Sessa

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    CONCERTI

    Sergio Sayeg, in arte Sessa, è uno di quegli artisti capaci di trasformare la tradizione in qualcosa di vivo, mobile, imprevedibile. Nato e cresciuto a San Paolo, ma artisticamente segnato anche dagli anni trascorsi a New York, Sessa costruisce da tempo un linguaggio musicale personale e immediatamente riconoscibile, in cui la canzone brasiliana dialoga con il rock, il jazz, la samba, il soul e la psichedelia, senza mai perdere coerenza, intimità o identità.

    Da sempre affascinato da ciò che definisce “il caos” della musica — da quelle “traduzioni sbilenche” che avvengono quando i suoni viaggiano da un contesto all’altro, da un Paese all’altro, da una cultura all’altra — Sessa si muove in una dimensione profondamente libera, nutrita da una sensibilità quasi tropicalista. Come i grandi esponenti della Tropicália brasiliana di fine anni Sessanta, pratica una sorta di “cannibalismo culturale” musicale: assorbe riferimenti eterogenei e li rielabora in una forma organica, naturale, mai didascalica. Nelle sue canzoni convivono l’eleganza della MPB, la fisicità del soul, la tensione ritmica del funk, la spiritualità della musica afro-brasiliana e una scrittura che mantiene sempre un nucleo lirico ed emotivo molto forte.

    Il suo percorso inizia presto. Ancora adolescente, Sergio inizia a fare musica professionalmente come chitarrista e autore nei Garotas Suecas, band ispirata alla Tropicália che ottiene una discreta notorietà anche fuori dal Brasile. Il trasferimento della sua famiglia a New York, nel 2007, rende però difficile proseguire quell’esperienza così com’era. Quella frattura si rivela presto un nuovo inizio: nella città americana Sayeg entra in contatto con una scena musicale ampia, stratificata, vitale, lavorando anche nello storico negozio di dischi Tropicália in Furs e suonando in progetti diversissimi, dal noise rock al soul. È un periodo decisivo, che amplia il suo orizzonte sonoro e consolida, paradossalmente, anche il suo legame con la musica del proprio Paese d’origine.

    Un po’ come accadde a João Gilberto, il cui temporaneo allontanamento dal centro della scena fu fondamentale per immaginare un nuovo linguaggio destinato a cambiare la musica brasiliana, anche l’esperienza newyorkese di Sergio Sayeg diventa il punto di passaggio attraverso cui si definisce con maggiore chiarezza la sua identità artistica. Quando riemerge come Sessa, lo fa con un suono nuovo: profondamente radicato nella tradizione brasiliana, ma aperto a influenze globali, colte, oblique, contemporanee.

    Il debutto solista arriva nel 2019 con Grandeza, pubblicato da una piccola etichetta indipendente. È il disco che introduce il mondo di Sessa e la sua estetica: chitarra classica in primo piano, percussioni afro-brasiliane, cori femminili, arrangiamenti essenziali e una scrittura sospesa tra delicatezza e tensione. Gli elementi sono familiari alla tradizione musicale brasiliana, ma il modo in cui vengono organizzati e fatti dialogare produce qualcosa di radicalmente personale. La voce di Sessa, morbida, misurata, quasi confidenziale, si intreccia a una costruzione sonora scarna ma densissima di atmosfera. In quel disco c’è già molto di ciò che diventerà la sua cifra: l’intimità, il senso del dettaglio, la sensualità trattenuta, la ricerca di una spiritualità terrena e corporea al tempo stesso.

    Con Estrela Acesa, il secondo album, Sessa amplia e trasforma ulteriormente il proprio universo. Dopo la pandemia, scegliendo di stabilirsi definitivamente a San Paolo e rinunciando di fatto a una vita divisa tra Brasile e New York, avvia una collaborazione importante con Biel Basile, batterista degli acclamati O Terno, che diventa centrale nella realizzazione del disco. Se Grandeza si muoveva in una dimensione di minimalismo acustico quasi ascetico, Estrela Acesa introduce una sezione ritmica più marcata, con basso elettrico e batteria, e si apre a un respiro più ampio anche sul piano degli arrangiamenti. Durante quel periodo, lavorando a distanza tra continenti diversi, Sessa collabora anche con musicisti e arrangiatori di formazione classica come Alex Chumak e Simon Hanes, costruendo paesaggi sonori più atmosferici, mobili e stratificati. Il risultato è un disco che riesce a reinventare radicalmente il suo suono senza disperderne il mistero né l’intensità emotiva.

    Il terzo album, Pequena Vertigem de Amor, segna un ulteriore passaggio e una trasformazione ancora più profonda. In uscita per Mexican Summer, il disco espande il linguaggio di Sessa in nuove direzioni sonore e poetiche. Alla chitarra acustica, alle percussioni afro-brasiliane e ai cori femminili, elementi fondanti del suo suono, si aggiungono ora nuove sfumature: pianoforte elettrico, drum machine, chitarra wah-wah, tessiture più ritmiche, colori notturni e un senso di apertura formale più marcato. Sessa stesso ha descritto questo lavoro come “più notturno, più aperto, più storto nel suo funk”: un disco che richiama la sofisticazione sinuosa della MPB brasiliana di fine anni Settanta, ma anche il soul psichedelico di figure come Sly Stone e Shuggie Otis.

    Se musicalmente Pequena Vertigem de Amor rappresenta un’espansione della sua tavolozza, sul piano lirico è forse il suo lavoro più personale e trasformativo. Le canzoni nascono infatti dall’esperienza della paternità, dal cambiamento interiore che comporta e dalla ridefinizione del rapporto tra vita e creazione. È un disco che parla di crescita personale, di nuove percezioni del tempo, di fragilità, di stupore e della necessità di ripensare il posto che la musica occupa nella propria esistenza. Come ha raccontato lo stesso Sessa, per la prima volta la musica si è spostata dal centro della sua vita, finendo in una posizione laterale — ma proprio per questo, in modo forse ancora più profondo, si è intrecciata con l’esperienza quotidiana. Registrato nell’arco di quasi un anno presso Estudio Cosmo, lo studio da lui co-fondato con Biel Basile, Pequena Vertigem de Amor raccoglie “cronache intime e silenziose meditazioni sulla vita di fronte al cambiamento personale, sull’esperienza di qualcosa di così grande da farti sentire piccolo nello spazio e nel tempo”.

    Disco dopo disco, Sessa ha costruito un percorso raro per coerenza e libertà, capace di mettere in comunicazione la storia della musica brasiliana con una sensibilità profondamente contemporanea. La sua forza sta proprio in questa tensione: nel saper essere raffinato senza diventare manierista, colto senza perdere spontaneità, radicato nella tradizione ma allergico a qualsiasi forma di nostalgia. Le sue canzoni hanno il passo delle cose intime, ma si aprono spesso a una dimensione più vasta, quasi cosmica; abitano il corpo e il desiderio, ma anche il dubbio, il cambiamento, la vertigine.

    In concerto, questa identità prende una forma ancora più viva: la musica di Sessa conserva tutta la sua delicatezza, ma acquista una fisicità nuova, ritmica, magnetica, capace di far convivere introspezione e slancio, precisione e abbandono. È proprio in questo equilibrio tra eleganza formale, libertà espressiva e intensità emotiva che si misura oggi l’unicità del suo percorso.