Rose City Band

Gli spazi aperti dell’ovest americano e gli spiriti liberi che lo chiamano casa. Questo è il panorama in cui si staglia il progetto dell’acclamato chitarrista e cantante Ripley Johnson, Rose City Band, che si è esteso oltre lo studio e vive in tandem sotto forma di un ensemble dal vivo con alcuni dei migliori musicisti del rock contemporaneo: il chitarrista pedal steel Barry Walker, il tastierista Paul Hasenberg, il bassista Dewey Mahood ( aka Plankton Wat) e il batterista Dustin Dybvig. 

Garden Party è una celebrazione dell’estate e di tutto ciò che rappresenta: incontri frequenti, tregua offerta dalla natura e apprezzamento per la bellezza nella sua forma più semplice, dai girasoli alti 12 piedi a una carota storta piantata in primavera. Libertà, appagamento e gioia sono le fonti d’ispirazione principali di queste canzoni. Dagli impennati assoli di chitarra, ai ritmi trascinanti, dalle eleganti linee pedal steel ai groove dell’organo, Garden Party ha l’energia di una band dal vivo condensata in sopraffini dettagli.

All’inizio, la Rose City Band si è concentrata su ciò che il cantautore Johnson definisce “musica da porticato”. Registrato in gran parte al Center for Sound, Light, and Color Therapy di Portland e mixato da John McEntire, in Garden Party compaiono come ospiti anche gli altri membri dei Moon Duo: John Jeffrey alla batteria e Sanae Yamada ai sintetizzatori, così come tra gli artisti dal vivo sono presenti Hasenberg alle tastiere e Walker su pedal steel. Nonostante siano registrate principalmente come attività da solista, le tracce di fatto catturano l’essenza di un ensemble, con un cenno a band come i Grateful Dead e non solo. 

Le canzoni non saranno veramente finite finché non le suoneremo in tour“, dice Johnson. 

L’attitudine spensierata di Garden Party è si dipana tra svolte sottili e gemme melodiche, che spingono lo spirito con fare accomodante verso la trascendenza. L’interazione delle chitarre di Johnson e Walker è radiosa. Nella traccia di apertura “Chasing Rainbows“, ci sono le due linee principali che si muovono avanti e indietro, intrecciandosi accuratamente l’una nell’altra prima di unirsi in un intreccio unico e vibrato. “Slow Burn” spinge il caratteristico suono cosmico di Johnson fin nelle radici della terra, distorcendo fraseggi più radicati e curve casalinghe attorno alla vivace sezione ritmica. La profondità di Walker come suonatore di pedal steel si mostra in tutta la sua ricchezza, ballando in tandem con la voce di Johnson. Il fulcro dell’album “Porch Boogie” è stato pensato per l’ensemble dal vivo mentre Johnson era fuori per una delle sue passeggiate, con in mente solo idee ritmiche per un andamento esteso su cui il gruppo poteva allungarsi e rilassarsi. I cambiamenti di tono e di atmosfera sulla transizione di “Mariposa” e “Moonlight Highway” in “El Rio” sono indice delle direzioni espansive e inaspettate su cui la Rose City Band è in grado di vagare, mentre i musicisti si avvicendano tra teneri ballate, divagazioni folk e riff saltellanti. Lo sfrigolio di “Moonlight Highway” traduce l’energia imprevedibile e rinvigorente dei concerti su strada della band in una canzone fatta su misura per ballare, punteggiata dalla scintillante luce stellare dei viaggi notturni attraverso il paese.

Come tutta la grande musica, Garden Party colpisce al centro emotivo dell’ascoltatore e lo porta nel suo posto felice, il suo posto al sole. L’album è un invito a ricalibrare, una corsa gioiosa in cui i suoni della band ti avvolgono e ti abbracciano. Ripley lo dice meglio: “Mi piace sempre quando un album inizia in un posto e finisce in un altro” E infatti Garden Party è da ascoltare così: come un viaggio soleggiato. 

 

Siouxsie

Icona indiscussa del dark punk inglese, madrina della scena gothic, leader storica dei Siouxsie and The Banshees: dopo di 15 anni di assenza dai palchi italiani Susan Janet Ballion, aka Siouxsie Sioux, è pronta a tornare dal vivo a Milano il 7 maggio al Teatro Arciboldi per la sua unica data italiana.

Con “The Scream”, il primo album dei Banshees, Siouxsie ha dato il via al movimento dark che avrebbe dominato buona parte del decennio degli anni 80, aprendo la strada a gruppi come Joy Division, Cure, Bauhaus, Killing Joke, Sisters of Mercy. Ma la sua influenza è andata ben oltre quel decennio, il suo stile vocale e le sue sonorità tetre e malinconiche sono rintracciabili anche oggi in gruppi del calibro di Portishead, Cocteau Twins e Garbage.

Tutti hanno cercato di copiare il suo look iconico, una seducente miscela di aggressività, potere e strana fragilità: il trucco pesantissimo sugli occhi, le folte sopracciglia disegnate, i capelli neri dritti, il colorito cadaverico e la bocca scarlatta da bambola giapponese, uniti ad abiti sadomaso e a elementi fetish, hanno influenzato più di una generazione, consacrandola come uno dei mostri sacri del rock di tutti i tempi.

Con il suo atteggiamento di donna forte, è diventata un antidoto a tutto ciò che non andava nell’industria musicale e in gran parte nel mondo degli anni Settanta.  La voce angosciante e ipnotica, l’approccio teatrale e mistico, le commistioni etniche, gli inserti elettronici, i rimandi al Krautrock, i riferimenti letterari agli autori del preromanticismo inglese e le citazioni cinematografiche costituiscono tutti elementi che hanno contribuito a rendere Siouxsie un’icona inimitabile e una delle figure più amate e rilevanti dell’intera scena rock mondiale.

La prima volta in assoluto di Siouxsie sul palco l’ha vista esibirsi nel 1976 in una versione davvero caotica di 20 minuti di “The Lord’s Prayer” al 100 Club di Londra, per il Punk Festival. Ciò che seguì fu una carriera sbalorditiva che preannunciava un susseguirsi di dischi così innovativi e gloriosi che è difficile immaginare gruppi che in questo momento siano in grado di eguagliare il senso di gioiosa sperimentazione e il totale successo nelle classifiche dei Banshees.

I primi due album dei Siouxsie and the Banshees  “ The Scream’ e “Join Hands” rendono Siouxsie un’icona del punk. Nei primi anni ottanta il mito di Siouxsie è consacrato grazie ad album di grande rilievo e singoli che impazzano in radio. I Banshees insieme ai Cure diventano la band fondamentale del movimento dark, e canzoni come “Christine”, “Arabian Knights”, “Spellbound” e “Melt!” costituiscono la colonna sonora di una scena in continua espansione. In questo periodo Robert Smith prende parte ad alcune date dei Banshees per poi rientrare in pianta stabile nei Cure.

