Sondre Lerche è sempre stato un romantico. Che si tratti delle canzoni scritte da adolescente per il suo acclamato debutto del 2001, Faces Down, o del ruolo dell’innamorato Christian nella versione teatrale norvegese di Moulin Rouge! The Musical. Nel 2026, però, il suo amore per l’amore è attraversato da una nuova forma di resistenza.
“C’è una dissonanza tra il mondo sempre più distopico in cui viviamo e la possibilità di trovare bellezza e pace nella propria vita privata,” racconta. “Sembra quasi un paradosso sentirmi fortunato ad aver trovato una vita e un amore così veri e significativi, mentre allo stesso tempo diventa impossibile scrivere una canzone d’amore senza tenere conto delle cose indicibili che accadono nel mondo. Innamorarsi somiglia sempre di più a un atto di sfida.”
Da qui nasce il suo undicesimo album in studio, Acrobats: una suite di otto brani che si muove tra gioia e introspezione, perdita e amore, profondamente influenzata anche dalla sua esperienza teatrale. “Nel musical devi proiettarti in modo molto ampio, ma restando autentico, ed è una sfida enorme,” spiega. “Non c’è spazio per la sottigliezza. E credo che questo si sia riflesso nella registrazione di Acrobats: il coraggio di essere espliciti, quasi esuberanti, ma sempre radicati nella sincerità e nella delicatezza.”
Registrato in nove studi diversi con numerosi collaboratori, il disco è forse più introspettivo rispetto a Avatars of Love (2022), ma non meno passionale. È stato preceduto dall’EP Turning Up The Heat Again, uscito all’inizio dell’anno come sorta di “pulizia del palato”.
Nel 2025 Lerche ha celebrato oltre vent’anni di carriera all’Opera di Oslo, attraversando tutte le fasi della sua vita artistica — dagli esordi a Bergen fino agli anni trascorsi negli Stati Uniti. In questo percorso ha collezionato riconoscimenti, firmato colonne sonore (tra cui Dan in Real Life e The Sleepwalker), scritto libri e avviato anche una linea di vini naturali.
Dopo l’uscita di Avatars of Love, nominato a quattro Grammy norvegesi e ricco di collaborazioni, Lerche è tornato in tour, ma sentendosi esausto. A riaccendere la scintilla è stata la partecipazione a un tour jazz tributo a Joni Mitchell: “Era come assistere a una magia ogni sera,” racconta.
Da quell’esperienza nasce il brano di apertura How Much of This Was Planned?, tra elettronica e jazz, con la voce di Marianna Sangita Røe.
Lerche si definisce il “curatore” del disco, circondato da musicisti fidati e nuovi collaboratori. Tra i brani più complessi c’è Little Kids, nato dopo due anni di tentativi: una riflessione sull’empatia verso il proprio passato.
Drive Me Away From You segna un ritorno a una scrittura più dichiaratamente romantica, ma con la consapevolezza di un uomo adulto: “L’amore non chiede il permesso.”
Al centro emotivo del disco c’è Love Is All, mentre Follow the River è un’epica di nove minuti ispirata a Mahler, che celebra l’abbandono totale all’amore.
La title track Acrobats riflette sull’equilibrio e sul compromesso nelle relazioni, mentre In the Time Before I Knew Her Well racconta una storia d’amore in forma di ballata folk.
Il disco si chiude con Life-Changing Love, una canzone che intreccia amore e realtà contemporanea, tra guerre e disillusione: “Volevo scrivere una semplice canzone d’amore, ma non potevo ignorare il mondo.”
Perché, alla fine, l’amore non ha una sola forma: può essere entusiasmo adolescenziale, passione, empatia o conforto.
“Se c’è un tema in questo album,” conclude Lerche, “è trovare l’amore in tempi di incertezza e disperazione.” Ed è qualcosa di prezioso.
