ΣTELLA

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    Appena Stella Chronopoulou ha cominciato a scrivere Adagio, il suo quinto album a nome Σtella, ha capito che era arrivato il momento di cantare in greco, la sua lingua madre. Era la prima volta. L’ispirazione è arrivata quasi per caso, nel 2019, durante una traversata in traghetto di 11 ore verso l’isola di Anafi. Σtella stava attraversando un periodo personale molto difficile e aveva bisogno di prendersi una pausa. Durante il viaggio in mare, ha tirato fuori il cellulare e ha iniziato a registrare una semplice melodia, costruendo progressivamente un primo abbozzo di strumentale. Mentre tastiere psichedeliche si intrecciavano a ritmi secchi e incalzanti, il brano prendeva forma come un lungo respiro, come se Σtella si stesse finalmente liberando da un peso.

    Per un po’ ha lasciato quel pezzo da parte. Sapeva che le parole sarebbero dovute essere in greco, vista la situazione in cui era nato, ma non era ancora pronta. Né aveva fretta.

    D’altronde Σtella è cresciuta in un posto lento, per usare le sue parole. Non troppo distante dal trambusto di Atene, viveva in un sobborgo rurale sopra la città. Quando suo padre acquistò il terreno lì, gli amici lo prendevano in giro dicendo che sarebbe stato mangiato dai lupi. Per Σtella, però, era il paradiso: la svegliavano i campanacci delle capre, giocava in strada con gli amici senza preoccuparsi di macchine o divieti, e la notte le porte rimanevano aperte. La vita era semplice.

    Negli ultimi dieci anni, però, la sua vita è diventata sempre più frenetica. Oggi Σtella vive nel centro di Atene ed è considerata una delle artiste greche più interessanti della scena internazionale. Con cinque album all’attivo — tra pop elegante e raffinato, venato da un tocco cosmopolita — ha conquistato l’attenzione globale. Dopo l’uscita di Up and Away per Sub Pop nel 2022, ha superato i tre milioni di ascoltatori mensili su Spotify. Un traguardo importante, certo, ma che a volte l’ha fatta rimpiangere la lentezza della sua giovinezza.

    Ed è proprio quel desiderio di rallentare il ritmo a tenere insieme Adagio, un disco che porta nel titolo e nella musica l’invito a prendersi il proprio tempo. Adagio è un album pop che avvolge come una coperta calda, con chitarre classiche, percussioni leggere e un’atmosfera sospesa. Realizzato nell’arco di cinque anni con la collaborazione di musicisti internazionali come Rafael Cohen e il songwriter britannico Gabriel Stebbing, Adagio è una meditazione di 27 minuti su amore, desiderio, riposo e tempo.

    La maggior parte dei brani è cantata in inglese, come nei suoi album precedenti, ma qui Σtella presenta anche le sue prime due canzoni in greco: “Omorfo Mou”, nata proprio su quel traghetto, e una reinterpretazione del classico “Ta Vimata” (1969) di Litsa Sakellariou, uno dei brani simbolo della New Wave greca. Due episodi che segnano un ritorno a casa, in tutti i sensi.

    Durante la pandemia, su consiglio di un’amica, Σtella ha iniziato a scrivere a distanza con Rafael Cohen, scambiandosi suoni e dischi via mail. La chimica è stata immediata e hanno composto insieme cinque brani — senza mai incontrarsi di persona. Tre di questi formano l’ossatura di Adagio.

    C’è ad esempio “Baby Brazil”, un brano seducente che racconta l’amore come un atto di abbandono e fiducia. Un mix perfetto tra Tropicalia, disco e yé-yé. In “80 Days”, le chitarre classiche e gli archi si alternano a momenti più elettronici, in un’onda emotiva che cattura e trascina. Ma è nel brano d’apertura, “Adagio”, che la filosofia del disco si rivela pienamente: Σtella canta alla lentezza come se fosse un’amante lontana, su una base di samba morbida e accordi vellutati. La sua chitarra solista, alla Wes Montgomery, è come un gesto che invita a rallentare e lasciarsi andare.

    C’è spazio anche per l’ironia e la leggerezza malinconica di “Can I Say”, scritta in memoria della sua bici rubata, e per l’ipnotico strumentale “Corfu”.

    Quando Σtella è tornata sul brano iniziato durante la traversata, sapeva che doveva essere in greco, anche se scrivere in quella lingua le era sempre sembrato troppo intenso per la delicatezza della sua musica. Ma stavolta era diverso. Il titolo, “Omorfo Mou”, significa “il mio bellissimo” e la canzone è diventata un inno al desiderio e alla nostalgia. Accoppiata con “Ta Vimata”, rappresenta una doppia riconnessione con le sue radici e la tradizione pop della sua terra.

    Dall’inizio alla fine, Adagio è il lavoro in cui Σtella appare più libera e centrata. Non fermerà certo la corsa della sua carriera, ma per mezz’ora regala al mondo un tempo più morbido, più lento, più umano. E se anche la vita fuori continua a correre, queste canzoni ci ricordano che si può sempre scegliere di rallentare.