Alessandro Cortini

Alessandro Cortini è un musicista, produttore, compositore e costruttore di strumenti italiano.

Tra le figure più importanti della musica elettronica contemporanea, è noto soprattutto per il suo lavoro atmosferico ed evocativo. Oltre a essere un membro storico dei Nine Inch Nails è sempre stato un compositore estremamente prolifico, nel corso degli anni non ha mai smesso di pubblicare musica di rilievo con etichette prestigiose come Mute, Hospital e Important Records. Nel corso della sua carriera, ha anche collaborato con artisti del calibro di Lawrence English, Daniel Avery e Merzbow (solo per citarne alcuni). Bilanciando atmosfere dark con ritmi fumosi e pulsanti, le sue composizioni sono perfettamente ponderate, strutturate e ipnotiche.

Cortini è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame nel 2020 grazie al suo lavoro con i Nine Inch Nails, entrando nella storia come l’unico musicista italiano ad aver mai ricevuto questo riconoscimento.

Nel 2021, in collaborazione con il produttore di synth boutique Make Noise, Cortini ha pubblicato il suo synth personalizzato semi-modulare, “Strega”. Nello stesso anno, ha utilizzato Strega per creare il suo ultimo LP, Scuro Chiaro su Mute, che Pitchfork ha descritto come “situato a metà tra il purgatorio e il firmamento, che riesce a emozionare e sorprendere costantemente“.

Dopo anni di tournée in tutto il mondo, Cortini ha anche realizzato colonne sonore per sfilate di moda, tra cui grandi maison come Alexander McQueen, Dior e diverse presentazioni di Fendi. Nel 2022, ha esposto un’installazione audio high-concept chiamata “Nati Infiniti” per il Sonar 2022 presso la “Fábrica de Moagem” del Museu de Lisboa, che ha poi replicato all’Atonal di Berlino nel 2023.

La musica di Alessandro Cortini è stata concessa in licenza per l’utilizzo in televisione, film e documentari, videogiochi e spot pubblicitari, tra cui la serie di successo di FX “The Bear”, “Thank You Very Much”, un documentario su Andy Kaufman, Samsung, BMW, Sony e Netflix. Anche i remix sono parte integrante dell’identità di Cortini: ha remixato artisti del calibro dei Depeche Mode, dei Mogwai, dei Death Cab For Cutie, di Yann Tiersen, dei Vatican Shadow e molti altri ancora.

 

Loraine James

Loraine James è cresciuta a Enfield, nel nord di Londra ed è stata attratta dal mondo della musica grazie all’eclettico amore per la musica di sua madre, e ringrazia il multiculturalismo della sua città per aver “allargato le sue orecchie” durante l’adolescenza. Ha preso lezioni di pianoforte da bambina, mentre le lezioni al college, e successivamente al corso di musica commerciale della Westminster University, hanno facilitato il suo incontro con gli strumenti di base per la produzione digitale. Il suo approccio musicale mostra una vorace curiosità musicale e un approccio eccitante e impareggiabile al fare musica.

La sua ampia esposizione al jazz, all’elettronica, al drill e al grime del Regno Unito, riassemblati attraverso le sue capacità intuitive e l’approccio intimo, quasi “diaristico” al fare musica, possono essere ascoltati nel colorato miscuglio del suo album d’esordio su Hyperdub “For You And I“ che è stato accolto molto positivamente quando è stato pubblicato alla fine del 2019, ottenendo ottime recensioni da parte di Pitchfork, Line of Best Fit, Mixmag e album dell’anno sia su DJ Mag che su Quietus nel Regno Unito, oltre a un solido supporto radiofonico. Seguì un fitto programma live con headliner e band di supporto come Telefon Tel Aviv, Jessy Lanza e Holly Herndon, oltre a richieste come remixer, prima che il Covid fermasse tutto.

Loraine ha approfittato del Lockdown per lavorare al suo EP Nothing, sempre per Hyperdub nel 2020, oltre a pubblicare EP su Bandcamp e un numero costante di remix, da Jessy Lanza a Gordi a molti altri per affinare le sue abilità, oltre a iniziare uno spettacolo mensile a NTS radio ed esibirsi al festival musicale annuale di Adult Swim. Loraine ha completato e pubblicato il suo terzo album Reflection nel giugno 2021. Ha anche registrato l’omonimo album di debutto con il suo alias ambient-adiacente, Whatever The Weather, in arrivo nella primavera del 2022 su Ghostly International. In contrasto con la sua sensibilità alla musica da club percussiva, con WTW usa improvvisazioni alla tastiera e sperimentazione vocale per modellare l’atmosfera, l’umore e il tono.

A ottobre dello stesso anno, la musicista e producer pubblica Building Something Beautiful For Me, questa volta a nome Loraine James: una raffinata rielaborazione ricca di spunti nuovi e originali del lavoro del compositore Julius Eastman.

Kiwi Jr.

I Kiwi Jr. sono una band indie rock canadese originaria di Toronto formata da Jeremy Gaudet (vocals), Mike Walker (bass), Brohan Moore (drums), and Brian Murphy (guitar)

Pubblicano il loro primo album “Football Money” nel 2019 sulla canadese Mint Records, per poi passare sotto contratto con la prestigiosa Sub Pop, su cui usciranno “Cooler Returns” del 2021 e “Chopper” ad agosto 2022. 

Prodotto da Dan Boeckner, figura di spicco nel panorama indie canadese, nonché fondatore dei Wolf Parade e attuale chitarrista degli Arcade Fire, “Chopper” rappresenta un’evoluzione stilistica per la band, che arricchisce il loro guitar pop di synth e tinte al neon, malinconia pop futuristica e un approccio più fresco ai testi. Accolto con entusiasmo dalla stampa musicale, ha ottenuto un 7/10 da Pitchfork, è stato Album of the Week su Blooklyn Vegan e MOJO e Album of the Day su Bandcamp, oltre a una serie di recensioni positive su testate come il New Yorker, Allmusic, Louder than War tra le più importanti.

Nosaj Thing

Jason Chung, in arte NOSAJ THING è nato e cresciuto a Los Angeles. Pubblica attivamente musica e si esibisce da oltre 15 anni, cioè dai suoi primi live nei primi anni 2000 presso il locale DIY di DTLA The Smell, passando per l’apertura di The xx e The Weeknd, fino alle esperienze come headliner nelle line up dei festival in tutto il mondo, sempre in collaborazione con importanti visual artists come Bureau Cool e Daito Manabe.

Ha prodotto brani per Kendrick Lamar, Kid Cudi, Juliana Barwick e molti altri, ed è stato commissionato da un elenco di artisti ampio e diversificato tra cui Philip Glass, Charlotte Gainsbourg e Flying Lotus. Tuttavia, è proprio attraverso i suoi EP e album che Nosaj Thing esprime a pieno la sua anima trasversale tra generi e le ispirazioni, spingendo la musica sperimentale in un corpo di lavoro ultraterreno,solido ed evocativo: dal primissimo Views / Octopus EP (2006), ai seguenti Drift (2009), Home (2013), Fated (2015), No Reality EP (2016), Parallels (2017) e No Mind (2020).