Nel 1983, con il batterista dei Banshees Budgie, Siouxsie dà vita al progetto The Creatures, pubblicando l’album, “Feast”, cui seguono altri tre album fino al 2005. Successivamente i Banshees tornano a lavorare insieme, per l’album “Hyaena”. Nel 1986 viene pubblicato “Tinderbox”, lavoro che ottiene un grande successo in tutto il mondo grazie ai singoli “Cities in Dust” e “Candyman”. Nel 1987 esce l’album di cover “Through the Looking Glass”, da cui viene estratta come singolo “The Passenger” di Iggy Pop. Nel 1996 il gruppo decide di sciogliersi.

Nel 2007, dopo anni di sole pubblicazioni a nome The Creatures, Siouxsie pubblica il suo primo album solista intitolato “Mantaray” accolto con grande calore da pubblico e critica sin dal primo singolo, l’affascinante “Into A Swan”.  Il tour che ne è seguito è andato esaurito ovunque.

Nel 2008 Siouxsie si è esibita ai World Soundtrack Awards con Angelo Badalamenti interpretando “Careless Love”dal film di John Maybury “The Edge of Love” e nel 2013 è salita ancora una volta sul palco della Royal Festival Hall di Londra come ospite del Meltdown Festival, diretto quell’anno da Yoko Ono, esibendosi in due spettacoli senza precedenti andati subito esauriti. Siouxsie, mai prevedibile, ha sorpreso i 5000 partecipanti con un’interpretazione completa dell’album “Kaleidoscope” del 1980, insieme a una moltitudine di successi da “Face to Face” a “Here Comes That Day”.

A ottobre 2022 i Siouxsie and the Banshees hanno pubblicato “All Souls”, un nuovo album d’archivio che celebra la stagione autunnale.

Saverio Raimondo

Saverio Raimondo è un vigliacco in tempo di guerra, una partita iva durante la crisi del ceto medio, un maschio bianco eterosessuale ai tempi del politicamente corretto: in poche parole, l’uomo sbagliato al momento sbagliato. Ma nel posto giusto, quando si trova su un palco a fare stand-up comedy! Dal 26 febbraio Raimondo torna dal vivo per 11 date nei club di tutta Italia con un nuovo spettacolo che fissa l’asticella del suo umorismo sempre più in alto, sfidando tabù e ipocrisie contemporanee. 

Il comico ha appena pubblicato il suo comedy album, Saverio Raimondo Live a Studio 33, il primo in Italia di un genere che negli USA ha una categoria dedicata ai Grammy Award: un’ora di live show spudorato e irriverente, registrato a Roma, nello Studio 33 di Trastevere, di fronte a un pubblico adulto e dotato di senso dell’umorismo. Con la sua ironia militante, la sua satira feroce e la sua spudorata irriverenza, il Satiro Parlante di Netflix demolisce tutto e tutti, a cominciare da sé stesso. 

“Ho deciso di portare il mio nuovo spettacolo di stand-up comedy esclusivamente nei club perché sono l’habitat naturale di questo genere di comicità – spiega Saverio Raimondo. La promiscuità e l’intimità fra il comico e il pubblico sono elementi fondamentali della stand-up comedy e sono possibili solo in luoghi come i club, non certo nei teatri, che al contrario snaturano questo genere di comicità. I club sono da sempre la dimensione più vitale dello spettacolo dal vivo: la gente va per ascoltare, ballare, bere o rimorchiare. Ed è questa gente, in questi posti, che io voglio far divertire con il mio show.”

Lo spettacolo è riservato a un pubblico adulto e consenziente dotato di senso dell’umorismo.

C+C = Maxigross

I C+C=Maxigross sono un collettivo artistico psichedelico nato a Verona nel 2008, per la precisione sui Monti Lessini, dove registrarono i primi tre dischi per poi trasferirsi giù in città, in quello che è diventato lo Studio Tega di Veronetta, loro campobase per quasi dieci anni. Hanno pubblicato oltre 10 dischi (tra album, ep, dischi dal vivo e singoli speciali) per etichette come Dischi Sotterranei, Trovarobato, 42records e Improved Sequence, oltre ad averne fondate due per conto loro (Vaggimal Dischi, attiva tra il 2009 e il 2016, e Tega, ancora in attività). Chi li ha visti dal vivo almeno due volte sa che ogni sera sarà diversa dall’altra: questo è quello che succede da oltre quindici anni in più di 600 concerti spalmati tra Europa, USA e Italia, nelle migliori venue e festival (sono stati la prima band italiana a suonare nel cartellone ufficiale del Primavera Sound di Barcellona, nel 2016). Proprio per la loro essenza fondante di collettivo aperto hanno visto partecipare ai loro dischi e concerti artisti del calibro del compianto Miles Cooper Seaton (ex Akron / Family, vero mentore della band), Adele Altro, Laura Agnusdei, Vipera, Marco Giudici, Marco Fasolo (Jennifer Gentle) e moltissimi altri. Questo è solo un piccolissimo estratto delle numerosissime avventure vissute in oltre quindici anni di viaggi al termine della notte.

 

BIO

L’ultima uscita discografica del collettivo C+C=Maxigross risale a novembre 2020, quando pubblicarono per la loro etichetta personale (TEGA) l’album SALE, inizialmente disponibile sulla piattaforma Bandcamp esclusivamente previo pagamento. Nel frattempo, negli ultimi due anni sono usciti vari lavori solisti dei membri del collettivo come Crudo di CRU e La via di un pellegrino di Tobjah, entrambi pubblicati dalla loro etichetta TEGA nel 2022, e fondamentali per comprendere il percorso che ha portato i C+C=Maxigross a questa nuova fase. In seguito alla pandemia i C+C=Maxigross hanno portato avanti un’attività dal vivo “di decrescita felice”, suonando esclusivamente per le realtà che hanno contattato spontaneamente e direttamente il gruppo, senza intermediari di alcun genere, come booking, agenzie, mgmt, ottenendo così una selezione naturale di eventi speciali motivati nell’invitare personalmente il collettivo, al di fuori delle logiche di promozione e delle tendenze del mercato discografico. Per la cronaca i concerti sono stati 15 (compresi festival rinomati internazionalmente come il Beaches Brew di Marina di Ravenna e nazionalmente come Borgofuturo a Macerata). Ooh, and it makes me wonder e Io me ne sto fermo ad aspettare sono i primi due singoli che hanno anticipato l’uscita del nuovo album dei C+C=Maxigross, Cosmic Res. Il disco è stato scritto da Niccolò Cruciani (CRU) e Tobia Poltronieri (Tobjah), suonato e prodotto dai due assieme a Francesco Ambrosini (Duck Chagall, membro co-fondatore del collettivo), nello Studio Tega (nel quartiere Veronetta a Verona) dove i C+C hanno prodotto gli ultimi loro tre dischi.

