«Siamo come morti quando abbiamo iniziato a scrivere questo album», dicono i Sorry, preparandosi a pubblicare COSPLAY, il loro terzo album in studio, uscito il 7 novembre su Domino. Ma se i Sorry sono davvero morti prima ancora che venisse registrata una singola nota, prima che fosse appuntata anche solo una parola, allora chi è ora questo gruppo che si fa chiamare Sorry? Chi ha indossato i panni dei Sorry con tanta convinzione? Chi è che ha registrato COSPLAY, l’album che prima cancella meticolosamente e poi ridisegna con audacia i confini di ciò che una band rock contemporanea può realizzare? Benvenuti nel mondo di COSPLAY, dove tutti possono essere chiunque: passato o presente, reale o immaginario, vivo o morto.
Con COSPLAY, i Sorry non si preoccupano di soddisfare i criteri di ciò che un genere “dovrebbe” suonare, né seguono le regole e le formule consolidate del mestiere. COSPLAY vede i Sorry tuffarsi senza esitazioni nel pozzo dell’ispirazione, riemergendo rinati in un mondo di creatività senza limiti. Cosa succede se immagini il personaggio dei cartoni animati più riconoscibile al mondo come una presenza oscura dentro una seducente chiamata da sirena (‘Waxwing’)? Come si inserirebbe il celebre grido di battaglia dei lo-fi scuzz-poppers di Dayton, Ohio, Guided By Voices, in un brano nervoso che parla della squallida vita delle celebrità (‘Jetplane’)? E se una riflessione sulla formula dell’entropia di Boltzmann fosse accompagnata da un potente pezzo rock (‘Today Might Be The Hit’)? COSPLAY è esattamente questo.
I Sorry raccontano: «Siamo persi nel tempo, non abbiamo dettagli a cui aggrapparci, nulla dura per sempre. Indossiamo cose del passato perché sono l’unica cosa a cui possiamo aggrapparci. In fondo stiamo tutti interpretando il cosplay di qualcosa che non esiste».
Il primo brano completato tra quelli che sarebbero poi entrati a far parte di COSPLAY è stato il finale dell’album, ‘JIVE’. Era diverso da qualsiasi cosa avessero registrato fino a quel momento: linee di synth drammatiche sopra batterie martellanti, una hit da ballare per i mezzi morti. La sua realizzazione ha funzionato anche come prova rafforzativa che questa sarebbe stata la direzione del loro prossimo disco. Urgente e ipnotico, guidato da una voce insistente: «I wanna jive tonight / I wanna swing my hips». Una musica che sintetizza oltre settant’anni di musica registrata, una delle eredità dell’era digitale in cui i Sorry sono cresciuti, e che ne esce come qualcosa di completamente nuovo e contemporaneo.
COSPLAY è pieno di riferimenti alla cultura pop, piccoli rimandi disseminati qua e là nel mondo che i Sorry hanno costruito e abitano. I Sorry non si travestono dai loro idoli: li chiamano in causa nelle loro canzoni. ‘Waxwing’ immagina un Mickey Mouse che si annida nell’ombra del tuo cervello, sempre presente ma mai davvero visibile. L’iconico grido di battaglia dei Guided By Voices, “Hot Freaks”, incornicia ‘Jetplane’, un brano sulla sordida vita dell’élite. ‘In The Dark’ cita lo scrittore giapponese Yukio Mishima, morto tramite seppuku, i cui libri Lorenz e O’Bryen sono stati una lettura costante durante le registrazioni di COSPLAY. ‘Candle’ è invece un cenno a ‘Blowing In The Wind’ di Bob Dylan, una reazione alla breve ma intensa mania dylaniana alimentata da Timothée Chalamet.
I Sorry, per trovare ispirazione, guardano tanto dentro di sé quanto osservano il mondo intorno a loro. Ed è qui che il mondo di COSPLAY si fa davvero straordinario, mettendo in dialogo osservazioni culturali contemporanee con introspezioni consapevoli. Il sample “hold me” all’inizio di ‘Echoes’, per esempio, proviene dalla voce di uno dei primi upload SoundCloud di O’Bryen, mentre ‘JIVE’ ha avuto la sua prima vita come demo molto amato sul profilo SoundCloud di Lorenz. È chiaro che i Sorry guardano con decisione al futuro, ma tengono sempre un occhio sul proprio passato: alcune cose sono troppo importanti per essere dimenticate.