Dopo aver fondato Timetable Records nel 2013, l’artista multidisciplinare ha continuato a realizzare colonne sonore per film, sfilate di moda e installazioni artistiche. Nel 2020 Chung ha firmato con LUCKYME records, con cui ha pubblicato il suo ultimo album, Continua, nell’autunno del 2022.

Christian Löffler

L’arte di Christian Löffler è fortemente ispirata dal suo ambiente. Vive e lavora, sia come pittore che come musicista, nella remota penisola di Darss, nel nord-est della Germania, e il suo atelier si trova all’interno di una rustica capanna di tronchi circondata da una vegetazione selvaggia che si affaccia sul Mar Baltico. 

Luogo che gli ha fornito la solitudine necessaria per il suo lavoro caratterizzato da una forte introspezione, influenzandolo allo stesso tempo attraverso i suoi aspri paesaggi in un continuo dialogo creativo tra artista e natura. Questo isolamento bucolico, tranquillo e intenso per natura, ha definito il corpus di opere di Löffler, sia visive che musicali, nel corso degli anni.

Dopo il suo debut album nel 2012, A Forest, Löffler pubblica il suo secondo album Mare nel 2017. In Mare, può essere percepita ogni parte del suo ambiente presente grazie al field recording del suo atelier. Il risultato è un viaggio organico attraverso la sua casa e il suo luogo di lavoro ricchi di natura. Nel 2019 Löffler continua a trarre ispirazione dall’importanza dell’ambiente circostante. Prende il nome dalla città in cui risiede, Graal (Prologue) e contiene musica creata in un periodo in cui Löffler era costantemente in tournée: schizzi di melodie scritte per strada. Le sei tracce risultanti dell’album hanno un aspetto minimale e concentrato, dato dal ritorno alle origini che Löffler ha adottato quando ha lavorato su queste idee approssimative.

È stato seguito da Lys, che funge da sequel e contrasto con Graal. L’idea dell’intero progetto è che abbia una dicotomia organica – mentre Graal è stato creato on the road (Löffler lo paragona a un diario di viaggio), il seguito è un classico album in studio, creato nel suo studio di registrazione casalingo. Lys, tuttavia, cattura qualcosa di ancora più fondamentale in natura: la luce. “Mi sono reso conto che la luce è diversa nel nord della Germania, e questo è diventato un tema generale per l’album”, spiega Löffler. “Prima avevo Mare e Forest, e ora è diventato leggero”, da qui il titolo dell’album, che in danese significa “luce”. Entrambi gli album erano anche accompagnati dall’arte di Löffler; una serie di schizzi e dipinti monocromatici disegnati a mano che sono serviti da ispirazione per la musica. Nel 2020 invitato dalla principale etichetta di musica classica del mondo, Deutsche Grammophon, Löffler ha rielaborato brani di Beethoven, così come di altri leggendari compositori di musica classica tedeschi come Wagner e Bach, per creare il suo ultimo album Parallels. Infondendo nuova vita alle composizioni classiche, Parallels invita una nuova generazione di amanti della musica a scoprire il ricco patrimonio della musica classica e ad esplorare gli archivi storici di Deutsche Grammophon.

Ceri Wax

Ceri Wax è un produttore e dj tra i più iconici e innovativi dellascena in Italia. Tra elettronica e sperimentazioni, WAXTAPE è la sua prima release, un album di 29 tracce pubblicato sottoforma di 4 Movimenti. Dentro c’è l’energia viva del clubbing e la voglia di dancefloor inteso come esperienza collettiva e profonda. WAXTAPE è voglia di rinascita e di dissolvere l’io nel noi. Ceri Wax si lancia in un magma di suoni liquidi, melodie e ritmo, musica che scorre senza vincoli. Il disco contiene il singolo “Solo Insieme”, la cui release è stata accompagnata da un video ufficiale diretto da Giada Bossi e realizzato in UK che ha vinto il premio come Miglior Videoclip di musica elettronica ai Videoclip Italia Awards 2023 È stato inoltre candidato come miglior video al “Berlin Music Video Awards 2022” e all’”Oslo Film Festival”. Il disco è stato presentato per la prima volta dal vivo in un tour partito da Parigi e che ha toccato poi le principali città italiane.

Nel novembre 2023 esce WAXTAPE 2. Ceri Wax continua il percorso iniziato col suo primo Waxtape, ma qui reminiscenze meccaniche urbane si mescolano con ritmi più tribali. Tornare a forme più immediate e primitive, lontane da un luogo e da un sistema che non si adatta mai. Per chi sente di non appartenere più a quel paesaggio, sentiti libero di muoverti e di essere. Non ci sono parole perché questa è la forma scelta, la sua declinazione: musica e danza. C’è chi canta di una rigenerazione necessaria, chi la esprime in un’opera d’arte, Ceri comunica questa sua necessità attraverso il suo ritmo.

A Maggio 2024 esce “Il suono di Milano Nord”, un brano che attraverso il sound e una voce generata dall’intelligenza artificiale che recita le fermate della metro rossa, racconta dell’incontro di culture e la tipicità della zona di Milano Nord caratterizzata in particolare da una forte presenza di persone latinoamericane.

Libero”, in uscita il 22 Gennaio 2025, sarà il primo singolo che introduce l’ultimo disco di Ceri Wax. Un nuovo capitolo del suo cammino solista che lo trovo a riassumere il suo passato in unico disco. Le esperienze più colorate degli EP Solo e Insieme si mischiano con la ricerca ritmica e le melodie oscure dei due WAXTAPE. Il nuovo viaggio di Ceri Wax sarà accompagnato da un racconto, una storia che serve ad introdurre il suo immaginario, oltre che raccontare i turbamenti e i sogni che ha vissuto in questi ultimi anni.

In una Città dove tutti vivono per se stessi e la musica è diventata una mera produzione sonora, Śolo vive una rivoluzione interna che lo porterà ad intraprendere un viaggio di scoperta e crescita. La Ritmo Foresta è il luogo magico dove il protagonista inizia la sua rinascita. Nella città tutto è stabilito secondo rigide formule e i numeri determinano i ranghi sociali, nella foresta la matematica diventa magia limitandosi a descrivere la vita e i misteri in essa contenuta. L’ONDATONDA è la base di ogni movimento che descrive l’universo. Incapaci di prevedere le conseguenze delle proprie azioni Gli abitanti della città continuavano imperterriti a seguire la propria unica vocazione: Superare se stessi ma soprattutto gli altri. Da un lato erano diventati esperti nel cogliere aspetti di imperfezione, Dall’altro dipendevano dallo stare sempre senza problemi rimanendo così sempre più soli.”

L’archivio musicale di Ceri Wax continua a crescere e al WAXTAPE si affiancano release legate al nuovo progetto INIT, una serata Q Club di Milano ideata e realizzata dallo stesso producer. E così verranno rilasciati solo su Bandcamp e Soundcloud una serie di nuovi EP dedicati alla scena club. INIT è un movimento che vuole suonare e far ballare musica di qualità. Per sentirci liberi e creare una connessione quasi intima, da vivere in prima persona, contribuendo a dare un nuovo impulso all’underground dell’elettronica italiana. “Un’insegna all’ingresso recita “noi + musica = una cosa sola”. Voglio entrarci e perdere il senso delle cose. Non voglio pensare a come vivere, voglio vivere per vivere” – Ceri Wax

Miss Grit

Miss Grit è l’alter ego cybernetico, post-umano e non-binario di  Margaret Sohn, polistrumentista di origini coreane di base a New York.

