragranza Munity per Maison Margiela. Lungo il percorso ha raccolto gli apprezzamenti da parte del New York Times, Stereogum, Vice e molte altre testate autorevoli e continuato senza sosta a esprimersi in modo creativo. Nel 2019 si ritira a Los Angeles per evolversi e registrare nuova musica, evoluzione che si cristallizza con la pubblicazione di “Sugar Honey Iced Tea (S.H.I.T.)”, brano che ha preso vita da una poesia durante un viaggio in Porto Rico, proprio come le sue prime composizioni. Al suo ritorno si è dedicata alla produzione, aggiungendo cori e fiati. La traccia è stata accolta con entusiasmo ovunque, da Vogue a Rolling Stone, a E! Entertainment e molti altri. Ha in seguito pubblicato il singolo “Balenciaga”, traccia pungente e affilata, nel cui videoclip Princess Nokia si “mette a nudo” (in senso letterale) ostentando la sua sicurezza mentre blocca designer e fashion victim, (s)vestendosi da sola. A febbraio, anticipato dall’uscita del singolo “Green Eggs & Hamm”, pubblica la doppia release “Everything is Beautiful / Everything Sucks”. Ergendosi come voce di cui il “game” ha bisogno, Princess Nokia continua a rappare inseguendo le sue cause, dichiarandolo apertamente anche nel testo di S.H.I.T. quando dice “Non faccio questa me**a per essere famosa, io faccio questa me**a perché la adoro”. Princess Nokia vuole essere, ed è, la voce di cui la cultura ha bisogno.