Nemmeno il processo di registrazione dei Sorry segue una traiettoria lineare. Alcune canzoni di COSPLAY sono nate nello studio che O’Bryen e Lorenz condividono, con campioni e stranezze delle demo poi integrati nelle versioni finali. Altri brani sono stati registrati principalmente con la band e poi riportati in studio per il loro caratteristico lavoro di campionamento. Molte tracce sono passate da diversi studi, raccogliendo melodie, sample e armonie che ora giacciono sepolti nei brani finali come piccoli tesori nascosti: la manipolazione vocale a cascata in ‘Into The Dark’, la pulsazione delle tastiere nel ritornello di ‘Echoes’, le urla alla fine di ‘Magic’. COSPLAY è fatto di queste piccole gemme, saccheggiate da menti diverse e da momenti diversi nel tempo, e riunite per creare qualcosa che brilla.
COSPLAY è stato registrato in diversi studi con una squadra di co-produttori, ingegneri e mixer. Dan Carey ha contribuito alla produzione, insieme a O’Bryen e Lorenz, in otto degli undici brani dell’album. Cinque tracce sono state affidate al tocco del leggendario mixer hip hop Neal H. Pogue, mentre le altre sei sono state mixate da Marta Salogni.
Questa appropriazione dei momenti preferiti della band dalla musica e dalla cultura popolare, unita alla volontà di sperimentare per trovare il suono giusto, conferisce a COSPLAY una profondità stratificata. La musica è urgente e immediata, ma piena di sottigliezze che si rivelano solo col tempo. È songwriting classico rifratto attraverso un prisma del XXI secolo: i figli dell’era digitale che riscrivono le regole.
Oggi i Sorry sono una vera e propria realtà multimediale e hanno abbracciato pienamente l’assorbimento e la rielaborazione della cultura pop come parte della loro identità. Il loro show dal vivo, potenziato, include sample distintivi attivati dal mago dei synth e della programmazione Marco Pini, che completa la formazione insieme a Campbell Baum (basso) e Lincoln Barrett (batteria). Questi sample sono estratti curiosi, spesso ironici, piccole finestre sul mondo dei Sorry. Sono le fondamenta dell’identità della band e, per estensione, di COSPLAY.
Un altro elemento chiave della narrativa dei Sorry è la loro identità visiva, espressa nei video della band che Lorenz dirige insieme all’amica d’infanzia Flo Webb sotto il nome di regia FLASHA. La band ha pubblicato una serie di singoli anticipatori dell’album, ognuno dei quali contribuisce ad arricchire il loro universo. Il video di ‘Waxwing’ mostra versioni deformate del personaggio più amato della Disney coinvolte in una danza seducente. In ‘Jetplane’ vediamo ballerini con maschere che rappresentano in modo rozzo volti di celebrità. Il video di ‘JIVE’ affronta il terrificante e affascinante sviluppo dell’intelligenza artificiale: da una parte il rischio di una crescente pigrizia culturale, dall’altra il suo innegabile potere. «Le nostre immagini sono fondamentali per il mondo dei Sorry: rientrano nell’idea di COSPLAY, in cui ribaltiamo simboli iconici e culturali per mostrarne il lato oscuro e quello ironico», racconta Lorenz.
I Sorry hanno suonato i loro concerti più grandi di sempre quando hanno aperto il tour nelle arene di Fontaines D.C. tra Regno Unito e Irlanda alla fine del 2024. Suonare davanti a migliaia di persone in spazi enormi ha richiesto di ampliare il suono della band e ripensare ciò che potevano realizzare. Questa ambizione si è senza dubbio riversata in COSPLAY, portando con sé una nuova sicurezza su chi siano i Sorry e su chi possano diventare. Dopo un trionfale set a Glastonbury, sono partiti per un nuovo tour nelle arene, questa volta con le leggende indie The Maccabees, prima di chiudere l’estate con un’apparizione all’End Of The Road Festival.
Sappiamo già che i Sorry sono morti quando hanno iniziato a scrivere COSPLAY. Chiunque siano questi impostori che stanno facendo cosplay dei Sorry, lo stanno certamente facendo a modo loro.
Sorry sono morti. Lunga vita ai Sorry.