Il progetto nasce nel 2018 al college e già nei primi due EP, “Talk Talk” del 2019 e “Impostor” del 2021, è presente in modo sempre più netto e predominante il tema dell’identità e della soggettività in una società sempre più tecnocentrica come quella contemporanea. Questa forte impronta narrativa, musicalmente espressa sotto forma di elettronica pop con alternanza di synth, chitarre e derive noise, trova la sua realizzazione definitiva nel suo debut album “Follow The Cyborg“, pubblicato  Il 24 febbraio su Mute Records e anticipato dai singoli “Nothing’s Wrong” e “Like You“.

 

The Bloody Beetroots

The Bloody Beetroots è una delle figure più innovative e pionieristiche della musica elettronica, capace di colmare il divario tra electro, punk rock e dance in un’esperienza sonora unica. Fondato nel 2005 dal musicista e produttore italiano Sir Bob Cornelius Rifo, il progetto ha attraversato diverse evoluzioni nel corso degli anni, senza mai perdere la sua capacità di affascinare il pubblico di tutto il mondo.

Dal successo planetario di Warp 1.9 con Steve Aoki agli album acclamati dalla critica come Romborama, Hide e The Great Electronic Swindle, The Bloody Beetroots ha saputo ritagliarsi un ruolo di primo piano nel panorama musicale internazionale. Il progetto si distingue per la fusione esplosiva tra beat elettronici e strumenti dal vivo, oltre per l’iconica maschera TBB, divenuta il simbolo della visione artistica audace di Rifo.

Le collaborazioni di Sir Bob Cornelius Rifo spaziano tra generi e icone della musica, formando un lungo elenco che include Paul McCartney, Tommy Lee, Jet, e performance condivise con Snoop Dogg, Metallica, The Prodigy e Kanye West, e dimostrando una versatilità senza confini. Negli ultimi anni, The Bloody Beetroots ha esplorato nuove direzioni sonore senza mai tradire le proprie radici. L’integrazione di elementi multimediali nei suoi show ha trasformato le esibizioni in esperienze immersive, conquistando sia il circuito dei festival che quello delle location più intime.

Artista poliedrico, l’evoluzione di Rifo è costantemente in divenire tra DJ set, produzione musicale e impegno attivo nelle cause ambientali. Sempre alla ricerca di nuovi stimoli, mantiene viva l’energia che ha reso The Bloody Beetroots un progetto così tannto rivoluzionario. Con album, EP e tour in tutto il mondo, il suo impatto nella scena musicale è innegabile, evolvendosi costantemente e lasciando un segno indelebile nella storia della musica elettronica.

Cari Cari

La rivista IndieShuffle US li ha definiti “i figli nati dall’unione di The Kills e The xx”, mentre per Rolling Stone sono stati “la migliore scoperta del Primavera Sound 2018”. 

I Cari Cari sono Stephanie Widmer (voce, batteria e didgeridoo) e Alexander Koeck (voce, chitarra).

Prima di pubblicare il loro album di debutto “Anaana“, il duo austriaco ha vissuto a Londra, Amburgo e Madrid. Fin dall’inizio, i Cari Cari hanno lavorato molto per inventare e costruire il proprio mondo, realizzando tutto con cura maniacale: dalla musica agli artwork, dai video alle scenografie. Questa meticolosa attenzione ai dettagli ha fatto guadagnare alla band una fedele fan base e infatti loro fan accaniti hanno riempito oltre 1000 sale in tutta Europa. Il loro album è stato elogiato da testate e radio del calibro di NME, KCRW, Rolling Stone, BBC Radio 1 e molti more.

Nell’arco di due anni e dopo la pubblicazione di diversi singoli ed EP psichedelici e desertici,a settembre 2022 la band è approdata a Kookoo Island con l’album “Welcome To Kookoo Island”, nato dal desiderio di ritirarsi completamente dalla vita moderna.

Registrato nel loro studio in un parco nazionale austriaco, è un avvincente sentiero verso l’escapismo psichedelico: “Kookoo Island è la nostra isola di libertà, l’utopia di come pensiamo dovrebbe essere il mondo“, spiega Widmer. “Sembra strano sognare un posto del genere in questo momento, ma sognare come vogliamo che sia il mondo è il primo passo per renderlo realtà“. 

Il singolo “No Proper Life” parte come una jam rock blues in stile White Stripes con una linea di basso martellante accompagnato da riff di chitarra a 12 corde. La traccia parla dell’impulso di criticare una “vita conforme”: “un lavoro conforme, amici conformi, hobby conformi e vivere la tua vita come se fossi qualcun altro invece di osare andare per la tua strada. Nessuno è più bravo di te nell’essere te stesso“. aggiunge il chitarrista Alexander Koeck.

Il videoclip di “No Proper Life” è stato illustrato da Kane Rowlingson. La band spiega: “A volte se vuoi vivere una vita non allineata devi essere testardo come un mulo. Il video segue la nostra mascotte Donny l’asino mentre schiva le tentazioni di una vita corretta

Kookoo Island è l’utopia personale dei Cari Cari, costruita ispirandosi a una pletora di pietre miliari culturali, che vanno da Moonrise Kingdom di Wes Anderson al romanzo Steppenwolf di Hermann Hesse, dalla colonia di pirati del XVII secolo “Liberatia” al paesaggio vulcanico delle Isole Canarie. Su Kookoo Island non ci sono lavori o responsabilità, solo lunghi tramonti, fiumi tortuosi ed esplorazioni infantili.

“Cinematico” è una definizione che viene spesso usata per descrivere la musica dei Cari Cari, il che non sorprende data la loro origine. Entrambi cinefili, sono cresciuti ascoltando le colonne sonore dei film, prediligendo in particolare il lavoro del maestro Ennio Morricone.

“Facciamo musica nello stesso modo in cui Tarantino fa i film. È proprio per questo che siamo diventati una band: ci piace pensare di fare musica che potrebbe potenzialmente essere inclusa in un film di Tarantino”, ride Widmer. “Il nostro modo per capire se una canzone è finita è se riesce a darci un’idea per un video musicale e possiamo immaginare le immagini nella nostra testa”, continua Koeck. “Le colonne sonore di Wes Anderson sono state una grande ispirazione per questo album. Si potrebbe dire che se il nostro debutto è stato il nostro album di Tarantino, allora questo è il nostro album di Wes Anderson”.

Fin dal loro inizio, i Cari Cari hanno lavorato instancabilmente per creare il loro mondo, realizzando tutto con cura: dalla loro musica alle loro opere d’arte, dai video alle scenografie. Questa meticolosa attenzione ai dettagli ha fatto guadagnare alla band una fedele fanbase. La rivista Rolling Stone li ha definiti “la più grande scoperta del Primavera Sound Festival”, i loro fan accaniti hanno fatto il tutto esaurito in oltre 1000 sale in tutta Europa e il loro album di debutto è stato elogiato da testate del calibro di NME, KCRW, Rolling Stone, BBC Radio 1 e molte altre.

