Nate durante l’immobilità del 2020, le Softcult sono il progetto delle gemelle canadesi Phoenix e Mercedes Arn-Horn. Dopo oltre dieci anni trascorsi a fare musica insieme, le due hanno colto la sospensione imposta dalla pandemia come un’occasione per ricominciare da capo, liberandosi dalle aspettative dell’industria musicale e costruendo un progetto fondato sulla completa indipendenza creativa.
Nate inizialmente all’interno del loro studio domestico, le Softcult hanno sviluppato un approccio profondamente DIY: Phoenix cura produzione e registrazione, mentre Mercedes firma gran parte dell’immaginario visivo e dei videoclip. Intorno alla musica, il duo ha costruito anche una comunità attraverso la fanzine autoprodotta SCripture, dedicata a temi politici, sociali e ambientali e ispirata alla cultura Riot Grrrl degli anni Novanta.
Il loro suono fonde shoegaze, grunge, dream pop e punk in una formula che le stesse Softcult hanno definito “riotgaze”: muri di chitarre, melodie eteree e armonie vocali si incontrano con testi che affrontano femminismo, disuguaglianza, identità di genere, violenza, capitalismo e autodeterminazione. Una musica capace di essere allo stesso tempo sognante e abrasiva, intima e apertamente politica.
Dopo l’esordio con Year of the Rat nel 2021 e il più oscuro Year of the Snake nel 2022, le Softcult hanno continuato ad ampliare il proprio linguaggio con gli EP See You in the Dark del 2023 e Heaven del 2024. Pubblicazione dopo pubblicazione, il duo ha reso più riconoscibile la propria identità sonora, spingendosi verso atmosfere sempre più dense e stratificate senza rinunciare all’immediatezza melodica e alla forza del messaggio.
Questo percorso ha condotto a When a Flower Doesn’t Grow, il primo album delle Softcult, pubblicato il 30 gennaio 2026 da Easy Life Records. Interamente autoprodotto e registrato dal duo, il disco rappresenta il lavoro più personale, consapevole e compiuto della loro carriera.
Il titolo nasce dall’idea che, quando un fiore non riesce a sbocciare, non sia il fiore a dover essere corretto, ma l’ambiente nel quale è costretto a crescere. Da questa immagine prende forma un album incentrato sulla necessità di spezzare i cicli nocivi, abbandonare i contesti che impediscono di evolvere e rivendicare la propria identità. Una riflessione maturata anche attraverso il percorso personale di Mercedes, che durante la scrittura del disco ha chiuso una relazione di lunga durata e ha iniziato a esplorare apertamente la propria identità queer.
Brani come “Pill to Swallow”, “Naive”, “16/25”, “She Said, He Said” e “Queen of Nothing” affrontano abuso di potere, manipolazione, relazioni segnate da squilibri, aspettative imposte alle donne e logoramento emotivo prodotto dalle strutture patriarcali. Nel disco, tuttavia, il trauma non costituisce un punto di arrivo: diventa il terreno dal quale ricostruirsi, riconoscere la propria voce e imparare a sottrarsi alle dinamiche oppressive.
Sul piano musicale, When a Flower Doesn’t Grow porta agli estremi le diverse anime delle Softcult. Le trame dilatate dello shoegaze convivono con la pesantezza del grunge, l’urgenza del punk e una sensibilità pop sempre più definita. Il risultato è un album attraversato da rabbia, vulnerabilità e desiderio di trasformazione, nel quale la dimensione personale e quella politica finiscono continuamente per sovrapporsi.
Con una poetica fondata su femminismo, attivismo sociale, libertà creativa, autodeterminazione e inclusività, le Softcult hanno dato forma a una versione contemporanea dello spirito Riot Grrrl. Non soltanto una band, ma uno spazio nel quale mettere in discussione le strutture esistenti, condividere esperienze e immaginare condizioni diverse nelle quali poter finalmente crescere.