MACK

MACK non è un unico genere musicale. È un cuore pulsante di tastiere, sintetizzatori, batterie e  campionamenti. Un vortice di hip hop, elettronica e jazz che muta e si trasforma in base a varie collaborazioni.  

MACK non è un numero fisso. Il suo nucleo originale – i fondatori, Federico Squassabia (tastiere e  sintetizzatore) e Marco Frattini (batteria ed elettronica) – è sempre pronto ad espandersi, aprendosi ad  artisti e discipline differenti. 

MACK infatti non è un unico progetto. È in grado di mutare, evolvere, fondersi; produce risultati ibridi,  utilizzando il freestyle rap e voci campionate, in modo sempre diverso e ricercato. 

Il primo progetto discografico prende vita con l’EP di esordio uscito nel 2019, MACK (Irma Records), con la  produzione di Mattia Matta Dallara (Deposito Zero Studios, Forlì) che diventerà presenza fissa sia nei  successivi lavori discografici sia nei live della band. Nel 2021 escono due singoli per Deposito Zero Studios,  Ice Dreamer feat. AVEX e Fire Among Us feat. Akua Naru, quest’ultimo è stato Song of the Day per KEXP  oltre ad essere selezionato tra le produzioni dell’anno in Black a Lot (Michele Gas / Casa Bertallot). Sempre  nello stesso anno esce il progetto audiovisivo S0NAX (Irma Records) in collaborazione con l’artista Lototek,  presentato durante la Milano Music Week ( LINECHECK OFF). La realizzazione è stata promossa da Bologna  Città della Musica Unesco con il supporto di Music Market e Ludwig Sound.  Nel 2022 esce ST4RS (Porto Records / Duna Studio/ Deposito Zero Studios), una  compilation in cui la musica di MACK si fonde con varie voci del rap italiano tra cui MURUBUTU, INOKI, TORMENTO, MODER, FRANK LA TANICA, SANDRO SU, MUSTEENO, MANUEL, MOURI, BLO/B,DJ LUGI, DJ 5L.  

Le performance live dei MACK sono state tante e su molti palchi differenti in Italia e all’estero. Meritano  una menzione: Eurovision Village Torino 2022,  Arti Vive Festival 2022, Festivalle 2022, Termoli Jazz Festival 2022,  Firenze Jazz Festival 2021, Musik Bunker Aachen 2021, Roccella Jazz 2021, Musica sulle  Bocche 2021, Live Rock Festival 2020, September Calling a Roma 2020 (Montreux Jazz Artists Foundation),  Vancouver Jazz Festival 2019, Fano Jazz 2022 e 2018.

Adam Green + Francesco Mandelli

IL MUSICISTA NEWYORKESE ADAM GREEN E IL POLIEDRICO VOLTO TELEVISIVO FRANCESCO MANDELLI UNISCONO LE FORZE E SI PREPARANO A PARTIRE PER UN IMPERDIBILE TOUR IN ACUSTICO DI CINQUE DATE 

Nutrita da una profonda passione per la musica, quella tra Adam Green e Francesco Mandelli è un’amicizia che dura da più di un decennio e che, come in questo caso, da origine a nuove, eccezionali e inaspettate esperienze musicali. 

Non è la prima volta che il duo si ritrova insieme sul palco, sia in Italia che all’estero, per dar vita a uno spettacolo musicale-teatrale appassionato, vivace ed emozionante risultato della combinazione delle rispettive qualità artistiche polimorfe dell’uno e dell’altro unite come sempre alla spinta propulsiva data dalla comune passione per la musica. 

A metà marzo l’istrionico musicista americano e il nostro Francesco Mandelli faranno tappa in cinque città italiane per percorrere un nuovo e appassionante tratto di strada insieme. 

 

ADAM GREEN

Adam Green è un artista poliedrico: cantautore, regista, artista visivo e poeta. Co-fondatore dei The Moldy Peaches e autore di undici album da solista, le sue canzoni sono state eseguite da artisti diversi come The Libertines, Carla Bruni, Kelly Willis, Dean & Britta e Will Oldham. I dipinti e le sculture di Green sono stati esposti in mostre e gallerie in America, Asia ed Europa, inclusa una mostra del 2016 alla Fondation Beyeler Museum di Basilea, in Svizzera. Ha scritto e diretto il film The Wrong Ferarri (2010), il primo lungometraggio girato interamente su un iPhone, e Aladdin (2016), che il sito Buzzfeed.com ha descritto come “il film più spassoso mai realizzato”. Ha ispirato e illustrato la graphic novel War and Paradise, che combina il suo vocabolario lirico e visivo, un’epopea satirica di guerra che parla dello scontro tra macchine ed esseri umani, dell’incontro tra spiritualità e singolarità e della relazione bidirezionale tra la vita e l’aldilà. La sua seconda graphic novel, Subcultural Karate Turtles, è stata pubblicata nel 2021. L’undicesimo e ultimo album solista di Green, That Fucking Feeling, continua le sue esplorazioni musicali con i collaboratori di lunga data Loren Humphrey, James Richardson (MGMT) e Jesse Kotansky. L’album colloca produzioni in stile “Wall of Sound” su larga scala insieme alle registrazioni casalinghe fatte durante la quarantena COVID.

Quando si parla della title track, Adam dice:

“Volevo pubblicare qualcosa registrato in casa. Ai tempi dei Moldy Peaches registravo tutto sul tavolo della cucina dei miei genitori, ma sono passati 20 anni da quando ho pubblicato qualcosa del genere. Ho scritto alcune canzoni in quarantena cantando sul mio laptop e mi piace per come sembra diretto. Non tutte le canzoni devono essere grandi, questa è solo una piccola canzone che sembrava la cattura di un dolce momento. Penso a me stesso come a un uomo che canta, forse è così che mi sento più a mio agio nella vita.” 

Nel 2020, Green ha pubblicato un poema epico MDVL: 1.000 Years of Dark Ages with Spheres Projects, una sezione del quale è stata inclusa nella rivista letteraria Poetry London. Questa è stata seguita da una versione cinematografica animata del poema, narrata da Green, nello stile di un manoscritto miniato medievale.

 

FRANCESCO MANDELLI

​​Nasce ad Erba, in provincia di Como, nel ’79. E’ un attore, presentatore e musicista, noto per aver esordito nel 1998 nei panni del Non Giovane con Andrea Pezzi, su MTV. In tredici anni all’interno dell’emittente musicale, i programmi da lui scritti ed interpretati sono molteplici, tra tutti il fortunato sketch show I soliti idioti. Affianca da sempre la costante carriera di attore interpretando film campione di incassi come Manuale d’amore di Giovanni Veronesi, Natale a Miami e Natale a New York di Neri Parenti. Nel 2009 è coprotagonista del film di Massimo Venier Generazione 1000 euro ed entra a far parte del cast della serie Squadra antimafia. Sempre in prima serata e sempre nel 2009, ma questa volta su Rai Tre, è lui ad affiancare Paola Cortellesi nello show Non perdiamoci di vista e nello stesso anno esce il primo album della sua band, gli Orange, che porta in giro per mezza Italia e all’estero con un tour di oltre sessanta date per due anni.