Ora, la band si imbarca nella sua prossima avventura con “One More Trip Around The Sun“. Questo nuovo album racchiude anni di esplorazione, auto-scoperta e crescita artistica. “È un viaggio attraverso il nostro universo, un riflesso del mondo come ci si sente in questo momento“, spiega Widmer. Audace, coinvolgente e pieno di ambizione, One More Trip Around The Sun invita gli ascoltatori a esplorare territori inesplorati di suono e immaginazione, consolidando il posto dei Cari Cari come uno degli artisti più innovativi e accattivanti della loro generazione.

 

Boy Harsher

Il 21 gennaio 2022 su Nude Club è uscito “The Runner (Original Soundtrack)“, il quinto album del duo statunitense con sede a Northampton formato dalla cantante Jae Matthews e dal produttore Augustus Muller, Boy Harsher.

Non si tratta di un album tradizionale ⁠— è la controparte musicale di un cortometraggio scritto, prodotto e diretto dal duo, intitolato The Runner, uscito contemporaneamente all’album nel gennaio 2022. The Runner è un film horror intervallato da un “meta-documentario” sul processo di registrazione dei Boy Harsher. La colonna sonora è in equilibrio tra strumentali cinematografici e canzoni pop, superando i confini del suono tipico dei Boy Harsher. 

Sia il film che la colonna sonora si aprono con la forte presenza di “Tower“, il primo singolo estratto. Con i suoi sintetizzatori pulsanti, questo brano è un incantesimo sul desiderio e sulla distruzione imminente, al punto in cui al culmine della canzone, le suppliche di Matthews si trasformano in urla disperate. “Abbiamo scritto ‘Tower’ diversi anni fa e sebbene si sia evoluto nel corso degli anni, il suo intento iniziale rimane lo stesso: quella sensazione di essere avvolti, soffocati, intrappolati in una relazione, che a sua volta si manifesta in un attacco sconsiderato“, spiega Matthews. “Ciò che ami di più può trasformarti in un mostro. Ed è di questo che parla questa canzone, essere un demone paralizzato“.

Dal 2014, i Boy Harsher hanno costantemente prodotto musica che alcuni potrebbero definire il gold standard di darkwave e new industrial. Matthews e Muller si sono incontrati a Savannah (Georgia), mentre entrambi studiavano cinema, dove è nato il loro interesse iniziale per la musica. Matthews avrebbe scritto le sceneggiature e Muller avrebbe composto le colonne sonore per i suoi film inesistenti. Il loro primo EP, Lesser Man, è stato originariamente pubblicato su una piccola tiratura di cassette, ma ha rapidamente guadagnato popolarità online ed è diventato un successo underground. L’LP Yr Body is Nothing del 2016 e l’EP Country Girl del 2017, hanno portato il duo in lunghi tour e spettacoli sold out negli Stati Uniti e in Europa, dove sono diventati famosi per le loro spericolate e avvolgenti esibizioni dal vivo. Nel 2019 esce Careful, LP molto elogiato da NPR Music, Pitchfork, Resident Advisor, VICE e molti altri.

L’anno scorso, nel bel mezzo dell’ovvio caos, ma anche in seguito alla diagnosi di sclerosi multipla di Matthews, Muller ha iniziato a lavorare su schizzi cinematografici lunatici. Non era ben chiaro cosa sarebbero diventati questi pezzi oltre alla catarsi: il duo non era in grado di andare in tour e fare “musica da club” non sembrava giusto. Nel periodo di convalescenza di Matthews, Muller continuava a pensare a un personaggio sinistro: una donna che correva nel bosco. Insieme, il duo ha sviluppato ulteriormente questa idea in un film che esplora la lussuria, la compulsione e le orribili tendenze della seduzione. 

Caratterizzato dal pop oscuro per cui i Boy Harsher sono noti, l’album abbraccia anche l’etica della colonna sonora includendo brani strumentali inquietanti con brani con cantanti ospiti che sembrano provenire da gruppi musicali diversi: “Machina” è un omaggio HI-NRG eseguito da Mariana Saldaña di BOAN, cantato sia in spagnolo che in inglese. “Autonomy” è un brillante e sincero inno new wave con Cooper B. Handy aka Lucy. 

In ultima analisi, il nuovo album dei Boy Harsher è una ricostruzione di tempi incerti trasformati in suono e immagine in movimento. The Runner e la sua colonna sonora sono sia un ritorno alla forma che un’evoluzione per il duo.

Andrea Poggio

Il percorso musicale di Andrea Poggio ha inizio con i Green Like July, gruppo con cui incide tre dischi, due dei quali – “Four-legged fortune” (Ghost Records, 2011) e “Build a fire” (La Tempesta, 2013) – vengono registrati da AJ Mogis nei prestigiosi ARC Studios di Omaha, Nebraska (studi in cui hanno registrato artisti come Bright Eyes, Julian Casablancas e Dev Hynes). 

Nel 2017 esce per La Tempesta “Controluce”, il suo primo album solista.  “Controluce” viene registrato tra Milano e New York da Eli Crews, produttore statunitense che – oltre ad aver lavorato con Yoko Ono, Why? e Deerhoof – è il principale artefice del suono di “Whokill” e “Nikki Nack” di tUnE-yArDs. Il disco vede la partecipazione di Enrico Gabrielli e Adele Altro (Any Other) ed è nella cinquina del Premio Tenco – Opera Prima.

Il tour di supporto a “Controluce è un tour di più di quaranta date che porta Andrea Poggio ad aprire concerti di noti artisti italiani (Colapesce, Baustelle e Brunori Sas) ed internazionali (Erlend Oye e Jonathan Wilson). Nel settembre del 2019, ha luogo un tour di dieci date in Germania, tour che porterà Andrea Poggio a calcare palchi prestigiosi quali il palco del Maifeld Derby e del Reeperbahn Festival. 

Nell’autunno del 2019, Andrea Poggio inizia a lavorare alla colonna sonora del film “Onoda” del regista francese Arthur Harari. La colonna sonora verrà composta assieme ad Enrico Gabrielli e Sebastiano De Gennaro, oltre che al sound artist giapponese Gak Sato ed al musicista francese Olivier Marguerit. Il film viene presentato al Festival di Cannes nel luglio del 2021 in apertura della prestigiosa sezione Un Certain Regard

Nell’ottobre del 2021 iniziano le registrazioni del disco nuovo intitolato “Il futuro”, in uscita nella 5 maggio 2023 per La Tempesta. L’album è stato registrato tra Milano e Bristol da Ali Chant (PJ Harvey, Perfume Genius e Yard Act) e Federico Altamura, prodotto da Federico Altamura e Andrea Poggio e mixato da Ivan Antonio Rossi (Baustelle, Dente e Dimartino). Alle registrazioni, tra gli altri, hanno partecipato Adele Altro (Any Other), Luca Galizia (Generic Animal), Galea, Angelo Trabace, Francesco Fugazza, Caterina Sforza (Nicaragua), Lorenzo Pisoni (Tropea, Marco Castello), oltre a membri di Esecutori di Metallo su Carta (Enrico Gabrielli, Sebastiano De Gennaro e Damiano Afrifa).

