Pubblicato sull’etichetta Jagjaguwar, “All Mirrors”, è il quarto album della songwriter americana che, dopo quasi dieci anni di brillante carriera, non ha di certo bisogno di presentazioni. Il suo ultimo album è stato semplicemente considerato all’unanimità da pubblico e critica come uno dei dischi più belli del 2019, ricevendo recensioni positive dalle più importanti testate musicali e piazzandosi in cima alle classifiche di genere e non. È un lavoro immenso, complesso, orchestrale, definizione quest’ultima che insieme alla parola “sontuoso” sembrerebbe essere quella più gettonata nelle recensioni, per (provare a) tracciare delle linee, dei contorni, a questo lavoro la cui bellezza non potrà mai essere descritta in modo esaustivo.
Quello della Olsen è un volo sia verso l’alto che verso l’interno, in una dimensione introspettiva. Nel processo di creazione di questo album, ha trovato un nuovo suono e una nuova voce, un’esplosione di rabbia mescolata ad un’auto-accettazione duramente conquistata: “Sembra come se parte della mia scrittura fosse tornata da qualche punto nel passato, mentre un’altra parte di essa fosse ancora in attesa di esistere” dice.C’è sempre quel particolare vibrato, sempre così vicino – le frasi solo apparentemente semplici e fluide, che a un certo punto si espandono diventando pensieri enormi sull’incapacità di amare e sulla solitudine universale. Ed ecco che qui, all’improvviso, si levano questi mastodontici arrangiamenti di synth e corde come un’apocalittica onda anomala. “Questo disco, da qualsiasi punto di vista in cui lo si guardi” dice la Olsen “dalla realizzazione, ai testi, a come ho affrontato personalmente la sua stesura, riguarda la presa di coscienza del proprio lato più oscuro.”È stato concepito come un disco solista back-to-basics, registrato con il produttore Michael Harris ad Anacortes, Washington. Appena completato però, nella sua mente iniziò ad aleggiare una versione più ambiziosa di quella appena scritta. Evoluzione che si deve al lavoro del produttoreJohn Congleton, l’arrangiatore Jherek Bischoff, il musicista / arrangiatore Ben Babbitt e un’orchestra di 14 strumenti.Vederla dal vivo sarà un’esperienza totalizzante e rigenerante, tra l’angoscia e la beatitudine, lasciandoci ammaliare e condurre da Angel Olsen nelle profondità del suo abisso.