Nel 2011 esce il secondo album degli Orange, Rock Your Mocassins, le nuove serie di Squadra Antimafia e I Soliti Idioti e nei due anni successivi scrive ed interpreta 2 film della sketch comedy e una nuova serie,  nel 2013 è il protagonista di Pazze di Me commedia corale di Fausto Brizzi. Un suo famoso personaggio, Ruggero De Ceglie, è stato ritratto all’interno della pubblicazione Toylet Paper dell’artista Maurizio Cattelan e del fotografo Pierpaolo Ferrari.

Francesco Mandelli sin da giovanissimo accompagna la sua carriera artistica televisiva e cinematografica con una grande passione per la musica, attualmente suona in tour con la band Hot Gossip oltre che con il musicista Adam Green.

Adele Altro

Adele Altro, polistrumentista veronese di stanza a Milano, seppur ancora molto giovane è già attiva da parecchi anni nella scena musicale italiana e internazionale.

A suo nome ha composto le musiche per il podcast di Internazionale “Limoni” sul G8 di Genova, a cui ha fatto seguito il primo disco a suo nome “Tentativo”, mentre con il suo main project Any Other ha pubblicato svariati Ep e due dischi ufficiali, esibendosi letteralmente ovunque nel mondo, dall’Italia al Giappone.

È diventata una delle Ragazze di Porta Venezia di Miss Keta ed è stata una delle artiste italiane selezionate per il programma internazionale KeyChange 2020.

Ha collaborato con innumerevoli artisti, sia in qualità di musicista nei live sia nelle registrazioni in studio: tra queste collaborazioni si possono annoverare quelle con Colapesce, nel progetto congiunto di Colapesce e Dimartino, con Marco Giudici, con Yabai e con il trio jazz formato da Alessandro Cau, Tancredi Emmi e Federico Fenu per il loro album Pororoca.

WARMDUSCHER

Scritto durante un periodo di isolamento di oltre un anno, At the Hotspot, prodotto da Joe Goddard e Al Doyle degli Hot Chip, coglie tutta l’energia rauca che i Warmduscher hanno sedimentato sin dal 2019, anno di pubblicazione dell’acclamato Tainted Lunch, e la inietta in questo nuovo lavoro con un tocco leggermente più raffinato, accompagnato da suoni funk anni ’80: un po’ come tornare nel tuo loft occupato inciampando dopo una notte di follie in una discoteca locale. 

L’equilibrata coesistenza di ruvidezza/morbidezza lo candida a diventare uno dei prodotti di maggiore immediatezza della band londinese. “Ci sono state molte feste”, dice il frontman Clams Baker, ridendo mentre racconta la gestazione dell’album. “Eravamo solo molto felici di vederci e fare qualcosa insieme. Era quella strana energia, in cui sei stufo e un po’ arrabbiato, ma in senso positivo. Passammo qualcosa come due sere a settimana a scrivere, a volte una o due volte al mese, a volte meno. Questo è andato avanti per circa un anno, con tutti i membri che hanno portato il loro contributo, fino a quando è arrivato il momento di registrare, che, in tipico stile punk rock, non poteva non avere una serie di ostacoli da superare.” 

La maggior parte della discografia dei Warmduscher – la già citata Tainted Lunch, così come Whale City del 2018 e Khaki Tears del 2016 – è stata prodotta dal fedele londinese Dan Carey, che è stato determinante nell’aiutare la band ad affinare il proprio sound confuso. Sfortunatamente, all’inizio del processo di registrazione di At the Hotspot, Dan si è ammalato di COVID e la band si è trovata costretta a dover lasciare la propria zona di comfort e trovare rapidamente un nuovo produttore. Fortunatamente, ne hanno trovati due, in circostanze fortuite. “Ero in studio con Joe e Al degli Hot Chip, a fare un progetto elettronico con Igor Cavallera dei Sepultura e sua moglie, l’artista/musicista Laima”, spiega Clams. “Quando ho ricevuto il messaggio che diceva che Dan non poteva fare l’album, ho pensato, ‘Aw, cazzo!’ Poi Joe e Al hanno semplicemente detto ‘Lo faremo noi!’ È stato un incidente davvero strano ma felice. ” 

Mentre At the Hotspot è ancora un album dei Warmduscher, con tutte le sue crepe e fessure che trasudano spavalderia garage rock, la validità della produzione esalta quei bordi frastagliati in un modo che solo e soltanto Joe e Al degli Hot Chip come produttori avrebbero potuto realizzare. “Siamo davvero entusiasti di suonare tutto questo dal vivo ora”, afferma Clams in modo pratico. “Ed è un rinnovamento totale: nuova etichetta, nuovi produttori, nuovo logo, nuovo tutto”.At The Hotspot, uscito ad aprile 2022 per Bella Union e anticipato dai singoli “Fatso” e “Twitchin’ in the Kitchen”, è l’album numero quattro dei Warmduscher, che verranno a presentarlo in Italia a febbraio 2023 per due date imperdibili a Milano e Bologna!

Billy Nomates

La domanda che più di tutte le altre ispira Tor Maries a scrivere come Billy Nomates è: quale voce manca nella stanza?

Un faro di brutale verità in un’industria costruita su sciocchezze insignificanti, la cantautrice con sede a Bristol dà voce ai messi a tacere, ai disillusi, ai cuori spezzati e agli esausti, collezionando messaggi brillanti e mordaci dai margini di una società impantanata in un clima di austerità, nella disuguaglianza e nell’isolamento. Oppure, come dice Maries, con la sua tipica schiettezza, “C’è fin troppa musica nel mondo, quindi non tutto ciò che uno fa deve contare”. 

Ma “fare in modo che ogni cosa conti” potrebbe anche funzionare come mantra creativo per Maries. Dalle immagini d’impatto che alimentano il suo post-punk pieno di sentimento e dark humor, alla struttura del suono che ottiene con il suo allestimento provocatoriamente DIY. Non c’è un solo dettaglio superfluo nell’intera produzione di Maries quando veste i panni di Billy Nomates. È proprio questa combinazione di autenticità e bruciante consapevolezza che ha reso il debutto omonimo del 2020 una tale rivelazione, annoverando tra gli ammiratori di Maries personalità come Iggy Pop, Geoff Barrow, Sleaford Mods e Steve Albini. E mentre avanza verso l’album numero due, Maries è più concentrata che mai nella sua missione.

Cresciuta in una famiglia operaia a Melton Mowbray, Maries ha ereditato il suo amore per la musica da suo padre. Un grande fan dell’aAmericana e del punk acerbo il padre di Maries era un insegnante di musica presso la scuola media locale, il che è servito a stuzzicare la curiosità di Maries per gli strumenti in giro per casa, dalla chitarra alla batteria, al pianoforte verticale sempre leggermente stonato. All’età di sei anni Maries già registrava canzoni originali su un registratore a quattro tracce, e da piccola cercava “ogni opportunità” per dedicarsi alla musica, cantando nel coro della scuola e suonando la chitarra in un susseguirsi di band con gli amici.