Les Savy Fav

Les Savy Fav (/leɪ ˈsɑːvi ˈfɑːv/ lay SAH-vee FAHV) sono un gruppo indie rock americano influenzato dall’art punk e dal post-hardcore. I loro album sono inossidabili pietre miliari dell’alternative rock made in USA, che continuano ad alimentare anche a distanza di anni interesse e apprezzamento da parte dei fan di tutto il mondo.  

Attualmente la band ha sede a New York City ed è nota anche per la presenza scenica sempre imprevedibile del cantante Tim Harrington. Iniziano a muovere i primissimi passi nel 1995, quando i componenti della band frequentavano la Rhode Island School of Design a Providence, Rhode Island. Sono da sempre sotto contratto con la FrenchKiss Records, etichetta di culto di proprietà del bassista della band Syd Butler, e che ha lanciato sul panorama internazionale band come Franz Ferdinand, Bloc Party, LCD Soundsystem Rapture e Liars.

Gli spettacoli dal vivo sono caratterizzati dalle buffonate del frontman Harrington, inclusa l’interazione con i membri del pubblico e i cambi di guardaroba sul palco mentre il resto della band continua a suonare come se non stesse accadendo nulla di strano. Il chitarrista Gibb Slife ha lasciato la band dopo il loro secondo LP “Go Forth” del 2001 per intraprendere la carriera di pittore e il batterista Pat Mahoney se ne andò per fondare gli LCD Soundsystem con James Murphy, sostituito da Harrison Haynes. Nel 2006 Andrew Reuland si è unito alla band come secondo chitarrista. Il bassista Syd Butler e il chitarrista Seth Jabour suonano nella 8G BAND nello show della NBC “Late Night with Seth Meyers”. 

Sono anni che ci mancano e il loro sarà un grande e inatteso ritorno sulle scene e sui palchi italiani. 

Aphex Twin

Richard David James, meglio noto come Aphex Twin, ma anche con un’infinità di altri pseudonimi, nasce nel 1971 in Irlanda, per poi crescere in Cornovaglia. Prendendo ispirazione dalla musica classica di Edgar Varèse ed Erik Satie, dalle avanguardie di Stockhausen e John Cage fino al rave e alla jungle, passando per Brian Eno e i Kraftwerk, si è imposto come uno dei nomi più creativi, innovativi e personali nell’intero scenario delle musiche elettroniche, e il suo genio è riconosciuto al punto da avergli fatto guadagnare il soprannome di “Mozart dell’elettronica”, e al fatto che “Windowlicker”, uno dei suoi brani più noti, è stato definito dalla critica come una “sigla di tutte le musiche del Novecento”. 

Ammirato da compositori come Philip Glass e Krzysztof Penderecki, con i quali ha collaborato, il suo lavoro è stato fondamentale anche per uno dei principali momenti di svolta nel rock degli ultimi decenni: è un fatto noto e documentato che i Radiohead abbiano dato al loro suono la svolta più elettronica e contemporanea incominciata con Kid A (2000), proprio a partire dalla musica che usciva per la  britannica Warp, e in particolare dall’ammirazione per Aphex Twin, uno degli artisti più rappresentativi dell’etichetta. Thom Yorke non ha avuto remore nel definirlo “la sua più grande influenza” e nel dichiarare che l’ascolto dei suoi dischi aveva aperto una porta dove non c’era posto per la sua chitarra elettrica.

La biografia di Aphex Twin è volutamente piena di misteri e piste più o meno false disseminate qui e là nel corso della carriera.

Se l’IDM (Intelligent Dance Music) – di cui il producer è sicuramente il personaggio più emblematico e riconoscibile – rendeva protagoniste figure ordinarie, dai look irrilevanti, con la tendenza a nascondersi più che a mostrarsi, Aphex ha fatto il contrario: ha reso il suo stesso volto un’icona. Protagonista di video e di copertine, ha esposto la sua immagine nascondendola allo stesso tempo, mostrificandola, modificandola digitalmente, sovrapponendola ad altri corpi, giocando con i cliché della società dello spettacolo, spesso con la collaborazione del video-artista Chris Cunningham (tra i tanti, resta indimenticabile il video di “Come To Daddy”).

Questa immagine atipica, associata alla mitologia che si è costruito a furia di dichiarazioni, interviste e leggende metropolitane –  due su tutte che il suo primo album, un capolavoro universalmente riconosciuto come Selected Ambient Works 85-92, conterrebbe materiali registrati a partire dai quattordici anni; o che con i primi guadagni si sarebbe comprato un carro armato con il quale girare per le colline della Cornovaglia – ha dato origine a una vera e propria idolatria da parte dei fan di tutto il mondo, che sul web, da decenni, su canali dedicati come il mitologico forum WATMM, passano al setaccio ogni sua dichiarazione, ogni immagine, ogni secondo dei suoi brani, alla ricerca di significati misteriosi e ulteriori.

Ma il carisma e il mistero non basterebbero a renderlo una figura dall’importanza così indiscutibile se non ci fosse la musica. Dal primo Selected Ambient Works passando per il secondo volume, da …I Care Because You Do al Richard D. James Album, dai classici pezzi per piano di Drukqs a Syro, dalla raccolta di gemme lontane Classics a quella di remix, fino all’ultimo EP Collapse del 2018 (presentato, per non smentirsi mai, come un disco del 1818 realizzato da una divinità secolare), fino alle uscite a nome AFX, Polygon Window, Caustic Window, un’infinità di release difficili da incasellare e con le quali tenere il passo vanno a formare un unico corpus che attraversa l’intero spettro musicale dall’accademia al rave, dall’estasi all’orrore.

Techno, breakbeat, acid, ambient, minimalismo, classica, pop, industrial, drum and bass sono solo alcuni degli elementi che, a volte nello stesso lavoro, vanno a creare una proposta assolutamente rivoluzionaria e sempre personalissima e di impatto, che abbraccia l’intera storia della musica elettronica riuscendo a parlare con la stessa forza a diverse generazioni, e ai pubblici più diversi.

Nonostante negli anni abbia diluito le sue apparizioni e reso ancora più misteriosa e sfuggente la propria presenza, ogni sua nuova mossa non manca di scatenare l’immediato interesse del pubblico e della critica di tutto il mondo, come per nessun’altra figura a lui assimilabile, sempre che ce ne siano.

La sua ultima memorabile performance al C2C 2018 sold-out, davanti a diecimila persone, è entrata nel mito superando anche le sue precedenti, rare, venute in terra italiana: un set totalizzante, fatto di visual, laser e luci pazzesche, musiche ambient che si fanno più acide, con una assoluta predominanza di brani del suo repertorio modificati e trasfigurati in modo chirurgico e trascinante.

 

Biografia a cura di Federico Sardo

Weyes Blood

Bob Seger che incontra Enya“. È così che la cantautrice californiana Natalie Laura Mering, in arte Weyes Blood, ha descritto il suo lavoro. Etereo, trascendentale e talvolta malinconico, il folk-pop di Weyes Blood esplora tutto ciò che ci guida, ci divide e ci distrugge, e lo fa con grazia e profondità. Con un occhio sempre puntato sul proprio sé e l’altro fisso sulla complessità del mondo in cui viviamo, Mering è in grado di condurci senza sforzo anche negli angoli più ruvidi dell’esistenza, grazie alla sua grande erudizione e a un’autentica sensibilità emotiva. 

