Il pop minimale e ipnotico di Lael Neale nasce dall’influenza dei Trascendentalisti americani, dal senso di alienazione della vita contemporanea e da un mosaico di riferimenti musicali che spaziano da Dionne Warwick e John Lennon al gospel primitivo statunitense fino agli Spacemen 3.
Il nuovo album Altogether Stranger, in arrivo il 2 maggio, è stato scritto e registrato nelle prime ore del mattino, nella quiete di Los Angeles. In soli 32 minuti e 9 brani, il disco attraversa territori sonori e lirici sorprendentemente diversi: dalle filastrocche garage rock ai miti della creazione, dalle pulsazioni motorik alle meditazioni solitarie sull’Omnichord.
Autrice di testi brillanti, Neale ha il raro talento di trovare lo straordinario nell’ordinario, affrontando temi ricorrenti di polarità: città e campagna, umanità e tecnologia, isolamento e società. Questo è il suo terzo lavoro con il produttore Guy Blakeslee, che amplia la tavolozza sonora senza snaturare l’immediatezza ruvida e l’intimità artigianale delle registrazioni casalinghe.
Nella sua newsletter Consensual Sound, Neale riflette sul proprio approccio lo-fi e D.I.Y.:
«Amo fare le cose nel modo “sbagliato”. Nella vita capita raramente di poterselo permettere. Anche gli artisti, col tempo, finiscono per uniformarsi. Lo faccio anch’io: altrimenti come potremmo adattarci a formati, font e waveform delle piattaforme di streaming? Io mi ribello in piccoli modi, come rifiutarmi di seguire una ricetta. Alla fine, però, sono come tutti: anch’io voglio appartenere a qualcosa».
Altogether Stranger prende forma dopo tre anni trascorsi oscillando tra solitudine rurale e caos urbano. Neale racconta:
«Tornando a Los Angeles mi sono sentita come un’extraterrestre atterrata su un pianeta distopico. Ho scritto dal punto di vista di un essere venuto da un altro mondo che osserva le stranezze dell’umanità».
L’album è stato composto in un bungalow sulle colline, affacciato su una rara curva di Sunset Boulevard. Qui, tra scrittura, canto e pittura—quella che David Lynch chiamava “the Art Life”—Neale ha trovato lo spazio per la sua opera più audace. Il brano centrale, Tell Me How to Be Here, restituisce in maniera struggente il suo ritorno a Los Angeles: un ritratto sospeso tra inquietudine e sogno febbrile, che richiama i Velvet Underground con i rintocchi lontani di Sunday Morning. La voce cristallina di Neale galleggia sulle trame ambientali di Blakeslee, tra loop su nastro e un Mellotron che sembra disfarsi, evocando lo spaesamento di chi si risveglia in un mondo così ordinario da sembrare straniante.
Originaria della campagna della Virginia, Neale ha portato con sé il “suono solitario delle montagne” quando si è trasferita in California per inseguire la musica. Dopo anni di canzoni alla chitarra e concerti nei piccoli club di Los Angeles, nel 2019 ha scoperto l’Omnichord, strumento che ha aperto una nuova fase creativa. Insieme a Blakeslee ha registrato su un 4-track a cassette una raccolta di brani grezzi, spediti poi a Sub Pop nel marzo 2020. Da lì è nato Acquainted With Night (2021), accolto con entusiasmo in piena pandemia. Con Star Eaters Delight (2023), la collaborazione con Blakeslee si è intensificata, dando vita a paesaggi sonori minimali attraversati da un’energia elettrica. Il tour successivo ha registrato sold out a Los Angeles, New York, Londra e Parigi, vari passaggi in Europa e una tournée sulla West Coast al fianco di Weyes Blood.
In Altogether Stranger, Los Angeles non è soltanto lo sfondo, ma un vero personaggio. Il film che accompagna il disco—girato con la fedele Sony Handycam della cantautrice—prosegue la sua serie di videoclip autoprodotti, raccontando la storia di un’aliena intrappolata in un abito di specchi, costretta a vagare sulla Terra. Tra le strade della Los Angeles contemporanea, Neale ne svela al tempo stesso l’assurdità e la bellezza fragile.
«Durante la scrittura del disco c’era un brano che non sono mai riuscita a finire. Il ritornello diceva: “Non appartengo a questo posto, sono una straniera assoluta”. Usavo “stranger” come sostantivo, non come aggettivo. Anche se ho abbandonato la canzone, quel ritornello perduto è rimasto con me, diventando il motivo silenzioso dell’album», racconta.
Nel lungo anno necessario per dare forma a Altogether Stranger, Neale ha oscillato tra un’ingenuità infantile e una malinconia esistenziale. Forse non è riuscita a riconciliare questi opposti, ma proprio in questo sforzo ha trovato la chiave per il suo lavoro più ambizioso e radicale.