Oggi, Maries attribuisce la sua spinta incessante ai dintorni oppressivi di una piccola cittadina. “È come chiedere: per favore dimmi che esiste qualcosa di meglio di questo!” ride. Dopo essere stata rifiutata al BIMM insieme ai suoi compagni di band, a 16 anni Maries si è trasferita a Bristol a prescindere, intraprendendo lavori di ogni tipo mentre seguiva la band ovunque. “Eravamo convinti che saremmo stati messi sotto contratto da una major”, sorride. “Quindi era come: viviamo tutti insieme, viviamo di sussidio e scriviamo musica. Ma in realtà è stato solo un fottuto incubo”.

Dopo l’aspra separazione della band, Maries ha giurato di rinunciare completamente alla musica, troppo scottata da quell’esperienza. “Dai 23 ai 28 anni circa, non avevo alcun interesse per la musica”, spiega in modo pratico. “Non scrivevo e non andavo nemmeno ai concerti, solo perché ero così stufa che non funzionasse. La musica sembrava l’hobby di una persona ricca, a dire il vero: semplicemente non era qualcosa che persone come me potevano permettersi di fare. Ricordo vividamente la sensazione che la musica fosse un club in cui non sarei mai entrata. Quindi ho pensato, beh, non starò più ad aspettare fuori: andrò a fare qualcos’altro.”

Trasferendosi da Bristol a Bournemouth, Maries si stabilì in un ritmo di vita più tranquillo, pagando l’affitto con una serie di lavori d’ufficio insoddisfacenti ma stabili. Ma quando, in seguito al crollo di una relazione, Maries è rimasta al verde e ha iniziato a dormire sul divano di sua sorella mentre continuava a svolgere più lavori, è caduta in una profonda depressione.

“La fine dei miei 20 anni è stata in qualche modo terrificante, pensando a ciò che avevo ottenuto e a ciò che non avevo raggiunto…”, sospira. “Sono semplicemente impazzita, ed era come se dovessi scegliere tra lasciare il paese con tutti i soldi che avevo e fare qualcosa di pazzo, ingoiare un barattolo di pillole, o scrivere un album. Ad ogni modo, bisogna scegliere come gestire questa energia perché altrimenti esplodi”.

Allestendo uno studio improvvisato nella cucina di sua sorella e prendendo in prestito l’attrezzatura di suo cognato, Maries iniziò a scrivere il suo album di debutto come Billy Nomates, uno pseudonimo ispirato da un insulto ricevuto partecipando a un concerto da sola. Il suo unico obiettivo per l’album era “l’onestà totale”, ed è rimasta sbalordita nel constatare quanto lai frustrazione della sua vita sgorgasse fuori, mentre punzecchiava lavori senza fine (“Supermarket Sweep“, “Call In Sick“), cultura hipster (‘Hippy Elite‘), sessismo (“No“) e una serie di disuguaglianze sociali.

Più o meno nello stesso periodo, Maries ha visto gli Sleaford Mods dal vivo nel loro tour “Eton Alive” e, sbalordita dal loro approccio musicale impenitentemente lo-fi, si è sentita ulteriormente incoraggiata a perseguire la sua visione senza restrizioni. Percependo che fossero spiriti affini, ha inviato demo alla band, che ha contattato e presentato Maries al loro management. A sua volta, il manager di Maries ha condiviso la sua musica con Geoff Barrow, che ha prontamente firmato Billy Nomates per Invada Records. Con alcuni tocchi finali di produzione da parte di Barrow – e un’apparizione come ospite degli Sleaford Mods in “Supermarket Sweep” – l’album di debutto di Maries è stato pubblicato nell’agosto del 2020.

Guardando indietro con l’esperienza ora, Maries si sente profondamente in conflitto. “Tenere il disco fisico nelle mie mani è stato un tale momento clou, tipo, cazzo, l’ho fatto! Ma il 2020 è stato un tale casino che non associo necessariamente l’album a cose buone: lo associo a tutte queste telefonate in preda al panico. A un certo punto, quasi non sarebbe stato nemmeno pubblicato, e quando è uscito è stato respinto”.

Tuttavia, “Billy Nomates” è stato un successo di critica e, con i brani che hanno ricevuto un’intensa trasmissione su BBC 6Music, Maries era saldamente in ascesa. Nell’autunno del 2020, è apparsa nel singolo “Mork n Mindy” degli Sleaford Mods e un anno dopo è stata il principale supporto per il loro tour “Spare Ribs”, mentre nell’aprile 2021 Maries ha pubblicato un acclamato EP di brani composti durante il lockdown intitolato “Emergency Telephone“. Ma, come spiega Maries, dietro le quinte le cose erano tutt’altro che rosee.

“Ero profondamente depressa. Ho passato il terzo lockdown rintanata nella stanza degli ospiti da mio padre sull’Isola di Wight, contando solo i giorni e sentendomi molto, molto distaccata da tutte le cose interessanti successe intorno all’album. Tutto quello che riuscivo a pensare era che la carriera che avevo aspettato per tutta la vita fosse completamente crollata”.

Fu con questa mentalità che Maries scrisse “Blue Bones“, l’eccellente primo assaggio del suo secondo album in studio CACTI. Un bop synth-pop gentile, influenzato dagli anni ’80, e – ironia della sorte – una celebrazione della vita, in cui Maries fissa i propri impulsi suicidi con il ritornello: “La morte non mi eccita come una volta“.

“È stata la prima cosa che ho scritto quando sono tornata a Bristol”, spiega. “Per me, Invada Studios è un posto così pieno di speranza. Il fatto che io sia anche in quella stanza, sono costantemente tipo, cazzo! Come sono arrivata fin qui? Quindi ho scritto la canzone istintivamente, tipo: forza, tiralo fuori!”.

È una canzone che senza dubbio risuonerà familiare a chiunque stia ancora elaborando il trauma degli ultimi due anni e il misterioso senso di apatia che aleggia. In effetti, Maries è la prima ad ammettere che sta “ancora ricalibrando” il post-pandemia, un’idea che può già vedere filtrare attraverso alcune delle nuove canzoni, insieme al dolore e ai temi più politici.

“Mi interessano solo le canzoni che ascolti e pensi: io ho vissuto quell’esperienza”, spiega. “Ed è per questo che sono quasi grata che le cose non abbiano funzionato per me quando ero più giovane. Quella lotta ha plasmato ciò di cui parla Billy Nomates, e senza di essa non avrei scritto la metà in modo perspicace o significativo”

Il suo secondo album “CACTI” uscirà il 13 gennaio 2023 e sarà un’esplosione di beat pulsanti accompagnati dallo sguardo pungente di Tor Maries sul mondo, che potremo ascoltare anche dal vivo a marzo. 

