Iceage

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    Nel corso di 18 anni e cinque album in studio, gli Iceage hanno sempre lavorato intorno all’idea del collasso. Un collasso inteso non solo come tema, ma come modo di scrivere, suonare e cantare: lasciarsi attraversare dal caos della vita e trasformarlo in musica.

    Con il loro sesto album, For Love of Grace & the Hereafter, la band danese aggiunge però una nuova luce al proprio universo sonoro. Se nelle opere precedenti la passione e l’amore romantico apparivano spesso come forme di resistenza, qui diventano il centro pulsante del racconto: vissuti apertamente, senza paura, con un’intensità che rende il disco allo stesso tempo vitale, gioioso e profondamente serio.

    Prodotto e mixato dalla band insieme a Nis Bysted, l’album è luminoso ed energico. Dopo l’esperienza solista di Elias Rønnenfelt con Heavy Glory (2024), gli Iceage sentivano il bisogno di tornare a una dimensione più feroce e immediata. Se in passato le loro canzoni sembravano spesso correre via da qualcosa, qui danno l’impressione di correre verso qualcuno.

    Nati a Copenaghen nel 2008, gli Iceage si sono fatti conoscere giovanissimi con New Brigade (2011), un debutto che fondeva post-punk e hardcore e che attirò rapidamente l’attenzione internazionale. Album successivi come You’re Nothing (2013), Plowing Into the Field of Love (2014), Beyondless (2018) e Seek Shelter (2021) hanno progressivamente ampliato il loro linguaggio, introducendo elementi più melodici, teatrali e visionari.

    For Love of Grace & the Hereafter è stato registrato ai Silence Studio, una casa isolata nella campagna svedese vicino al confine norvegese. È lo stesso studio dove, dodici anni prima, la band aveva registrato Plowing Into the Field of Love. Tornarci non è stato casuale.

    L’obiettivo era catturare un’energia immediata, urgente e istintiva. Le canzoni dovevano essere dirette, veloci e prive di elementi superflui. Il gruppo ha lavorato in modo essenziale: poche sovraincisioni, molte esecuzioni dal vivo e decisioni prese sul momento. Un approccio che restituisce al disco una spontaneità rara.

    Il risultato è probabilmente l’album più compatto degli Iceage. Un lavoro che conserva tutta la loro intensità ma che, allo stesso tempo, lascia emergere una nuova chiarezza. Riff distorti che si trasformano in armonie, ritmiche serrate, cori caotici e improvvisi slanci melodici convivono in un disco che riflette la curiosità e l’istinto che hanno sempre caratterizzato la band.

    Negli ultimi anni Elias Rønnenfelt ha affinato ulteriormente la propria scrittura attraverso tour incessanti, album solisti e collaborazioni con artisti come Dean Blunt, Yung Lean e Fousheé. Questa crescita si riflette anche nei testi del nuovo album, scritti poche settimane prima delle registrazioni per preservarne urgenza e autenticità.

    Brani come Ember e Star rappresentano il cuore del disco: canzoni d’amore travolgenti, animate da un’energia quasi febbrile. Star, primo singolo estratto dall’album, è una dichiarazione d’amore totale, capace di trasformare tutto ciò che la circonda.

    Verso la fine del disco arriva Lifetime, una canzone che osserva la vita con ironia e disincanto. Quando Rønnenfelt invita ad “essere pronti per una vita di botte”, il nichilismo degli esordi si trasforma in qualcosa di diverso: non più una condanna, ma una prova da affrontare con orgoglio.

    Con For Love of Grace & the Hereafter, gli Iceage sembrano aver trovato una forma di salvezza, soprattutto attraverso l’amore — romantico, ma anche fraterno. È un disco che chiude un cerchio: un punto d’incontro tra caos e serenità, tra urgenza e consapevolezza, dove tutto ciò che la band ha costruito negli ultimi vent’anni trova finalmente una nuova chiarezza.