And in The Darkness, Hearts Aglow” (Sub Pop, 2022), il sesto album della sua carriera preceduto dall’acclamatissimo “Titanic Rising” (Sub Pop, 2019) (comparso tra i miglior album dell’anno e del decennio su testate come Pitchfork, Uproxx, Paste, Uncut, Dazed, The Guardian e NPR), è il secondo album di un’ambiziosa trilogia che oscilla tra esplorazione esistenziale dei luoghi profondi della propria identità e la critica verso lo smarrimento della società. Sebbene costantemente accompagnata da un sano beneficio del dubbio, è anche sempre sostenuta dalla speranza (e da un apprezzabile humor), grazie alla quale la sua musica si dispiega con godibilità sbalorditiva. Se Titanic Rising, è un’osservazione del destino a venire, il suo seguito, And in the Darkness, Hearts Aglow, la trova collocata nel bel mezzo di tutto, alla ricerca di una via di fuga, lontana dagli algoritmi e dal caos ideologico. 

Mering è cresciuta cantando in cori gospel e madrigali, prima di prendere prodigiosamente in mano la chitarra all’età di 8 anni. Questo – mescolato con il suo amore per il jazz, il regista Alejandro Jodorowsky e lo studioso Joseph Campbell – ha contribuito a plasmare il suo immaginario e la sua musica, che racconta storie di miti antichi e moderni. Perché, dice, “i miti condivisi fanno parte della nostra psicologia e sopravvivenza”.

 

Il 9 agosto 2023 è uscito il video del brano “Hearts Aglow” tratto dall’album “And in The Darkness, Hearts Aglow”

Peter White

Peter White è un’artista a 360° che lavora ai suoi brani sotto tutti gli aspetti, dal testo e alle melodie, passando per la composizione e tutta la parte visiva. L’elemento che da sempre caratterizza il progetto è il disegno del volto della donna stilizzata, inizialmente sviluppata su fondo bianco, passa ad essere inserita graficamente all’interno degli scatti per “Primo Appuntamento” e poi anche nelle grafiche di Lorenzo Miola per “Millisecondi”. Oggi Peter ha sviluppato una nuova modalità artistica che è quella del disegno con le terre in polvere.

Nato a Roma nel febbraio del 1996, Pietro Bianchi, in arte Peter White ha sempre amato scrivere seguendo una passione in particolare per il cantautorato. Tra i singoli maggiormente apprezzati spicca “Narghilè”, uscito come singolo nel 2018, che ad oggi conta circa 22.5 milioni di stream su Spotify ottenendo la certificazione di Disco d’Oro. Nell’aprile del 2019 Peter White esordisce con il suo primo album “Primo appuntamento”, anticipato da cinque singoli ufficiali e prodotto dai fedelissimi produttori Niagara e Polare. Nell’estate dello stesso anno intraprende un tour in tutta Italia. Nel 2020 torna sulle scene con “Poker”, “Sabato Sera”, in collaborazione con l’artista e amico romano Gemello, “Rosé”, “Gibson Rotte”, “Notti Amarcord”, quest’ultimo avvalorato dalla collaborazione con gli Zero Assoluto, e “Galleria Lungotevere”. A gennaio 2022 esce il secondo disco ufficiale “Millisecondi” che l’artista porta live ad aprile riempiendo con il sold out i club Monk e Tunnel, rispettivamente a Roma e a Milano. 

A luglio torna con il singolo “Lunatica”, primo estratto di un nuovo percorso dell’artista, collabora con Clied in “Mille canzoni” proseguendo con altri due singoli “Dall’altra parte del mondo” e “Mercoledì, 2017” tutti estratti dal suo ultimo lavoro “ACQUA E ZUCCHERO”, pubblicato lo scorso 27 ottobre.

Quella di “ACQUA E ZUCCHERO” è una miscela musicale autentica, genuina, efficace nella sua semplicità per raccontare ideali, dubbi, emozioni e sentimenti contrastanti, che si mischiano secondo dopo secondo, nota dopo nota, rivelando un quadro temporale e spaziale dell’esistenza di PETER WHITE, scandito tra la prima e l’ultima traccia. I quattordici brani di cui si compone l’album, scritti tra Roma, Milano e Bassano del Grappa, si mescolano infatti proprio come fanno le molecole dell’acqua con quelle dello zucchero, dando vita a un disco ibrido ed eterogeneo, con tanti produttori, musicisti e sonorità.

Clap! Clap!

Clap! Clap!, nome d’arte Cristiano Crisci, è un produttore e performer di fama internazionale. Racchiudendo ispirazioni e stili disparati sulla pista da ballo della sua mente, è da più di un decennio che Crisci si è affermato come uno dei produttori di musica elettronica più audaci d’Italia. Il suo lavoro è stato elogiato e supportato da Paul Simon, Gilles Peterson, Future Music Magazine, DJ Mag ed è apparso su GTA V, Boiler Room, Ninja Tune’s Solid Steel e la serie di CD FABRIC mix. Si esibisce regolarmente e ha portato i suoi energici spettacoli dal vivo nei club e sui palchi di tutto il mondo, tra cui Mutek Montreal, Star Festival Kyoto e Nuits Sonores Lyon.

Nato e cresciuto a Firenze, Crisci ha iniziato la sua carriera a metà degli anni ’90 come rapper prima di prendere in mano il sassofono ed eseguire sia standard jazz che jazz/punk fusion con il Trio Cane. Nel 2004, è tornato alle sue radici elettroniche con il progetto A Smile For Timbuctu, uno sforzo collaborativo con cui ha pubblicato quattro album e si è esibito in tutta Europa. Nel 2008, Crisci ha deciso di mettersi in proprio come Digi G’Alessio, incanalando le stesse energie hip-hop e musica elettronica che animavano la nascente scena beat di Los Angeles. Dopo una serie di EP e album sotto questo nome, Crisci ha dato vita a una nuovo progetto iniziando a combinare sample provenienti dal continente africano con un’energica ritmica di batteria elettronica.  Il risultato fu la nascita del suo moniker Clap! Clap! nel 2013. Il suono essenziale, ad alta energia e allo stesso tempo creativo, ha attirato l’attenzione dell’etichetta britannica Black Acre con cui Crisci continua a lavorare da allora.

La musica di Clap! Clap! è una miscela unica di danza globale e suoni senza tempo che attingono dalla natura, dalla musica tradizionale, dalle registrazioni sul campo e dall’elettronica di centri moderni come Chicago e Londra. Al centro ci sono l’ispirazione della vita quotidiana, quella che Crisci chiama “la ricerca di nuovi sapori” e un approccio narrativo unificante. I risultati sono album che suonano come film sonori. L’album Tayi Bebba del 2014 è da ascoltare come la colonna sonora di un viaggio in un’isola immaginaria e A Thousand Skies del 2016 racconta la storia del viaggio di una giovane ragazza tra le stelle. È stata questa inventiva ad attrarre Paul Simon, che ha scoperto Crisci attraverso suo figlio e che li ha portati a collaborare all’album di Simon del 2016 Stranger To Stranger.