Alan Sorrenti

Con la pubblicazione a ottobre 2022 del suo ultimo successo Oltre la Zona Sicura, Alan Sorrenti ha inaugurato una nuova era della sua brillante e multiforme carriera artistica. L’album, uscito dopo 19 anni di silenzio discografico, ha segnato un grande ritorno sulle scene, caratterizzato da un dialogo intenso e virtuoso con i protagonisti e i linguaggi stilistici del panorama contemporaneo. 

Annunciato dopo un emozionante “primo” ritorno dal vivo sul palco del Mi Ami Festival di Milano nell’estate 2022, ad accompagnare l’artista in questa nuova avventura discografica il produttore Stefano Ceri, demiurgo dello street pop italiano, capace di colorare le nuove canzoni di Sorrenti grazie al suo italian touch in bilico tra cantautorato e dance floor. Un disco ricco di sfumature che tocca tutti i periodi storici di Alan Sorrenti, che fa ballare e commuovere, splende di luce e trasporta l’ascoltatore in un caleidoscopio di colori che parte dagli anni Settanta e arriva al futuro. 

«Un disco che dedica grande attenzione ai contenuti. L’idea di fare un nuovo album nasce dall’esigenza di trasmettere la mia anima alle nuove generazioni: non ho la pretesa di indicare la direzione, ma di raccontare la mia storia, mettermi in discussione e trasformarmi nuovamente grazie alla musica.» In pieno stile Alan Sorrenti.

L’album è stato seguito da un ricchissimo calendario di appuntamenti dal vivo in lungo e in largo nella penisola, insieme ad alcuni dei musicisti più talentuosi della scena italiana in combinazioni e formazioni diverse. 

Nell’estate 2024 calcherà di nuovo i palchi italiani con la sua COSMICA BAND composta da musicisti di altissimo profilo tra cui Bruno Belissimo al basso, Bonito Belissimo (Frah Quintale, Francesca Michielin) alla batteria, Ilaria “BOBA” Ciampolini (POP_X, Immanuel Casto) tastiere e voci e Giuseppe Spinelli (99 Posse) alle chitarre. 

Nell’estate 2025 esce il remix di un suo brano cult degli anni ‘80 Magico… Di Notte (Pekka remix) con Pekka, giovanissimo producer e DJ: l’incontro tra due generazioni e due artisti lontani nel tempo ma vicinissimi come attitudine, in un mix travolgente di suoni ed emozioni.

Fino ad arrivare alla primavera del 2026, che vede la nuova riedizione in vinile del suo più grande e celebrato capolavoro, FIGLI DELLE STELLE, uscito su Universal Music Italia il 24 marzo. “Figli delle Stelle” è il quinto album in studio di Alan Sorrenti, pubblicato nel 1977 dalla EMI italiana, e segna una svolta nella carriera dell’artista, che abbandona le sonorità del progressive rock per avvicinarsi alla musica disco, un cambiamento che lo rende uno dei pionieri del genere in Italia.

Homeshake

Homeshake (stilizzato come HOMESHAKE) è il progetto musicale solista del cantautore e musicista di Montreal Peter Sagar. Con i contributi di Mark Goetz, Greg Napier e Brad Loughhead, il progetto è iniziato nel 2012. Nel 2014 ha lasciato la band dal vivo di Mac DeMarco per concentrarsi sul progetto.
“Under The Weather” è uno di quei progetti difficili da valutare sradicandone la natura dalle motivazioni personali dell’autore, Peter Sagar, soprattutto per il tono ancor più introverso e malinconico del nuovo album a nome Homeshake, che rinuncia a gran parte di quelle pulsioni r’n’b nonché ai timidi accenni jazz del precedente album, “Helium”, che avevano fatto sperare in un’evoluzione del piacevole bedroom-pop del musicista di Montreal.

The Lounge Society

Il 26 agosto su Speedy Wunderground è uscito Tired of Liberty, l’album di debutto dei The Lounge Society, giovanissimo quartetto post-punk dello Yorkshire che già dai primissimi singoli pubblicati si è fatto notare su scala internazionale. 

NME, tra le tante testate ad aver recensito molto positivamente il loro primo EP del 2021 Silk For The Starving, dice che “I The Lounge Society stanno sicuramente tracciando la loro strada”. E infatti, durante lo scorso autunno, la band è partita per un tour in tutto il Regno Unito, esibendosi come headliner in tantissimi show, molto spesso sold out, per poi comparire nei cartelloni di diversi festival europei. 

La band arriverà in Italia a novembre per due date, una a Bologna e una a Milano, per presentare Tired of Society, attesissimo album anticipato dai singoli “Bloody Money”, “No Driver” e “Upheaval” e prodotto da Speedy Wunderground, etichetta di Dan Carey, produttore tra i tanti di Fontaines D.C., Kae Tempest e Wet Leg.  

Molly Lewis

Molly Lewis

 

Le composizioni di Molly Lewis sembrano fluttuare nelle nostre orecchie da sponde lontane. Sono ultraterreni, tratti più da paesaggi da sogno che da qualsiasi luogo si possa trovare su una mappa. La Lewis è una presenza unica nella musica di oggi. Il suo fischio caratteristico, che richiama alla mente il grande soprano peruviano Yma Sumac, ha contribuito ad abbellire tutte le sue registrazioni, dai lieder di Schumann al jazz brasiliano, alle ballate Spaghetti Western e al noir lounge. Le collaborazioni di Lewis sono diverse: La Femme, Sébastien Tellier e Dr. Dre. Si è esibita in tutto il mondo, allo Yuz Museum di Shanghai, al Festival di Cannes, al Salón Los Angeles di Città del Messico e in tutta la Nuova Zelanda. L’EP di debutto di Lewis nel 2021, The Forgotten Edge, è stato prodotto da Tom Brenneck (Charles Bradley, Amy Winehouse). È stato un successo di critica, ricevendo elogi dal New York Times e dalla NPR e facendo ottenere a Lewis un posto nella CBS Sunday Morning. Ora, Molly Lewis e Brenneck hanno collaborato di nuovo per il loro secondo EP, Mirage, portando a bordo il chitarrista brasiliano Rogê, il percussionista Gibi Dos Santos e il tastierista Roger Manning. Capiente e suggestivo, Mirage è lo sforzo più ipnotico di Lewis di sempre. Come Eden’s Island (1970) di Eden ahbez, il cui “Nature Boy” è interpretato in uno dei momenti salienti di Mirage, l’album è basato sulle visioni della Lewis di un’isola immaginaria. Aprendosi con una title track piena di suoni di uccelli notturni, insetti e onde, e portandoci via con le sue lussureggianti trame strumentali e le melodie dei lombrichi, Mirage ci teletrasporta sotto le stelle di una spiaggia sconosciuta, tutto solo o in compagnia di chi abbiamo ha sempre sognato. Brani salienti come la seducente “Miracle Fruit” e la sbarazzina “Cabana de Mel” vanno oltre il tipico pastiche neo-lounge di Lewis, l’anima di Brenneck e il puro stile brasiliano di Rogê, incontrandosi negli oceani della loro immaginazione di quanto la musica possa andare lontano e portarci via da qui.