Dopo questi album, Crisci si è preso una pausa dal concentrarsi sul campionamento e sulla composizione per studiare le dinamiche del suono, la scienza del missaggio e il sound engineering. Ha cambiato studio e strumenti, ponendo maggiore enfasi sulla corretta fusione di tecnologia analogica e digitale. Il suo terzo album, Liquid Portraits, è il risultato di questo processo con un nuovo approccio compositivo, che pone una maggiore attenzione alla registrazione sul campo e al sound design per ottenere chiarezza senza diminuire l’energia e l’entusiasmo della musica. Come suggerisce il nome, l’album è una raccolta di dipinti sonori, un tentativo di catturare ricordi furtivi e inconsci attraverso il suono. I brani fanno riferimento ai viaggi che Crisci ha fatto e alle persone che ha incontrato – dall’Italia meridionale all’Hokkaido passando per le montagne Kif del Marocco – così come a idee più astratte di perdita, calma e infanzia. Aiutato da un piccolo cast di stretti collaboratori – l’arpista Kety Fusco, la cantante Martha Da’ro, il percussionista Domenico Candellori e il bassista Piero Spitilli – Liquid Portraits è un nuovo importante passo nell’evoluzione di Crisci come artista.

Deena Abdelwahed

Dopo i suoi inizi in una band jazz e molteplici interventi nella scena elettronica di Tunisi, nel 2016 la produttrice e DJ tunisina Deena Abdelwahed si trasferisce in Francia. 

Ha firmato con l’etichetta parigina InFiné e ha pubblicato due EP, “Klabb” (2017) e “Dhakar” (2020), e un album intitolato “Khonnar” (2018), acclamato da diversi media internazionali come Pitchfork e The Guardian.

Le sue esplorazioni musicali sono promettenti esperimenti con lo scopo di dare risalto agli elementi che definiscono la diversità della musica araba, traendo ispirazione dalla musica dance elettronica influenzata dalla club culture e dall’attuale scena sperimentale e d’avanguardia. Ha co-prodotto il brano “an itch” che appare nell’ultimo album di Fever Ray, “Plunge” e ha prodotto diversi remix di Bachar Mar-Khalifé, Flore, Domenico Torti e Afrika Bambaataa, tra gli altri. Ha anche collaborato con la comunità della danza, chiamata da Alexandre Roccoli a scrivere ed eseguire la musica per Weaver nel 2017.

In Live set o DJ set, Deena Abdelwahed si è esibita sul palco in diversi festival ed eventi di fama come Sonar Festival due volte, Les Dunes Electroniques in Tunisia, CTM Festival a Berlino, Dekmantel ad Amsterdam, Dour festival o Mutek Festival a Città del Messico e locali come il Concrete e il Dehors Brut di Parigi, il Berghain di Berlino e il Mutabor di Mosca, tra i più rilevanti.

Maria Chiara Argirò

Da quando si è trasferita a Londra da Roma 11 anni fa, Maria Chiara Argirò si è agevolmente fatta strada nel mondo jazz, classico ed elettronico del Regno Unito. 

Pianista dall’età di nove anni e protagonista della scena jazz internazionale della capitale, ha prestato le sue abilità alla band indie These New Puritans e alla lussureggiante compagnia jazz Kinkajous. Più recentemente ha collaborato con Jamie Leeming – il loro album Flow del 2020 a ricevuto una nomination come album dell’anno ai Jazz Revelations Awards ed è stato l’album jazz del mese del Guardian – ed è parte del duo elettronico Moonfish.

Il suo nuovo album, Forest City, crea un filo scintillante tra tutte le sue anime, contraddistinguendola come un’entusiasmante artista emergente, dove il jazz incontra Kelly Lee Owens, Jon Hopkins e Radiohead. È un concept album, sulla “dualità di natura e città”, e dove i suoni e le trame organiche sembrano fluire al di sopra dell’espansione urbana incontrollata.

Maria Chiara aveva terminato l’album prima del lockdown del 2020, ma l’isolamento forzato ha contribuito a dare alla musica un senso di urgenza, un desiderio di essere immersa nel mondo naturale e allo stesso tempo nel brusio della città. Le canzoni iniziano sempre come qualcosa che può suonare anche acusticamente, che funzionerebbe bene anche senza campane e fischi, e che poi crea l’atmosfera intorno a loro. “La musica deve stare in piedi da sola, una melodia deve essere forte”, dice. Ma sebbene l’album abbia sfumature oscure, non è tutto buio e negativo: nella sua metropoli terrena, traspare un certo ottimismo. “Si tratta di essere consapevoli del mondo in cui viviamo e di quanto dobbiamo essere attenti”, spiega Maria. “Alla fine della giornata, c’è speranza”.

La sua più grande influenza durante la crescita è stata sua madre, un’insegnante di danza, la cui passione per il balletto e la danza contemporanea ha ispirato Maria a iniziare le lezioni di pianoforte quando era bambina. Ma all’inizio dell’adolescenza aveva scoperto il jazz “e questa è diventata un’ossessione”, dice. Ha iniziato ad ascoltare artisti del calibro di Thelonious Monk, Miles Davis e Herbie Hancock, per poi passare al prog degli anni ’70 (Pink Floyd) e al folk (Nick Drake) – suoni che erano in contrasto con il rigoroso mondo classico. “Volevo essere una ribelle”, dice.

Quando aveva iniziato a suonare a Roma, continua Maria, era una delle pochissime donne dell’ambiente jazz a cui riusciva a pensare. “Per tutta la vita sono stata circondata da uomini”, dice. “Ma quando hai 15 anni, non pensi davvero di essere l’unica donna. Ora vedo molte più donne nel jazz e nella musica elettronica, ma allora non era affatto così”. Si è trasferita a Londra più di dieci anni fa per immergersi nella scena musicale; in Italia, dice, “il jazz è ancora visto come la musica della vecchia generazione. Io volevo trovare la mia strada”.

A Londra, ha studiato al London Centre of Contemporary Music e poi si è laureata in jazz alla Middlesex University. Il giorno dopo il suo ultimo esame è andata in tour con il gruppo sperimentale post-punk These New Puritans. “Poi io e i ragazzi ci siamo rinchiusi in sala prove ed è stato pazzesco.” Il gruppo ha influenzato enormemente il suo approccio alla musica. “Loro non sono mai stati troppo preoccupati di essere commerciali”, dice, “e mescolano i generi liberamente”.

Quando i These New Puritans hanno aperto un concerto di Björk a Los Angeles, è stato un momento cruciale per lei, dato che anche la musicista islandese ha sempre esercitato una grande influenza su di lei. “È la sua abilità artistica che mi ispira”, spiega, “la sua capacità di spingersi sempre oltre i limiti, sempre con un occhio ai dettagli e lavorando sempre con validi collaboratori”. Anche Maria Chiara come Björk ha un debole per l’esplorazione di strumenti non occidentali, ha studiato djembé e ha suonato in band guidate da percussionisti senegalesi come Sena M’Baye e Ady Thioune.