Aoife Nessa Frances

Il suo magnifico modo di scrivere le canzoni fa sentire le vette più alte e le valli più basse.”

Bandcamp

A metà strada tra folk seducente e lusso melodico

The Guardian

La voce della cantautrice irlandese brilla come un faro nella nebbia. Il suo debutto abbonda di serenate ingannevolmente serene e cambiamenti lirici sorprendenti“.

Pitchfork

Un seducente e languido debutto per aiutare i mesi invernali a scivolare via…. va alla deriva insieme a un vero fascino

☆☆☆☆

The Times

 

L’artista irlandese Aoife Nessa Frances annuncia la pubblicazione del suo secondo album Protector, in uscita il 28 ottobre su Partisan Records. L’annuncio dell’album è accompagnato dall’uscita del primo singolo estratto “Way To Say Goodbye” che lei descrive come “una canzone sui finali e sui nuovi inizi”. I suoni fluttuanti sono accompagnati dalle immagini oniriche del video diretto da Ellius Grace, che ritrae il viaggio di due uomini, uno trasportato dall’altro, mentre attraversano un prato lussureggiante”. Questo video è un’allegoria, un viaggio fisico che incarna i viaggi emotivi che molti di noi hanno vissuto nel corso della vita”. 

Aoife spiega ” “Way To Say Goodbye” riflette i sentimenti di quando una relazione finisce, la difficoltà di lasciare andare le cose. Come la paura della solitudine può farti trattenere qualcosa per troppo tempo anche dopo che non ti serve più. Il processo di scrittura di questa canzone è stato incredibilmente catartico e curativo.”

Protector è nato nella primavera del 2020, quando Aoife ha fatto le valigie a Dublino e si è trasferita nella contea rurale di Clare, sulla costa occidentale dell’Irlanda. Fu lì, nella quiete più totale, che iniziò a lavorare alle canzoni che sarebbero diventate il suo secondo album: un viaggio personale e mistico di scoperta di sé attraverso la dislocazione, la trasformazione e il ritorno in sé.

È stato registrato in una piccola casa nella contea di Kerry, ai piedi dell’Annascaul, insieme a Brendan Jenkinson (produttore, tastiere, basso, sintetizzatore, clarinetto) e Brendan Doherty (batteria). “Ci svegliavamo presto ogni giorno e nuotavamo a Inch Beach prima di metterci a  fare musica”, descrive Frances. “Questo rituale è stato cruciale per il nostro processo. C’era una gioia inspiegabile tra noi tre”. Gli arrangiamenti crebbero con contributi successivi di Ailbhe Nic Oiroictaigh (archi), Meabh McKenna (arpa) e Conor O’Brien (corni). “Volevo che la mia voce fosse il più aperta e asciutta possibile, per creare un senso di vulnerabilità cruda e potente, come ‘Histoire de Melody Nelson’ di Serge Gainsbourg in cui la voce si sente proprio di fronte a te”.

Nelle stesse parole di Aoife: “Scrivere e registrare questo album è stata un’esperienza spirituale. Ho sperimentato l’amore per la mia famiglia a un livello che non sapevo esistesse, mentre lentamente mi rimettevo in sesto e guardavo la parte “protettrice” crescere in me. “Protector” riconosce quella parte di me stessa che mi fa da guida verso un percorso più luminoso”. Protector segue l’album di debutto di Frances Land of No Junction, uscito nel 2020 e contenente gli straordinari singoli “Blow Up” e “Here in the Dark“. Ha scritto Pitchfork “La voce della cantautrice irlandese brilla come un faro nella nebbia. Il suo debutto abbonda di serenate ingannevolmente serene e cambiamenti lirici sorprendenti”. Dopo essersi esibita in un paio di festival quest’estate in Irlanda e nel Regno Unito, Frances partirà per un tour in Europa che toccherà anche l’Italia per un’unica data il 21 novembre all’Arci Bellezza di Milano. 

Selah Sue

La talentuosa cantautrice soul belga dalla voce inconfondibile tornerà nel nostro paese per presentarci con un’unica data esclusiva “Persona”, il suo ultimo album, uscito a sette anni di distanza da “Reason” il 25 marzo 2022 su Because Music e che vanta collaborazioni con i rapper TOBi, Mick Jenkins e Benjamin Epps.

Perfezionista, amante del prossimo, madre, bisognosa di compiacere ma anche di attenzioni, malinconica, autocritica: in “Persona” i diversi tratti della sua personalità combattono tra loro per stabilire un dominio attraverso le canzoni, ciascuna scritta per assecondare una di queste personalità. 

In tredici anni di carriera e in più di un milione di album venduti, Selah Sue ci ha abituati a entrare in contatto con la sua parte più tormentata, quella che con questo album cerca di esplorare ed accettare, perché “Persona” nasce con un intento curativo proprio come una seduta di psicoterapia, come un “dialogo di voci interiori” da osservare e comprendere. 

Fin dal suo album d’esordio “Selah Sue” nel 2011, che ha venduto più di un milione di copie in tutto il mondo e i cui singoli “Raggamuffin”, “Crazy Vibes” e “This World” hanno scalato le classifiche musicali europee, la pluripremiata cantautrice ha intrapreso numerose collaborazioni con artisti come Childish Gambino, Diplo, CeeLo Green, J Cole e Marcus Miller, storico collaboratore di Miles Davis, fino ad ottenere l’approvazione da parte di Prince. 

Persona” è un nuovo e attesissimo inizio per Selah Sue e non vediamo l’ora di ascoltare la sua bellissima voce dal vivo! 

 

Clauscalmo

Clauscalmo è dove Clara parla libera, racconta cosa vede sott’acqua, tra le dune, sulla luna: tutto in questa dimensione la riguarda. Polistrumentista e autrice, scruta a fondo attorno. Con sguardo vivido e inventivo, con un punto di vista onirico e sommerso, si spinge dove vuole arrivare. La sua musica è come una filastrocca indie 90’s. Chitarre pulite, intrecci percussivi e synth surrealisti sono il percepibile, ma il mantra di clauscalmo è che “se qualcosa non si vede non vuol dire che non esiste”: e allora si potrebbe parlare delle influenze post-rock e new wave, che porta gelosa sempre con sé. Dopo anni in band e qualche esperienza da turnista, tra concerti segreti e grossi furgoni, sceglie di iniziare a schiudersi: ecco il suono che fa il guscio che si rompe.

cmqmartina

cmqmartina annuncia il suo nuovo album, “BRIANZOLA ISSUES”, in uscita venerdì 21 marzo per
Columbia Records/Sony Music Italy.
Tramite un reel sui suoi social vengono anticipate le atmosfere dell’album, tra la Brianza, Monza, la nebbia, periferie vuote, paesaggi silenziosi che trasmettono calma ma inquietudine e il contrasto che tutto ciò provoca,
tra sensazione di familiarità e angoscia.

“Quando scrivo della mia terra ho sempre in mente scenari desolati e l’odore dell’asfalto bagnato.
La Brianza è una terra pianeggiante e dà l’impressione di non cambiare, di resistere in uno stato di
sospensione. Se da una parte è rassicurante, dall’altra mi angoscia. Credo mi somigli”.
(cmqmartina)

Anticipato dai singoli “mi ami davvero?”, “kids never sleep”, “allucinazione” e “vinted”, in “Brianzola Issues”
l’atmosfera intima e malinconica viene accompagnata dalle sonorità dance che contraddistinguono la musica di cmqmartina, impreziosite dai produttori che hanno lavorato all’album: Ceri, okgiorgio, Simone Bertolotti, Estremo, SPX.
Il ballo diventa un atto catartico e liberatorio e il dancefloor uno spazio dove affrontare e superare i
propri demoni.
Da marzo partirà il cmqtour nei club, prodotto da DNA concerti. Di seguito le date, calendario in
aggiornamento:

07/03 Rende (Cs) – Mood
08/03 Baronissi (Sa) – Dissonanze
09/03 Bari – Officina Degli Esordi
27/03 Torino – Off Topic
28/03 Genova – Teatro Verdi
29/03 Firenze – Combo
10/05 Verona – The Factory
14/05 Roma – Monk
15/05 Bologna – Locomotiv
24/05 Milano – Mi Ami Festival

BIO
cmqmartina è una cantautrice nata a Monza nel ‘99. Cresce con l’influenza del cantautorato italiano che
progressivamente combina alla scoperta della cultura del clubbing. La sua identità artistica nasce infatti
dall’unione di questi due mondi e continuamente evolve nella ricerca di sonorità elettroniche, sperimentali e
pop.
Esordisce nel 2019 con “lasciami andare!”, brano che fin da subito viene apprezzato da pubblico e critica,
collezionando oltre 3 milioni di ascolti. A febbraio 2020 pubblica il suo primo album “Disco”, nel 2021 firma
con Sony Music Italy e pubblica il suo secondo album, “Disco2”, seguito nel 2022 da “Vergogna”.
Dopo oltre 80 date live in tutta Italia una cosa è certa: ai suoi concerti è impossibile non ballare e lasciarsi
trasportare dall’energia della sua Nu-Dance.

Verdena

NUOVO ALBUM IN ARRIVO IL 23 SETTEMBRE

E TOUR NEI PIÚ GRANDI CLUB ITALIANI IN PARTENZA DAL 29 OTTOBRE

 

Il nuovo album dei Verdena uscirà il 23 settembre, su etichetta Capitol Records/Universal Music Italy.

Si tratta dell’ottavo disco di inediti nella carriera della band di Alberto Ferrari, Luca Ferrari e Roberta Sammarelli. Il nuovo lavoro arriva dopo la recente pubblicazione dell’album “America Latina, music inspired by the film”, realizzato per il film dei fratelli D’Innocenzo, e pone così fine al lungo periodo di silenzio discografico che durava dal 2015, anno di pubblicazione del progetto in due volumi “Endkadenz”.

 

BIO

I Verdena nascono nel 1995 grazie ad Alberto Ferrari (voce, chitarra), suo fratello Luca (batteria) e Roberta Sammarelli. Nel 2001 esce l’EP Spaceman, primo per  Black Out/Universal, seguito dal secondo album Solo un grande sasso, registrato nello Studio Next di Mauro Pagani con la produzione di Manuel Agnelli, che la band porta in tour per tutto il 2002. Ad inizio 2004 esce il terzo album, Il suicidio dei samurai, anticipato dall’EP Luna. Nel 2007 esce il quarto disco,  Requiem, che come il precedente viene pubblicato anche in Germania, Svizzera, Austria, Francia e Spagna. A giugno 2007 esce l’EP Caños, che segna un cambio stilistico di sonorità: le influenze elettroniche iniziano infatti ad occupare una porzione significativa del disco. Il quinto album della band, Wow, esce a gennaio 2011, conquistando il disco d’oro, mentre il vinile debutta al secondo posto della Classifica Fimi. Ad aprile 2011 Universal pubblica una raccolta di 7 EP introvabili nei negozi, pubblicati tra il 1999 e il 2007, Verdena – 7EP Limited Edition. Nel 2015 esce il loro ultimo album, in due volumi, Endkadenz Vol. 1 ed Endkadenz Vol. 2. Le date del successivo tour registrano un grande successo e nel 2016 sbarcano in Europa. A settembre 2016 esce un EP in collaborazione con Iosonouncane, dal titolo Split. Nel gennaio 2022 la band dà alle stampe America Latina – music inspired by the film, una raccolta di brani strumentali composti e orchestrati per la colonna sonora dell’omonimo film dei fratelli D’Innocenzo, e candidata ai recenti David di Donatello. 

   

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Coach Party

I Coach Party sono cresciuti sull’Isola di Wight (“è solo questione di tempo prima di incontrare praticamente tutti gli altri sull’isola”, dice Eastwood) e alla fine si è le loro strade si sono incrociate grazie alla comune passione per la musica, lavorando nei locali, suonando insieme e incontrandosi agli stessi concerti. I Coach Party si formarono quando Eastwood e il chitarrista Steph Norris deciderono di iniziare a suonare insieme. Rendendosi subito conto che c’è qualcosa di speciale nel modo di scrivere e nel legame della coppia, il chitarrista Joe Perry e il batterista Page si uniscono ai ranghi.

Musicalmente, i Coach Party si ispirano a un ampio ventaglio di artisti, ma si ritrovano sempre attratti dai Nirvana, Sonic Youth e The Strokes, e da artisti contemporanei come Wolf Alice, The Big Moon e Tame Impala. In definitiva, però, la spinta principale dei Coach Party a scrivere ed eseguire musica deriva dalla “lotta, spesso divertente, della vita reale”. La band vive e lavora ancora sull’Isola di Wight (Jess in un parco di fattoria, Guy in uno studio musicale e Steph e Joe nei bar), e descrive la vita sull’isola come un passaggio “attraverso fasi piuttosto distinte in cui si diventa grandi, e un posto davvero frustrante in cui vivere”.

L’8 settembre 2023 è uscito il loro disco d’esordio Killjoy, pubblicato con l’etichetta Chess Club.

NAVA

Formatasi nella città cosmopolita di Milano, l’enigmatica cantante iraniana NAVA crea un mix culturale unico, fondendo il proprio background persiano con gli arrangiamenti incisivi e sperimentali, creando qualcosa di veramente viscerale con la sua performance extraterrestre