Maria ha già pubblicato in passato alcuni dischi da solista, ma con Forest City sembra voler voltare pagina. Gli ultimi 18 mesi le hanno fornito la tregua di cui aveva bisogno per affinare il proprio suono, mentre si liberava dalle strutture del jazz sul suo laptop e aggiungeva densi boschetti di texture e ritmi elettronici. Ha registrato e autoprodotto l’album tra la sua camera da letto e il suo studio con il prezioso aiuto dei suoi collaboratori di lunga data e produttori di musica elettronica, In a Sleeping Mood e l’ingegnere del missaggio Alex Killpartrick. E, soprattutto, per la prima volta è presente la sua voce, ariosa e ultraterrena, in “Blossom” e “Clouds” e che ricorda in particolare Emiliana Torrini o una cantante in un fumoso club notturno, da sola sotto i riflettori sul palco .

Essere in isolamento, dice Maria, le ha dato la libertà di cui aveva bisogno per esplorare la sua voce. “Ho pensato, ‘Farò esattamente quello che voglio fare, senza limiti”, dice. Con quel tipo di prospettiva illimitata, chissà cosa farà dopo.

L’8 febbraio 2024 Maria Chiara Argirò ha annunciato il suo prossimo album Closer di cui ha pubblicato lo stesso giorno la titletrack e il video diretto dal regista Raoul Paulet

Sull’album dice: “Si tratta di una sensazione, una sensazione onirica in movimento, una sensazione che non possiamo descrivere, un sogno che sto attraversando. Emozioni/sogni/sentimenti che a volte puoi solo immaginare, un mondo onirico in cui camminiamo per arrivare un po’ più al centro di noi stessi, anche se le cose sono completamente indefinite e sfocate. Mentre lavoravo alla musica c’era questa forte sensazione – a volte sfocata, a volte più definita – di avvicinarmi, con ogni singola nota, sempre più alla persona che voglio essere. Gratuito. Curioso e di conseguenza consapevole, connesso e più vicino alle persone che amo. C’è così tanto rumore in questo mondo, penso che essere diretti, gentili, leggeri, aperti e connessi sia la chiave”

 

Populous

Populous, alias di Andrea Mangia, producer, DJ e sound designer tra i più innovativi della scena elettronica italiana e internazionale, torna dal vivo con uno speciale live A/V per presentare il suo ultimo album Isla Diferente, uscito lo scorso 11 aprile sulla sua neonata label Latinambient.  

Artista trasversale e visionario, capace da sempre di anticipare nuove tendenze musicali, Andrea ha scritto tutti i brani del suo ultimo disco tra gennaio e febbraio 2024 a Lanzarote. “Isla diferente” infatti, è il soprannome dell’isola più misteriosa delle Canarie, un’isola diversa, arcaica, materica, fatta di paesaggi lunari, vulcani silenti, natura incontaminata e arte. Mischiando la dolcezza eterea della musica ambient con la fisicità di ritmi latini elettronici e sperimentali, Isla diferente prova a 

catturare l’essenza di un luogo austero e selvaggio, dove la leggerezza del vento si scontra con la durezza delle imponenti rocce, dove il bianco e il verde delle case contrasta nettamente l’oscurità della terra lavica, dove il silenzio millenario dei vulcani incontra il fragore dell’oceano.

Dopo l’uscita del disco, a quattro anni di distanza da STASI del 2021, e dopo aver calcato i palchi di numerosi club e festival in Italia e all’estero con i suoi DJ set, Populous torna a suonare dal vivo con un live audiovisivo immersivo e totalizzante, in grado di condurre il pubblico in uno spazio multisensoriale e sicuro, dove abbandonarsi ad una danza estatica e liberatoria. 

Tutta la parte visual sarà curata dal veneziano Furio Ganz, artista visivo e videomaker, attualmente docente di Materiali Digitali per Arte e Moda presso Università IUAV di Venezia. La sua ricerca parte dal readymade e found footage per poi incrociarsi con il documentario, l’immagine digitale e l’intelligenza artificiale.

Collabora in veste di visual designer con artisti musicali e performativi.

Attualmente è docente di Materiali Digitali per Arte e Moda presso Università IUAV di Venezia.

BIO

Populous è l’alias del producer pugliese Andrea Mangia. Cresciuto in un Salento mistico, Populous si laurea in musicologia, scoprendo ritmi, suoni, culture e imparando come tradurre nel vocabolario della musica emozioni e vibrazioni. I primi due album, Quipo nel 2003 e Queue for Love nel 2005, escono con l’etichetta berlinese Morr Music e sono entrambi influenzati dall’hip-hop strumentale e dall’indietronica più eterea. 

I viaggi dell’artista conferiscono alla sua ricerca creativa un approccio globale che lo porta a focalizzarsi sui ritmi sudamericani, filtrandoli attraverso l’elettronica sperimentale di etichette culto come Warp, Mille Plateaux, Mego e Basic Channel. Con Night Safari (2013) e Azulejos (2016) si guadagna un posto sulla mappa della musica elettronica internazionale. Autore di colonne sonore e sound designer per la moda, ha collaborato con brand come Gucci, Vivienne Westwood, Missoni, Isabel Marant, Elie Saab. Come dj Andrea ha fatto ballare i dancefloors di mezzo mondo. Alcuni festival che lo hanno visto in lineup: Primavera Sound, SXSW, NOS Alive, Eurosonic, Tropico, Cordillera, La Soler. I set di Populous si possono ascoltare su stazioni radio culto come NTS, Rinse FM, Worldwide FM, Kiosk, Dublab, Nova. Nel 2019 esce W, un inno alla femminilità in tutte le sue sfaccettature. “W” (che sta per women) è un album dichiaratamente queer, un invito ad accettare il proprio lato femminile e un tributo a tutte le artiste che hanno dovuto lottare per dare visibilità alla propria arte. Stasi uscito nella primavera del 2021 è un disco interamente strumentale, scritto in un periodo sospeso e introspettivo, composto da ritmi hip-hop in bassa battuta e atmosfere meditative. La musica ambient entra prepotentemente nel flusso creativo di Populous. L’obiettivo dichiarato è quello di farla rivivere in altre forme, in altri ritmi. Da qui l’idea di fondare la sua etichetta personale Latinambient.

Indian Wells

Indian Wells è il moniker dell’artista di musica elettronica Pietro Iannuzzi, originario del sud Italia. Il lavoro di Wells trae ispirazione dal suo background culturale legato a elementi di isolamento geografico, sociale e politico, da cui scaturisce un modo concettualmente ed emotivamente guidato di comporre musica elettronica.  

No One Really Listens to Oscillators” è il quarto album di Indian Wells ed è stato pubblicato sull’etichetta di Max Cooper, “Impronta Mesh”, nell’estate 2022. Esplora il concetto di “incompiuto”, sia in relazione a sé stessi, che all’arte, all’architettura e all’ambiente circostante.

Le precedenti uscite di Indian Wells includono album su etichette come Bad Panda e remix per Ghostly International, Anjunadeep, Terrible Records, Bastard Jazz, Sekuoia e Populous. “Where The World Ends” è il terzo album in studio di Iannuzzi. Ha ottenuto il plauso della critica internazionale come A Closer Listen, Resident Advisor, Boiler Room, Clash, Electronic Sound, XLR8R ed è stato incluso tra i 50 migliori album del 2017 di Mixmag. 

L’influenza di Indian Wells si estende oltre le mere pubblicazioni musicali, avendo composto anche musica per il cinema, la televisione e i media. Quella di Inannuzzi è intelligent dance music che da sempre continua a ispirare, sfidare e affascinare il pubblico.